Pensioni sotto i 1.000 € nella Provincia di Lecce sono il 94,4% Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

Spi Cgil Lecce: I pensionati non chiedono la ricchezza, ma dignità ed equità.

Finalmente se ne sono accorti tutti della difficoltà estrema in cui versano i pensionati del nostro Paese. Dopo la pubblicazione dei dati Istat, tutti scoprono, dopo le continue rivendicazioni del sindacato, che più di sette milioni di persone vivono con una pensione inferiore ai mille euro e che altri due milioni e mezzo di anziani percepiscono una pensione che non arriva ai 500 euro: quasi il 50% dei pensionati in Italia vive in questa condizione. Ma nella provincia di Lecce la situazione è ancora più grave ed estesa. Secondo lo SPI Cgil Lecce, il quadro ha infatti delle tinte ancora più fosche, soprattutto se andiamo a guardare il dettaglio territoriale. Nella provincia di Lecce, su 274.339 pensioni erogate mensilmente dall’Inps nel 2011, ben 259.025 hanno un importo inferiore ai mille euro: pari al 94,4% del totale. Di queste, 170.625 sono inferiori alle 500 euro.
Solo il 5,6% dei pensionati nella provincia di Lecce può ritenersi nella fortunata fascia che supera i mille euro (15.314). Questi dati sono stati resi pubblici dal Segretario generale SPI Cgil Lecce Ninì De Prezzo e discussi durante la riunione del Direttivo Provinciale dello SPI Cgil Lecce svoltosi il 27 aprile, nella sala “G. Di Vittorio” della Cgil Lecce, con la partecipazione della Segretaria regionale SPI Rosangela Lisi, dei segretari provinciali SPI, Raffaele Romano e Fernanda Cosi, e dei segretari confederali della Cgil Lecce Salvatore Arnesano e Antonella Cazzato.
Alla discussione e all’analisi seguirà una grande e intensa fase di mobilitazione in tutto il territorio e che culminerà con la manifestazione nazionale unitaria dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil a Bari, il prossimo 20 giugno. Spi Cgil, Fnp Cisl e UilP hanno già approntato una piattaforma di proposte unitaria con cui si chiede ai governi nazionali, regionali e territoriali, di intervenire in maniera seria sulle politiche fiscali e di welfare. In altri Paesi europei come Francia, Spagna, Germania e Regno Unito, pensioni dello stesso importo sono totalmente esenti dalle tasse, oppure gravati da un’imposta minima. In Italia invece le risorse dello stato sociale sono state cinicamente tagliate proprio mentre crescono le lacerazioni sociali e c’è più bisogno di solidarietà e di risposte forti in aiuto delle famiglie e delle persone in difficoltà. Bisogna partire dalle persone, fuori da ogni logica del solo rigore economico. È necessario che siano adottate misure mirate a sostenere i redditi attraverso un alleggerimento del carico fiscale sui pensionati, con particolare attenzione alle tipologie di pensionati: famiglie monoreddito, famiglie monocomponente (persone sole) e situazioni di particolari fragilità come possono essere le famiglie con persone non autosufficienti, vedove e pensionati con trattamenti minimi, persone che percepiscono pensioni talmente basse da affrontare con molta difficoltà la vita quotidiana e i bisogni che ne scaturiscono.
Gli indirizzi da seguire sono principalmente tre: ripristinare il fondo nazionale per la non autosufficienza, cancellato dal precedente governo che ha così spostato tutto il peso economico e sociale delle cure sulle spalle delle famiglie; diminuire la pressione fiscale sui redditi da pensione; lavorare molto sulla contrattazione sociale territoriale, un essenziale strumento per la tutela dei pensionati e dei lavoratori nel confronto con le istituzioni locali.