Lecce. Vecchioni: «Ai miei figli ho insegnato solo suoni» il cantautore domani a Lecce Stampa E-mail
Scritto da Nicola Morisco tratto da Gazzettadelmezzogiorno.it   

La musica e la letteratura sono da sempre gli elementi identitari del «professor» Roberto Vecchioni. Il cantautore milanese, questa volta ha voluto unire le sue due anime di artista in un cofanetto pubblicato un mese fa che racchiude il cd Canzoni per i figli (prodotto da Danilo Mancuso per D.M.E.) e il libro La vita che si ama. Storie di felicità (Einaudi editore). In attesa del tour teatrale che partirà il prossimo febbraio e che toccherà anche la Puglia, Vecchioni, domani alle 21, si esibirà al Politeama greco di Lecce. Nel suo nuovo progetto, Vecchioni ha inciso nove canzoni riprese dal suo repertorio il cui filo conduttore sono i figli, metafora di tutti i figli del mondo, e il brano inedito Che c’eri sempre, poesia musicata scritta per la mamma. Il volume, invece, contiene tredici racconti in cui Vecchioni racconta di sé, dei suoi figli, della felicità e della sua vita più intima e privata.

Vecchioni, com’è nata l’idea di mettere insieme le sue due passioni?

«Alla base c’è la passione per la cultura, l’arte e le cose belle che ho apprezzato fin da bambino. I modi per esprimerle ritengo siano tre: impararle, farle mie e insegnarle ai ragazzi, scrivere parole attraverso la musica e la narrativa. Sono tre maniere abbastanza diverse, ma che hanno lo stesso ceppo originario, per me è una specie di missione che sento dentro e porto avanti».

E’ difficile per lei essere padre?

«Questo cofanetto può essere una sorta di risarcimento per i miei figli (ride, ndr), per tutte le volte che ho sbagliato. Ho privilegiato la scelta di educare i miei figli con un po’ troppa spiritualità e fantasie, invece avrei dovuto dare più “solidità storica”. Sono rimasti un po’ carenti sotto questo aspetto, però le femmine si sono difese meglio dei maschi».

Artisticamente però è stato molto presente visto che lei ha scritto tanti brani con tema i figli?

«Ero assente, per questo ho scritto tante canzoni. Dal punto di vista artistico ho seguito le loro evoluzioni, del resto il mio modo di parlare è soprattutto quello di scrivere. Sono un educatore per immagini e suoni, non con discorsi raziocinanti o cerebrali, vado più sull’emozione sulla sensibilità, caratteristiche con le quali ho parlato sempre ai miei figli».

Qual è stato il suo insegnamento che non è riuscito a trasmettere loro?

«Una piccola cosa, forse più nei maschi che nelle femmine: non hanno capito la profondità dell’amore che c’era nelle cose che facevo, anche se a volte erano un po’ mascherate. Volevo che capissero questo tipo d’amore e di dipendenza che avevo da loro, invece non è stato del tutto compreso».

Che futuro vede per i figli?

«Devono assolutamente farcela, non devono abbattersi mai. Nel disco e nel libro non parlo solo dei miei figli, ovviamente, sono solo una metafora per parlare di tutti i figli del mondo e del rapporto con la generazione precedente e il loro futuro. Sono ottimista per il futuro, anche se sarà una battaglia durissima».

Che ruolo hanno nella vita i maestri?

«Sono fondamentali. Mi viene sempre in mente il film di Fellini “Prova d’orchestra”, l’episodio in cui i musicisti decidono di non ascoltare e seguire più il maestro, ne viene fuori un casino tremendo. Bisogna seguire i maestri che ti dicono delle cose, non pensare di poter fare da soli, mai».

Come spiega lo schieramento di molti artisti per il sì al voto sulla Costituzione?

«Non me lo spiego. Il grande artista guarda avanti certamente, è quasi sempre molto democratico. E’ comunque attaccato alla “mamma Pd”, perché è molto legato anche al ricordo di quello che è stato il progetto democratico. E’ un conservatore a sinistra e, quindi, vuole rimanere così. E’ l’unica spiegazione che posso dare. Del resto non mi stupisco più di niente, credo sia solo un periodo non una situazione definitiva. Non c’è luce, si capisce poco e quando accade questo, si torna ai primordi: alla paura del diverso, dell’avventura la paura del futuro e ci appoggiamo a un po’ di idee reazionarie».

Cito degli episodi: Bob Dylan che ha rifiutato di ritirare il premio Nobel, la scomparsa di Leonard Cohen, Mick Jagger che è diventato papà a 73anni.

«Non mi è piaciuto il rifiuto di Dylan. La scomparsa di Cohen mi ha rattristato molto, aveva molte cose ancora da dire e, forse, meritava più lui il Nobel che Dylan. Di Jagger, invece, perso sia un miracolato, probabilmente è la rincarnazione di Gesù. E’ ancora un grande artista ed è anche un grande uomo da questo punto di vista. Poi, farsi chiamare babbo a 73anni... è tanto».