Politica
Alessano. Insulti alla sindaca che nega ai leghisti la piazza per il sit-in contro lo ius soli Stampa E-mail
Scritto da Tratto da repubblica.it Chiara Spagnolo   

La prima cittadina di Alessano, Francesca Torsello vieta il luogo dedicato a don Tonino Bello per la manifestazione di "Noi con Salvini". "Irrispettosi i cartelli 'no agli invasori' sotto la casa del vescovo simbolo dell'accoglienza. Manifestino altrove".
La piazza di Alessano, intitolata al vescovo dell'accoglienza don Tonino Bello, non può essere utilizzata per una manifestazione leghista contro lo ius soli con tanto di cartelli "Stop invasione". La decisione della sindaca del centro salentino, Francesca Torsello (che nei giorni scorsi aveva fatto approvare dal consiglio comunale una mozione a favore dello ius soli), scatena le polemiche proprio nel giorno in cui arriva in Puglia il segretario di Stato del Vaticano, Pietro Parolin, che a Tricase parteciperà alle celebrazioni per il cinquantenario della fondazione dell'ospedale Panico. E sui social si scatenano anche insulti sessisti contro la sindaca che lunedì, ha annunciato, si rivolgerà alla polizia postale per denunciare gli autori.
Indiscrezioni che si rincorrono da alcune settimane, ipotizzano che la visita di Parolin in Salento sia legata anche a una serie di incontri e sopralluoghi finalizzati a valutare la possibilità di una visita di papa Francesco nel Capo di Leuca in primavera. Il segretario di Stato sarà anche al santuario di Santa Maria di Leuca e a Alessano, per un momento di preghiera sulla tomba di don Tonino (è stata aperta la proatica per la sua beatificazione), insieme al vescovo di Ugemto-Leuca, monsignor Vito Angiuli. E, proprio nelle ore in cui la chiesa celebra don Tonino con una visita così importante, ad Alessano ferve la polemica sulla mancata concessione della piazza ai leghisti.
"È estremamente grave - tuona Andrea Caroppo, consigliere regionale della Lega-SudInTesta - che un sindaco vieti l’espressione di un’opinione diversa dalla sua su un tema del quale il Paese discute ed è oltraggioso che lo faccia strumentalizzando la memoria condivisa di don Tonino Bello: anche noi siamo per gli 'ultimi' e per 'l’integrazione', ma il testo del disegno di legge non c’entra assolutamente nulla né con gli ultimi né con l’integrazione né con don Tonino Bello. Farò presentare una interrogazione parlamentare".
La richiesta era stata formulata dal partito di Matteo Salvini per una manifestazione che avrebbe dovuto svolgersi domenica 9 dicembre in piazza Don Tonino, con tanto di gazebo con i cartelloni 'no agli invasori' con cui hanno tappezzato la cittadina. E raccolta di firme. "Si svolgerà in un'altra piazza - ha spiegato la sindaca - non in quella che reca il nome di chi ha dedicato la sua vita e il suo apostolato a diffondere il messaggio dell'accoglienza, della fraternità, modella pacifica convivenza. Nutro rispetto per le idee di ciascuno ma sui diritti non arretriamo".
Pronta la replica del coordinatore locale di Noi con Salvini, Leonardo Calò: "Vietarci l'utilizzo di una piazza senza manifestazioni reali ma con mere ragioni ideologiche è un atto aberrante e illegittimo. Noi saremo comunque a Alessano per manifestare e rappresentare i cittadini".
Sui social, intanto, si è scatenato un acceso dibattito sconfinato in pesanti insulti sessisti (in particolare da parte di tal Carmelo Marsala che sarà identificato e denunciato nei prossimi giorni) che contro la sindaca. "Sono insulti violenti e feroci - dichiara la prima cittadina - per cui sporgerò immediatamente querela alla polizia postale. Non penso si sarebbero espressi nello stesso modo nei confronti di un uomo".
"È questo - rileva Torsello - quello che si ottiene quando alcuni movimenti politici aizzano alla intolleranza, perché il matto c'è sempre e si sente in qualche modo spalleggiato da queste visioni politiche". La sindaca spiega di "non avere negato nessun diritto: ho solo chiesto di spostarsi di 20 metri perché dove volevano mettere il gazebo della manifestazione 'Stop invasione. No Ius soli', ci sono luoghi sacri: la grotta del presepe fatto dai bambini, una chiesa, e la sede della fondazione don Tonino Bello: non mi sembrava il caso farla lì".
Torsello, che sottolinea di "non avere ricevuto solidarietà se non dal proprio partito", ritiene ci sia "una strumentalizzazione politica di chi vuole prendere
voti". E ricorda infine di avere autorizzato la stessa manifestazione già lo scorso 3 dicembre: "Ma alla fine - conclude - non si era presentato nessuno". La solidarietà arriva da Art.1-Mdp, il partito cui aderisce la sindaca.
"Le frasi di insulti parlano da sole e non hanno bisogno di commenti. Noi, ovviamente, siamo tutti con Francesca", scrive su Facebook il coordinatore di Articolo uno-Mdp in Puglia, Ernesto Abaterusso.

