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Scritto da Tratto da Lecceprima.it   

Mercatone Uno, spunta un acquirente per il negozio di San Cesario. Prudenti i sindacati

San Cesario di Lecce – Sviluppi nella vertenza Mercatone Uno? È ancora presto per dirlo e i sindacati ci vanno con i piedi di piombo, per non alimentare false speranze nei lavoratori già fiaccati dalla crisi nazionale che ha colpito lo storico marchio d'arredamento.

Ma uno spiraglio nel tunnel s'intravede: il ministero dello Sviluppo economico avrebbe infatti autorizzato la cessione di 9 punti vendita del gruppo a diversi soggetti imprenditoriali. Esisterebbe anche una manifestazione d'interesse per il punto vendita di San Cesario di Lecce che impiega 43 persone, tra le quali molte famiglie, finite in cassa integrazione straordinaria per crisi.

Un imprenditore locale avrebbe presentato un’offerta per il negozio con la possibilità di salvaguardare, però, soltanto 5 posti di lavoro.

Il punto vendita di San Cesario, lo ricordiamo, non è l'unico nel Salento che ha chiuso i battenti: analoga sorte è toccata ai negozi di Surano, Matino e Casarano.

I problemi, per tutti, sono cominciati allorché la proprietaria del marchio, Shernon Holding, ha avviato la procedura di concordato preventivo.

Tornando, però, alla notizia del presunto acquisto, Daniela Campobasso di Filcams Cgil Lecce ha precisato che "non è corretto generare aspettative che, in questo momento particolare, possono provocare solo danni".

"Abbiamo ricevuto, dall'amministrazione straordinaria, questa notizia che valutiamo positivamente ma dobbiamo mantenerla nell'alveo delle possibilità e valutarla con cautela. Finché non vedremo accordi scritti e ratifiche ministeriali, preferiamo andarci con i piedi di piombo – ha spiegato -. Da troppo tempo ormai questi lavoratori vivono di precarietà e di voci che si susseguono incessantemente, e ogni volta si finisce con il fare un passo avanti e due indietro".

La prudenza espressa dalla sindacalista vale anche per il numero dei lavoratori che dovrebbe essere potenzialmente ricollocato, appena 5: "Se da un lato possiamo prendere in considerazione con cautela questa ipotetica manifestazione d'interesse, dall'altro siamo molto preoccupati perché se la proposta si dovesse concretizzare in questi termini, ci troveremmo con quasi 40 dipendenti tagliati fuori dall'accordo. I numeri sono risicati. Noi come potremmo ricollocare decine di persone, considerato che verremo fuori da un'emergenza sanitaria che sta già creando danni economici, in tutti i comparti produttivi? Occorre quindi valutare attentamente anche le ricadute occupazionali di questa possibilità".



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