Diritto & Doveri
L’accesso dei non autosufficienti all’assistenza rientra nei livelli essenziali Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Candido   

Con le recenti sentenze nn. 4071, 4077 e 4085 del 10 luglio 2012, il Consiglio di Stato si è pronunciato nuovamente sulla questione della compartecipazione al pagamento delle rette per i ricoveri nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (per approfondire il quadro normativo e giurisprudenziale in materia, sia consentito un rinvio ad A. CANDIDO, Il costo della non autosufficienza. Profili di incostituzionalità della recente legge lombarda n. 2/2012 sulle rette per le Residenze Sanitarie Assistenziali, nel Forum di Quad. cost. 2012).
Nel primo caso (sent. n. 4071/2012), viene in rilievo un regolamento del Comune di Brescia che aveva imposto di calcolare la misura del contributo dovuto dai familiari del disabile al pagamento della retta di degenza anche sulla base dell’ISEE dei parenti non facenti parte del nucleo familiare anagrafico di provenienza del disabile medesimo (in quanto soggetti civilmente obbligati agli alimenti ex art. 433 cod. civ.).

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La Corte boccia l’acquedotto “pubblico” pugliese Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Candido   

Ma la sentenza non è condivisibile.

Con sentenza n. 62 del 2012 la Corte costituzionale si è pronunciata sulla legge reg. Puglia n. 11 del 20 giugno 2011 (rubricata “Gestione del servizio idrico integrato. Costituzione dell’Azienda pubblica regionale Acquedotto pugliese – AQP”), attraverso la quale è stata istituita l’Autorità idrica pugliese, prevedendo l’attribuzione da parte di quest’ultima della gestione del Servizio Idrico Integrato a un’azienda pubblica regionale, denominata “Acquedotto pugliese – AQP”.

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Convertito in legge il c.d. “decreto liberalizzazioni” Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Candido   

Ecco, punto per punto, le novità più importanti.

Dopo diversi mesi di scioperi e discussioni, finalmente è arrivato l’ok definitivo della Camera (con 361 consensi, 61 voti contrari e 6 astensioni) e il decreto rubricato Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, meglio noto come “decreto liberalizzazioni”, è stato finalmente convertito in legge (trattasi della legge 24 marzo 2012, n. 27).
Volendo in questa sede considerare solo le principali novità del testo normativo in questione, va detto che è stata prevista l’apertura di cinquemila nuove farmacie (in media, una ogni 3300 abitanti), i cui titolari non dovranno superare i 65 anni di età; inoltre, dall’anno prossimo vi sarà l’obbligo di fornire medicinali monodose (con specifica prescrizione da parte del medico di base) e anche le parafarmacie potranno vendere i c.d. farmaci di fascia C. Le farmacie, inoltre, avranno la possibilità di svolgere la propria attività e di erogare servizi medici aggiuntivi anche oltre gli orari e i turni di apertura, potendo infine praticare sconti sui farmaci e sui prodotti venduti.

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Rette delle RSA: si guarda esclusivamente alla posizione economica del degente Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Candido   

È atteso in materia un intervento della Corte costituzionale.

La materia che in questa sede si affronta è quella della compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie in favore di soggetti anziani e disabili, con particolare riferimento al pagamento delle rette nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA).
Il problema giuridico, che lo scrivente si è già posto in ulteriori occasioni (cfr. A. Candido, Residenze Sanitarie Assistenziali e rette dei degenti: tra livelli essenziali e diritto alla tutela della salute, in Quaderni regionali, n. 3/2010, p. 905 ss.; M. Campagna – A. Candido, Le Residenze sanitarie assistenziali: natura e finanziamento di un modello di integrazione socio-sanitaria, in Sanità pubblica e privata, n. 6/2009, p. 13 ss.), è se sia o meno legittimo che le Regioni (e i Comuni) basino la compartecipazione al pagamento delle rette per il ricovero in RSA non solo sulla situazione economica dell’assistito, ma anche sul reddito dei suoi familiari: in altri termini, ci si chiede se operi o meno il divieto di coinvolgimento dei parenti per il pagamento delle suddette rette.

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La norma sull’abolizione delle tariffe forensi Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Candido   

Una scelta poco condivisibile

Sino a poco tempo fa risultava pacifico il principio in più occasioni espresso dalla Corte di Cassazione, secondo cui gli onorari per le prestazioni professionali dell’avvocato avrebbero dovuto essere liquidati secondo le tabelle vigenti al momento dell’esaurimento delle prestazioni medesime (ex plurimis, cfr. Cass., sez. III, 10 giugno 1991, n. 6557).
Il quadro è mutato in modo radicale con l’art. 9 del D.l. 20 gennaio 2012, n. 1, che ha abrogato le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, stabilendo che, nei casi in cui la liquidazione avvenga da parte di un organo giurisdizionale, “il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante”.

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