 
Al Nazzareno soli e assediati Stampa E-mail
Scritto da Tratto da huffingtonpost.it A. De Angelis   

Il Pd come un fortino isolato, e in guerra col mondo sulle banche. In Transatlantico rimbalza la notizia dell'esito della riunione di Campo Progressista. Gianni Cuperlo è plumbeo. Parla fitto con Andrea Martella: "Campo Progressista va con Grasso e Pisapia si è ritirato. Diciamo che siamo coalizzati solo con una parte di noi stessi. Temo che ci sarà lo smottamento". L'altro: "Temo anche io. Che capolavoro. Una legge che prevede la coalizione senza averla".

È franata l'intera operazione "liste civetta", portata avanti da Fassino in queste settimane: una lista a sinistra con l'ex sindaco di Milano, per togliere voti a Grasso e una al centro, per intercettare un po' di voto moderato. La riunione dei parlamentari di Pisapia, in un albergo romano, è drammatica. Da un lato ci sono gli ex Sel, Ciccio Ferrara, Furfaro, Zaratti e gli altri. Dall'altro l'ala moderata di Tabacci, Monaco, Catania. Dura ore. I primi sono insofferenti dopo il bagno di folla per Grasso: "Qua non è un problema solo di ius soli. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, ma non si può andare avanti così". Gli altri insistono per tenere aperto un rapporto col Pd. Pisapia non riesce a tenerli assieme: "Abbiamo chiesto discontinuità sul programma – dice un ex Sel - e non c'è. Abbiamo chiesto discontinuità sulla leadership e Renzi va in tv a dire tutto bene. Adesso basta".

È l'implosione di un progetto. Alcuni parlamentari del gruppo erano già in sala domenica ad applaudire Grasso: Melilla, Bordo, Nicchi. Ora lo strappo degli altri. Sosterrà invece Liberi e Uguali Laura Boldrini, che però lo annuncerà solo dopo che sarà finito l'iter della manovra. Altri ancora come Dario Stefano, Luigi Manconi, Bruno Tabacci che restano nell'orbita del Pd. E Giuliano Pisapia che, come un Godot mai arrivato, verga il comunicato dell'abbandono.

Roberto Speranza è circondato da un gruppo folto dei suoi parlamentari: "Mi pare che il tema politico sia che avevamo ragione noi. Renzi è Renzi. E il Pd non ha una coalizione. Noi andiamo avanti come treni". Soprattutto tra gli ottanta parlamentari della corrente di Orlando in parecchi hanno cercato un contatto, per provare a giocarsela con una candidatura nella nascente lista di sinistra.

E adesso il voto fa davvero paura. Perché è vero che Pisapia non ha folle oceaniche né un consenso bulgaro: "Ma – spiegano al Pd – ci viene meno una lista per intercettare uno o due punti di voto utile sottraendolo alla sinistra". Resta il tentativo di trovare qualcuno disposto a mettere la faccia sull'operazione civetta, come il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, ma non è la stessa cosa. Manca anche la gamba di centro. L'abbandono di Alfano è un altro sgretolamento di un altro progetto: "Lupi – spiegano dentro Ap – sta cercando l'accordo con Berlusconi. Lorenzin e Pizzolante col Pd. Angelino sa di essere un problema sia per Berlusconi sia per Renzi. Nessuno dei due regge il suo nome".

I parlamentari del Pd sono terrorizzati, il quartier generale sgomento. Per l'isolamento. E per la linea: "Ma dove andiamo in queste condizioni, da soli e in guerra con le banche?". Alla chimera del "prederemo il 30 per cento", che indica la Boschi in tv, credono davvero in pochi. Parecchi parlamentari ex ds hanno parlato in questi giorni col sondaggista Roberto Weber, con cui hanno una certa consuetudine. Il responso è da brivido per il Pd: "Sostiene – raccontano – che la lista di Grasso può prendere la doppia cifra".

Il che significa che non esistono collegi sicuri. Neanche in Emilia e in Toscana. Segno dei tempi: anche a Rignano è nato un nutrito comitato per Grasso con lo "zampino" di Elisa Simoni, la "cugina" di Renzi che ha abbandonato il Pd. A dispetto delle dichiarazioni ufficiali, nel fortino renziano sono già iniziati i ragionamenti sui collegi sicuri e su come limitare i danni. Il problema si chiama Boschi. È dato per assodato che non si candiderà in Toscana. Per lei è iniziata la ricerca di un collegio sicuro e di un paracadute "proporzionale". Si parla della Campania per il collegio e del Trentino per il proporzionale. Anche il tesoriere Francesco Bonifazi sarà tenuto lontano dalla Toscana. Posti in piedi sul proporzionale. Senza coalizione sui collegi può succedere di tutto.

