Boccia, PD: “Anziani a casa. E per aiutarli offriremo un lavoro ai maturandi” Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Ciriaco - La Repubblica   

Francesco Boccia, il 4 maggio riapre l’Italia. Ma riapre davvero?

«L’Italia riparte gradualmente dal 4 maggio. Attenzione, però: ripartono settori dell’apparato produttivo che adotteranno le linee guide stabilite dal governo».

Zaia, Bonaccini, Fontana premono per anticipare al 27 aprile: irresponsabili o allarmati dalla crisi?

«Allarmati per la crisi devastante. E lo siamo tutti. L’Upd stima un calo del 15 per cento del Pil nei primi sei mesi. Mai accaduto nella storia. Per questo la cosa importante non è riaprire prima, ma bene. Ripartono le imprese che garantiscono sicurezza per i lavoratori. Per la vita sociale ci vuole molta cautela, le linee guida dovranno valutare anche le capacità territoriali di contenere i contagi».

Ma saranno uguali per tutti o alcune regioni adotteranno regole più stringenti?

«Le linee guida saranno valide per tutti. Se qualche Regione, nell’ambito della sua discrezionalità sul territorio, vorrà imporre criteri più restrittivi, ad esempio l’istituzione di una zona rossa per stroncare un nuovo focolaio, potrà farlo».

Le regioni sono pronte o indietro per la fase 2?

«Sono un esempio straordinario di impegno. Penso siano pronte a governare la fase 2. Mi permetto solo un consiglio: evitiamo polemiche che fanno male a tutti».

Il 4 maggio si potrà uscire senza autocertificazione?

«Non è stata presa alcuna decisione, lo stabilirà come sempre il cdm. Dal 4 maggio non c’è il ritorno al passato, perché il nostro passato finché esiste il virus non tornerà. La nuova normalità prevede ancora tanta pazienza, autocertificazione compresa. Chi non rientra nelle categorie che ripartono è ancora a rischio contagio. Lo facciamo per proteggere salute e vita, non per limitare la libertà».

Proviamo a calarci nella realtà del 4 maggio: i genitori al lavoro, le scuole chiuse tra tante polemiche. A chi lasciano i figli?

«Uno studio dell’Imperial College di Londra dice che senza gli interventi del governo, e quindi anche la chiusura immediata delle scuole, l’Italia avrebbe avuto 40mila morti in più. Basta, non dico altro. La scuola sta continuando. Straordinari gli insegnanti, i ragazzi e le famiglie, catapultati in una tragedia biblica. I genitori che non possono accudire i figli saranno oggetto dei prossimi confronti con le Regioni».

Cosa farete, concretamente?

«Interverremo e aiuteremo. Ma non possiamo riaprire le scuole non in sicurezza perché non si sa dove mandare i bambini. È un problema grave, ma si affronta diversamente».

Un figlio potrà andare a trovare gli anziani genitori? E organizzare una cena a casa con dieci amici? Lei lo farà, dal 4 maggio?

«No, non lo farò. Maggio dev’essere ancora un mese di sacrifici sociali. Non è il momento di organizzare cene numerose».

Israele ha scelto la quarantena mirata per fasce d’età. Può succedere in Italia? E come garantire i servizi essenziali?

«Gli anziani dovranno essere ancora più protetti per impedire che ci sia una seconda ondata. Con la Protezione civile stiamo studiando una chiamata su base volontaria dopo il successo di quella per medici e infermieri anche dei ragazzi che prenderanno la Maturità e che potrebbero essere arruolati per i servizi essenziali nelle loro città, ad esempio la consegna della spesa o i servizi agli anziani. Naturalmente con un inquadramento che li faccia sentire coinvolti in quest’operazione di rinascita. Lo stiamo studiando per l’estate, affiancandolo al magnifico lavoro delle reti di volontariato».

E i trasporti? I pendolari seduti in metro: ci crede davvero?

«Ne parleremo con i sindaci. E evidente che come prima non sarà. Sono favorevole alle mascherine per chiunque esca di casa».

È giusto ipotizzare un blocco nella circolazione interregionale? E durerà settimane o mesi?

«La circolazione interregionale per ora serve solo per motivi di lavoro o sanitari. E non è il momento di cambiare le cose. Per ora non c’è bisogno di ripristinare la possibilità di circolare per motivi non urgenti».

Ci vorrà molto, dopo il 4 maggio, per riaprire i negozi? E come sopravviveranno cinema e teatri?

«I negozi riapriranno prima dei teatri e dei cinema, è chiaro. È più facile adottare tecniche di distanziamento. Ci saranno regole. Quello di teatri, cinema e discoteche è un problema gravissimo e Franceschini sta preparando alcune soluzioni. Ma ora la priorità è far ripartire gradualmente le fabbriche».

A proposito di mascherine: le distribuirete a tutti dal 4 maggio?

«Le Regioni, grazie anche al lavoro di Arcuri, hanno in dotazione milioni di mascherine di riserva. Ne avranno altre. È evidente che vanno distribuite a tutti i cittadini e fissato un prezzo massimo di acquisto. Gli speculatori la pagheranno».

L’app: è efficace se non è obbligatoria? Calpesta la privacy?

«Non capisco perché calpesta la privacy, se i dati non sono resi disponibili per nessuno».

Temete un’ondata di ritorno in autunno, con mesi di stop and go?

«Temiamo la seconda ondata a ottobre-novembre e dobbiamo essere prontissimi. Dobbiamo entrare in quest’ottica e augurarci di avere il vaccino e una terapia che riduca al minimo l’ospedalizzazione dei positivi. Penso sia possibile».

Boccia, avremo un’estate senza spiaggia e aperitivi?

«In spiaggia stiamo lontani e con gli aperitivi pure. Va così non perché l’abbiamo scelto, ma perché non c’è un altro sistema».

L’intervista è finita.

«Torno a casa di notte, dormo pochissimo. Vivo in una stanza isolata della casa. E sono privilegiato rispetto a chi sta male o ha perso il lavoro. La mattina mi domando: è tutto vero? Sì, dobbiamo gestirla. E combattere».