La Civetta rosa. A Castrì l’arte di creare ceramiche Stampa E-mail
Scritto da Elisabetta Delle Donne   
La Civetta rosa bizzarro quanto scaramantico nome dato da Andrea Di Donfrancesco, artigiano ceramista, al suo negozio dove crea, produce e vende i suoi manufatti. Andrea rappresenta una nuova generazione di artigiani coraggiosi e intraprendenti. Poco più che trentenne oggi, undici anni fa ha deciso per passione ed entusiasmo di continuare nel rispetto della tradizione a produrre oggetti di qualità per uso quotidiano e artistico, rigorosamente made in Salento. Un punto vendita nel centro di San Foca, marina di Melendugno e una bottega creativa in via IV novembre a Castri di Lecce, riceve il cliente affezionato e il turista di passaggio. Andrea Di Donfrancesco ha aperto la porta del suo laboratorio a Castrì dove ci accoglie con la moglie Miriam De Pascalis, che cura l’aspetto commerciale e il piccolo Filippo, interessato e partecipe al lavoro del babbo.

Come nasce questo desiderio di produrre ceramiche?
È nato come un gioco, quando mi sono accorto di avere richieste da parte di quelli che sono diventati clienti ho pensato seriamente di fare della mia arte un lavoro. C’è dietro un percorso fittizio fatto al liceo artistico, in realtà ho imparato osservando gli artigiani nelle botteghe di Lecce. Incuriosito in particolare dal mio professore nonché artigiano, Bruno Maggio, ho frequentato il suo laboratorio, attratto anche dalle idee che prendevano forma negli oggetti. L’impronta del prodotto è del maestro Maggio, mentre man mano che ho intrapreso questa avventura da solo mi sono evoluto realizzando altri oggetti oltre che fischietti e campanelle tipici della tradizione salentina.

Quali sono i prodotti maggiormente richiesti?
La produzione è divisa in due parti, perché il mercato invernale è diverso da quello estivo. Nel periodo di maggior afflusso turistico i clienti mi richiedono oggetti legati al Salento, fischietti e campanelle appunto, ma anche gli sponzifrise o le pignate. Un prodotto economico e soprattutto che dà specificità al territorio visitato. Durante tutto l’anno si lavora per realizzare numeri civici personalizzati, lampade, vasi, portaombrelli, pavimentazioni, piatti, scolamozarelle, pentole per la cottura dei legumi, portafoto e bomboniere per varie ricorrenze. Insomma tutto ciò che si può realizzare con la terracotta e la ceramica per soddisfare varie fasce di clientela.

Come funziona questo tipo di mercato in tempi di crisi?

Negli ultimi anni c’è una rivalutazione, la ceramica e la terracotta in genere è molto richiesta e apprezzata. Una tendenza che sfida i tempi e fa pensare che i prodotti di qualità, autentici e originali non subiscono crisi. Un’operazione commerciale quella della lavorazione della ceramica che va di pari passo con quella della pietra leccese: apprezzata molto dal turista e vista con superficialità dai salentini. C’è difficoltà nel fare progetti da un anno all’altro e programmare l’ampliamento del locale, ad esempio, per dare spazio a innumerevoli oggetti di varie dimensioni. La volontà e l’ambizione si confrontano con la realtà di carpire qual è l’effettiva domanda di mercato e ponderare le spese. Penso comunque che sia vincente puntare su un prodotto medio alto, per intenderci il fischietto rientra in questa tipologia perchè ha determinate caratteristiche, così come la maiolica o il vaso, fondamentale risulta essere concorrenziali e mantenere la qualità. L’attenzione è posta su ogni singolo elemento che fa la differenza e non sul numero. Dunque la politica perseguita non solo in tempo di crisi è stata quella di riuscire a rispettare determinati canoni produttivi, evitando sempre di realizzare  prodotti in serie.