La Bce delude i mercati, Borse Ue a picco: Milano a -16,92%, peggiore chiusura di sempre. Stampa E-mail
Scritto da Tratto da Repubblica.it   

MILANO - È il giorno più difficile di sempre per la storia di Piazza Affari. A Milano l'indice Ftse Mib termina a -16,92%, peggiore risultato giornaliero che si sia mai registrato per la piazza finanziaria italiana. A pesare è ancora l'emergenza coronavirus, diventata pandemia per l'Oms, che ha portato Trump a chiudere i voli dal Vecchio continente. A rasserenare i mercati non bastano le misure messe in campo dalla Bce, che a differenza di quanto fatto da Bank of England e Fed ha scelto di lasciare invariati i tassi, ampliando però gli acquisti del programma di Quantitative Easing, con un piano di acquisti netti aggiuntivi di 120 miliardi di euro entro la fine dell'anno. Misure che non invertono il corso della giornata dei listini.
Anzi, la Borsa di Milano peggiora nel pomeriggio insieme agli altri listini europei, che terminano tutti con pesantissimi ribassi. Londra arretra del 9,81%, Francoforte del 12,21% e Parigi dell'12,28%. In grande sofferenza anche Wall Street, che recupera parzialmente solo dopo la chiusura degli scambi europei con la Fed che torna in campo. La Banca centrale Usa, che già ha tagliato i tassi nelle scorse settimane, ha annunciato operazioni sui pronto contro termine (Repo) per un valore di 1.500 miliardi di dollari tra oggi e domani. Una mossa a sorpresa"per affrontare le insolite perturbazioni dei mercati finanziari del Tesoro associate all'epidemia di coronavirus", Notizia che risolleva solo in parte il Dow Jones, che perde il 6,15%, mentre lo S&P500 cede il 4,7% e il Nasdaq il 5,4 per cento.
L'indicazione sull'umore nero degli investitori era già arrivata dall'Asia, in mattinata. Le Borse cinesi hanno chiuso la seduta con pesanti perdite: l'indice Composite di Shanghai ha perso l'1,52%, a 2.923,49 punti, quello di Shenzhen il 2,20%, a quota 1.818,56. Non è andata meglio altrove, nell'area pacifica: Tokyo ha perso il 4,4%, Sydney il 7,4% (peggior performance dalla crisi del 2008), Seul il 3,9% (minimi da quattro anni e mezzo) nonostante i nuovi casi di Covid-19 siano ai minimi da due settimane.
Vola lo spread tra Btp e Bund tedeschi, il differenziale schizza quasi fino a 270 base a valle degli annunci Bce, dopo che ieri era sceso sotto la soglia di 200 e poi si posiziona in chiusura a 262 con il rendimento del decennale italiano che vede il 2% all'indomani delle misure ulteriori adottate dal governo Conte. Da una parte, lo stanziamento da 25 miliardi per far fronte all'emergenza; dall'altra l'estensione delle restrizioni sul territorio nazionale con la chiusura di tutte le attività commerciali al di fuori di quelle essenziali. Anche in asta, il Tesoro registra una crescita dei rendimenti: assegnati tutti i 7 miliardi di euro di Btp a medio-lungo termine offerti in asta con tassi in deciso rialzo, con l'unica eccezione del rendimento del Btp a 20 anni. Il rendimento del Btp a 3 anni è volato allo 0,74% da -0,10% del collocamento precedente e quello del Btp a 10 anni a 1,29% dall'1%. Sul Btp a 7 anni il tasso sfiora il raddoppio a 0,92% da 0,48%, mentre sul Btp a 20 anni è calato a 1,97% dal 2,14%.


Sul fronte delle valite. L'euro scivola sotto la soglia degli 1,11 dollari a 1,1069 . Le valute rifugio come lo yen e il franco svizzero si rafforzano. Dal fronte macro arrivano indicazioni che iniziano a scontare l'emergenza sanitaria: in febbraio le vendite di auto in Cina sono precipitate del 79 per cento, mentre la fiducia delle imprese manifatturiere giapponesi si è portata ai minimi da nove anni.


Tra le materie prime, prosegue la corsa al ribasso dei prezzi del petrolio, che sprofondano nuovamente con il future aprile sul Wti che viaggia verso una perdita del 6% (-6,46% a 30,85 dollari al barile), mentre il Brent lascia sul terreno l'8,94% a 32,59 dollari al barile. Pesano ancora, oltre ai timori di recessione, le onde lunghe della guerra sulle quote di produzione scatenata dal mancato accordo tra Mosca e Riad per estendere i tagli. "Non si tratta ovviamente di una questione puramente economica, è scontato dire che la Russia guadagna di più vendendo 10 milioni di barili a 50 dollari l’uno piuttosto che 12 milioni di barili a 30 dollari. C’è di mezzo anche la politica: in questo momento 20 mila soldati americani svolgono il loro addestramento in Lituania, Estonia…, l’America sta imponendo forti sanzioni alla Russia: che questa sia una mossa di Putin per mettere in difficoltà Trump?", si domanda Angelo Meda di Banor Sim. "Tutto ciò comporta che in tempi brevi, all’incirca 12 mesi, Arabia Saudita e Russia immetteranno sul mercato tutti i barili di greggio che possono, evento che non si vedeva dal biennio 2015/2016".

A differenza di quanto visto in altre sedute, l'oro non si rafforza con il suo status di bene-rifugio e anzi cala nettamente sotto i 1.580 dollari l'oncia. A picco il palladio, protagonista di maxi rialzi nei mesi scorsi. Il metallo arriva a perdere il 17% a 1.850 dollari.