Nel cantiere di Tap ripreso l'espianto degli ulivi. Area blindata dagli agenti Stampa E-mail
Scritto da Tratto da LeccePrima.it   

SAN FOCA (Melendugno) – Alcuni di loro hanno trascorso la notte in tenda, per continuare a presidiare il cantiere Tap a San Foca dal quale, a partire dalla mattinata di ieri, sono stati espiantati una quarantina di olivi. Tuttavia, in numero inferiore rispetto alla grande partecipazione di ieri, forse scoraggiati dai violenti scontri delle ultime ore. Intorno alle 7 e mezzo, le forze dell’ordine hanno raggiunto l’area recintata, per consentire ai mezzi pesanti della ditta di prelevare gli alberi.
Ma il sit-in è stato poi sgombrato coercitivamente e alcuni partecipanti sono stati trattenuti per essere identificati. Numerosi i manifestanti che continuano a recarsi in località San Basilio, attraversando le campagne a piedi, per via dei posti di blocco allestiti da polizia e carabinieri in corrispondenza dei varchi di accesso.
Intorno alle 11.30 in una situazione di assoluta calma i manifestanti hanno intonato l'inno di Mameli e poi riservato un applauso al primo cittadino di Melendugno, Marco Potì.
Tra sindaci presenti quello di Uggiano La Chiesa, Salvatore Piconese, che è anche segretario provinciale del Pd. Da ieri sera è nel Salento il deputato ravennate di Sinistra Italiana Giovanni Paglia: "Nel cantiere mi pare chiaro si stiano attrezzando per lavorare diciamo nel più breve tempo possibile, ci sono anche impianti di illuminazione potenti che fanno presumere che si possa lavorare anche di notte. Rispetto al resto, si conferma l'idea che avevo prima di venire, cioè che ci sia la volontà di realizzare un'opera che era ed è inutile per l'Italia, indipendentemente dal contesto dove viene realizzata. Verrà remunerata in 25 anni e quindi produrrà spostamenti di investimenti sul trasporto di gas anzinché su una diversa politica energetica e sarà quindi pagata dagli italiani con le loro bollette. Si ha anche la conferma che viene a impattare su aree di pregio naturalistico, in territorio che vivono di turismo, di agricoltura e della bellezza che fortunatamente li attraversa e che invece rischiano di vedere compromesso tutto questo da un errore che non è solo di politica generale ma anche logistico. Abbiamo provato in tutte le sedi a opporci a questa opera e continueremo a farlo con il governo, credo che l'impegno come partito sia di far crescere la consapevolezza dell'inutilità del gasdotto anche oltre i confini di questi territori".
Il consigliere regionale Cristian Casili, del M5S, è tornato sul cantiere dopo la complicata giornata di ieri: "Ero in prima fila con i sindaci del comprensorio per fermare gli agenti e questo atto di forza, perché il territorio questa opera non la vuole, io l'ho definito dello Stato contro lo Stato perchè i primi cittadini rappresentano le comunità locale. Al prefetto stavamo chiedendo di posticipare gli espianti anche per ragioni di incolumità delle persone, penso alle donne e ai minorenni che ieri erano qui a manifestare pacificamente. E la stessa richiesta l'abbiamo ripetuta ieri pomeriggio nell'incontro in prefettura: a dimostrazione che c'è la forte volontà del governo a portare avanti interessi di privati su quelli che sono gli interessi dei cittadini. E' kafkiano in uno Stato che calpesta i sindaci e i consiglieri pur di portare avanti un'opera che, anche a detta dei tecnici, è inutile perchè il fabbisogno per quel tipo di approvvigionamento è oramai calato a meno del 50 per cento. Sappiamo che ci sono ulteriori fasi, questa degli espianti è quella zero, e noi metteremo in campo tutte le iniziative per cercare di spronare il governo regionale a fare praticamente tutte quelle cose che dice di voler fare ma che in realtà tardano a essere concretizzate e questo è un atteggiamento irresponsabile".