Sofferenze bancarie: i poteri dei tecnici, i doveri della politica Stampa E-mail
Scritto da Tratto da Lavoce.info Andrea Resti   

La vigilanza europea sul sistema bancario non deve certo rinunciare alla propria indipendenza o ad affrontare il tema delle sofferenze. Ma dovrebbe fermarsi prima di dettare regole di carattere generale, rispettando le prerogative del legislatore.

La nota Bce e le reazioni italiane

Si è discusso molto nelle ultime settimane di sofferenze bancarie e in particolare di una bozza diffusa dalla Banca centrale europea, nota come “calendar provisioning”. La proposta richiederebbe ai maggiori istituti dell’Eurozona di svalutare integralmente entro due anni le nuove sofferenze non assistite da garanzie (per quelle garantite da immobili, il termine verrebbe fissato a sette anni).
In questo modo, si dice, le banche sarebbero costrette a “ripulire” i propri bilanci, liberando risorse per concedere più credito alle aziende sane. Un maggior livello di svalutazioni renderebbe inoltre più “realistici” i valori in bilancio, favorendo quella cessione a terzi dei crediti deteriorati che oggi risulta ostica perché i compratori offrono poco rispetto a quanto contabilizzato dalle banche.
Pur di fronte a questi asseriti vantaggi, la reazione delle aziende di credito italiane e del ministero dell’Economia è stata negativa. Chi ha ragione? Ecco i principali risultati emersi in un mio recente parere al Parlamento europeo.
Svalutare del 100 per cento dopo 24 mesi è realistico? No. Le analisi condotte da Crif Group su un vasto campione di sofferenze non garantite dicono che in media quasi i due quinti dei recuperi totali avvengono dopo due anni. La scadenza proposta non tiene dunque conto dei dati empirici e svantaggia i paesi dove la giustizia civile è più lenta.
Va detto tuttavia che, se attuata in modo graduale, per esempio applicandola solo ai crediti di nuova erogazione, la proposta potrebbe tradursi in un efficace pungolo per le banche, affinché rendano più efficienti e rapidi i processi di recupero, e per il legislatore, perché rimuova i “colli di bottiglia” presenti nelle procedure giudiziarie.
Eliminando dal bilancio le sofferenze si incentiva a erogare più credito? Si tratta, a mio avviso, di un luogo comune tanto diffuso quanto indimostrato. Le banche con meno sofferenze sono spesso più dinamiche, efficienti e redditizie; ma si tratta di fenomeni contestuali, non di un legame tra causa ed effetto. È chiaro infatti che se l’economia è florida e la banca è ben gestita, le sofferenze saranno basse, i volumi in crescita e i profitti elevati. Ma inducendo le banche a svalutare integralmente le sofferenze (o a cederle a prezzi di saldo), si fanno emergere forti perdite, bruciando patrimonio e dunque indebolendo la capacità di offrire nuovi prestiti, come dimostrato da recenti studi sul mercato italiano.

Le prerogative del legislatore

C’è poi un aspetto insidioso che va oltre il merito del provvedimento oggi in discussione. Quando trasmette alle banche “linee guida” formalmente non vincolanti (ma di fatto difficilissime da evitare), la vigilanza emana regole che si sovrappongono a quelle decise da organi democraticamente eletti. Il Parlamento europeo, attraverso direttive e regolamenti, ha già stabilito un regime prudenziale in materia di sofferenze bancarie, basato su requisiti patrimoniali rafforzati. Il regime può risultare troppo blando, ma andrebbe emendato con una nuova iniziativa politica (Consiglio e Commissione si sono già mossi in tal senso), per non dare ulteriore alimento alla retorica dell’Europa “dei tecnocrati e dei banchieri”.
La vigilanza non deve certo rinunciare alla propria indipendenza o ad affrontare con determinazione il tema delle sofferenze. Ma dovrebbe fermarsi saggiamente prima di dettare regole di carattere generale, percorrendo una strada oggettivamente pericolosa (e se il prossimo calendar provisioning riguardasse i Btp delle banche?). Al rispetto delle prerogative del legislatore si sono del resto richiamati gli uffici legali di Parlamento e Consiglio e lo stesso presidente di Europarlamento.