 
E. Letta: “Proporzionale con capilista bloccati? Grave votare così”. Alle primarie Pd vota Orlando Stampa E-mail
Scritto da Tra da ilfattoquotidiano.it   

Enrico Letta voterà Andrea Orlando alle primarie del Pd. Ed è una notizia: perché è la prima volta che lo dice, ma soprattutto perché non era per nulla scontato che il direttore dell’istituto di Studi politici di Parigi votasse per scegliere il segretario di un partito in cui da tempo non vive più. Ne parla, ma da analista esterno, da intellettuale. Che però andrà al gazebo il 30 aprile perché – a suo dire – il ministro della Giustizia rappresenta una sorta di ultima chance per il Pd. In tal senso, però, neanche questa volta Letta può stare sereno. E lo dice chiaramente: non può accettare la mancanza di una legge elettorale capace di dare al Paese governi stabili e, soprattutto, considera gravissimo il ritorno al proporzionale con i capilista bloccati. “Non dare ai cittadini la possibilità di scegliere è una decisione di chiusura profondamente sbagliata” ha detto a In Mezz’Ora, sottolineando la necessità di “far partecipare” gli elettori alla vita delle istituzioni, altro che “parlamentari scelti dai partiti”. Un attacco neanche troppo indiretto a Matteo Renzi e al suo sodale di mozione Maurizio Martina, che hanno proposto di estendere il proporzionale anche al Senato. Ipotesi che né Orlando né tanto meno Michele Emiliano prendono minimamente in considerazione.

Alle primarie con Andrea Orlando – La scelta di Enrico Letta di andare a votare Andrea Orlando alle primarie del Pd ha avuto la conferma definitiva dopo quanto accaduto ieri a Roma: il ministro della Giustizia, infatti, è stato l’unico leader del Pd a manifestare a favore di una propria idea di Ue. E Letta, ospite a In Mezz’Ora da Lucia Annunziata – lo ha evidenziato: “È l’unico che spinge per un’Europa diversa ma più integrata” ha detto l’ex presidente del Consiglio, che da europeista convinto sottolinea che l’Europa va cambiata, ma “con l’integrazione e non con il ritorno ai nazionalismi. In questo senso Orlando ha fatto bene a portare in piazza un’idea europea del Pd”. L’ex Giovane turco, poi, a sentire Enrico Letta è l’unico “che vuole unire” le varie anime e storie del Partito democratico, che “non è il comitato elettorale di un capo”. Vincerà Renzi? “Io non scelgo un vincitore – dice Letta – sono una persona libera che dice la sua. A mio avviso il Pd deve guardare al futuro e Orlando è l’unico che lo fa”.

Le prossime elezioni? “Grave andare a votare con i capilista bloccati” – Quando Lucia Annunziata gli chiede un parere sulla situazione politica nazionale a prescindere dal Pd, Enrico Letta non può non parlare del Pd. E soprattutto della proposta del ticket Renzi/Martina di estendere il proporzionale con capilista bloccati anche al Senato. “Se non si cambia la legge elettorale la legislatura finisce come il casellante ai treni che resta a guardare lo spettacolo di due treni che si scontrano – sottolinea – Io ho votato contro l’Italicum, perché lo ritenevo un’aberrazione, e così poi è stata giudicata. Se non cambi la legge elettorale e non dai nuovo impulso si andrà a votare e sarà peggio della Prima Repubblica, si torna al proporzionale con i capilista bloccati con i capi dei partiti che sceglieranno tutti i parlamentari“. Per l’ex premier sarebbe un errore di inaudita gravità: “Bisogna dare la possibilità ai cittadini di votare i loro eletti, di avvicinarsi alla politica – dice – Scegliere di chiudersi nella fortezza è sbagliato, serve ben altro che i parlamentari scelti dai partiti”. Poi l’aneddoto: “Ai giovani che partecipano alla mia scuola politica chiedo una cosa ben precisa – rivela – Prima di impegnarsi in politica, devono giurare di avere e saper fare un altro mestiere“. Per vincere le prossime elezioni politiche, a detta di Letta bisogna avere “maggior sintonia verso il Paese”: “Dopo il voto del 4 dicembre chiunque dovrebbe cogliere il senso di scarto profondo che c’è stato tra Pd ed elettorato” sottolinea e, pur senza mai citare esplicitamente il suo successore Matteo Renzi, evidenzia che non si può bollare come “accozzaglia” tutti quelli che la pensano diversamente.

