Quando al governo destra e sinistra fanno la differenza Stampa E-mail
Scritto da Fedra Negri - Tratto da lavocepunto.info   

Essere governati da una coalizione di centro-destra o da una di centro-sinistra non è la stessa cosa per quanto riguarda la spesa sociale e le politiche del lavoro. Le politiche cambiano, anche se di poco e lentamente: gli effetti si vedono dopo decenni.

Possiamo fidarci dei partiti al governo?

Contrariamente a un senso comune che li vorrebbe incapaci di produrre cambiamenti significativi perché imbrigliati da vincoli esterni (per esempio, le regole imposte dalla Ue) e interni (per esempio, i veti istituzionali), i partiti di governo si dimostrano ancora in grado di compiere scelte di spesa coerenti alle proprie posizioni ideologiche e promesse elettorali in materia di politiche sociali e del lavoro. È il risultato di uno studio comparato su 19 paesi Ocse.

Almeno a partire dagli anni Novanta, il rapporto di fiducia tra cittadini e politici sembra essersi rotto. Nel 2008 – ultimi dati disponibili – l’International Social Survey Programme rilevava come in 31 dei 33 paesi presi in considerazione la maggioranza della popolazione considerasse i politici dei “promise breakers”, dei traditori.

A meno che non si voglia abbandonare il modello rappresentativo, opzione sostanzialmente impraticabile, la solidità del rapporto di fiducia tra cittadini e politici è di cruciale importanza, tanto da essere uno dei temi prediletti dagli scienziati politici. La domanda può assumere diverse formulazioni, ma la sostanza non cambia. I politici compiono scelte coerenti con le posizioni ideologiche del loro partito? Attuano quanto promesso in campagna elettorale?

Uno studio comparato su 19 paesi Ocse

Lo studio risponde alla domanda analizzando la capacità dei governi di 19 paesi Ocse (1985-2011) di tradurre le proprie preferenze ideologiche e promesse elettorali in scelte di spesa coerenti in materia di politiche sociali e del lavoro, due settori decisivi nel determinare il giudizio degli elettori sul loro operato.

L’analisi indaga l’esistenza di un legame tra la posizione ideologica dei governi sull’asse sinistra-destra e quattro dimensioni politiche: la spesa sociale, la spesa in politiche attive e passive del lavoro e un indice di generosità del sistema di welfare per una famiglia monoreddito di quattro persone.

La figura 1 illustra cosa succede ai quattro obiettivi politici quando la coalizione di governo assume posizioni più di destra, distinguendo tra effetti di breve e di lungo periodo.

I risultati mostrano che non ci sono effetti di breve periodo. Non dobbiamo quindi stupirci se, da un anno all’altro, ci sembra che poco o nulla cambi, a livello aggregato, nelle politiche sociali e del lavoro.

Perché gli effetti delle scelte dei governi possano essere apprezzabili, è necessario un orizzonte temporale più ampio. Le politiche cambiano, ma non molto e non velocemente: se il governo si sposta a destra, la spesa sociale e in politiche attive e passive del lavoro si ridurrà, rispettivamente, di 0,2, 0,5 e 0,15 punti. L’indice di generosità del welfare state subirà una sorte analoga, riducendosi di 0,016 punti. Tuttavia, gli effetti impiegheranno decenni per manifestarsi pienamente.

Il bicchiere mezzo pieno

L’assenza di effetti di breve periodo suggerisce come l’instabilità degli esecutivi infici la capacità di questi ultimi di operare cambiamenti tali da poter essere utilizzati dagli elettori come indicatori per giudicarne l’operato. Se i partiti di governo “non hanno tempo di fare la differenza”, la volontà dei politici di rispettare le promesse elettorali – detta responsiveness – e di rendere conto del proprio operato – accountability – e la capacità degli elettori di giudicarli in base alle loro scelte compiute sono azzoppate.

Tuttavia, la presenza di effetti di lungo periodo suggerisce come, al netto dei limiti imposti dalla situazione economica, dalle finanze pubbliche e dai veti istituzionali e burocratici, i partiti di governo riescano ancora a giocare un ruolo. Certo, hanno bisogno di tempo.

È sufficiente? Qui si abbandona l’analisi per entrare nel campo minato dei giudizi di valore. Per alcuni, vale l’adagio ‘Nel lungo periodo, siamo tutti morti’. Per altri, invece, il lento e progressivo dipanarsi delle politiche pubbliche è il principale meccanismo che la democrazia rappresentativa ha per mantenere il consenso dei gruppi sociali che hanno recentemente perso le elezioni. Non temete se la vostra parte politica, all’ultimo giro, è stata sconfitta. Le politiche sono resistenti al cambiamento: qualcosa succederà, ma alterare gli equilibri di lungo periodo è una missione quasi impossibile anche per il più volitivo dei governanti.

Il mio studio non intende risolvere il decennale conflitto di vedute. Dimostra che, anche in questi anni difficili, essere governati da una coalizione di centro-destra o da una di centro-sinistra può ancora fare la differenza in materia di politiche sociali e del lavoro. Una buona notizia per l’esercizio del nostro diritto di voto.