 
Grillo, lettera al Pd: “Siete sottomessi ad un capetto da cortile e io sono despota?”. Stampa E-mail
Scritto da Tra da ilfattoquotidiano.it   

“La storia del più grande partito di sinistra del mondo occidentale buttata nel cesso“. “Sottomessi ad un capetto da cortile“. “Straziati e lividi di invidia per non poter essere mai trasparenti”. Sono alcuni passaggi della lettera aperta che Beppe Grillo ha scritto al Pd, in senso stretto e in senso largo, nel senso che tra i destinatari ci sono non solo Matteo Renzi, ma anche Pierluigi Bersani, Michele Emiliano, Nichi Vendola “e – insomma – cari tutti voi della galassia paraPiddina“. “Arrendetevi – è il senso del post pubblicato sul blog da Grillo – Voi siete il vecchio, noi il nuovo”. A Grillo risponde prima il tesoriere del Partito Democratico Francesco Bonifazi e poi il segretario uscente e candidato a tornare leader Renzi. In realtà sia Renzi sia il ministro ritwittano proprio Bonifazi che, con l’hashtag #BeppeConiglio, replica: “Caro Beppe Grillo, nella tua vita sei sempre scappato nei momenti chiave. Scappato, fuggito, sparito. Sei fatto così, non solo in politica”.
Le premesse di Grillo sono due, in particolare. Da una parte i congressi in corso nel Pd, dall’altra i sondaggi di questa settimana che in alcuni casi danno i Cinquestelle danno in vantaggio sul Pd di 5 punti. “Sono consapevole – scrive tra l’altro Grillo – che nel dividere, ma non imperare, che vi sta travolgendo, i 5 punti di distacco dal Movimento potrebbero diventare una sorta di ossessione, insomma so che state passando un brutto periodo”. Il garante del M5s cita “editoriali e dichiarazioni che ci paragonano ad una specie di problema di salute che voi avreste ignorato per troppo tempo. E credo proprio che questo non riconoscerci pubblicamente come avversari, ma subirci tutti i giorni mentre sveliamo le vostre tramette, stia diventando troppo duro per voi tutti”. Grillo attacca Pd e ex Pd soffermandosi sulla loro “confusione vera, la storia del più grande partito di sinistra del mondo occidentale buttata nel cesso. Una storia di onore e lotte che è diventata un tiepido gioco delle tre carte”.

Grillo non rinuncia ad attaccare una volta di più i media, usando una provocazione sempre diretta ai leader del centrosinistra: “Leggete di più i giornali: ‘Caos a cinque stelle’ anche se Di Maio prende un bus diverso dalla Taverna. Non troverete ‘Pd nel caos’ oppure ‘Sinistra in cerca di populismi’ o ancora ‘Renzi battuto da Berlusconi nella specialità promesse elettorali der bomba’. Insomma potete fidarvi: a guardare i media noi siamo divisi su tutto mentre voi su una sola cosa: di chi è la colpa se M5s oramai sta per doppiarvi? Mentre Buzzi a Roma incomincia a parlare, Matteo sta nominando tutto il cortile di quando era piccolo a dirigere Finmeccanica, la Filarmonica ecc…perché state litigando? Per noi”. “Accettate il mio abbraccio e le mie scuse anticipate, se non andiamo più bene come pretesto della vostra dissoluzione” conclude Grillo. Siete “straziati e lividi di invidia per non poter essere mai trasparenti”, scrive Grillo che aggiunge: “Fa male alla salute gettare nella nebbia la vera ragione del vostro malcontento. Arrendetevi perché voi siete il vecchio, noi il nuovo”.

Ugualmente ruvida è la risposta di Bonifazi che tra l’altro ricorda che l’ultima volta che Grillo si è “aggrappato ai sondaggi era il venerdì prima delle Europee 2014: sappiamo bene come è finita”, cioè con il 40,8 per cento per il Pd con il M5s quasi doppiato al 21. “Oggi dal tuo blog insulti migliaia di persone del Pd che stanno facendo un congresso bellissimo – scrive Bonifazi – Noi siamo nei circoli a parlare e a votare, in tanti. Non su uno yacht o su un blog, con uno solo che decide”. Il tesoriere sottolinea che “noi siamo per la democrazia che decide dal basso, tu decidi per tutti imponendo sanzioni a chi non la pensa come te. L’ultima volta che ti sei aggrappato ai sondaggi era il venerdì prima delle europee 2014: sappiamo bene come è finita. Ti chiediamo solo una cosa, noi del Pd. Non scappare ancora, come hai fatto in passato e fai adesso con la ridicola storia del blog. Non nasconderti. Accetta la nostra sfida, caro Beppe. E vieni in tribunale. E vediamo chi ha ragione e chi torto. Non fuggire come un coniglio, come sempre. Prenditi le tue responsabilità. Ti aspettiamo. E vediamo chi griderà stavolta onestà onestà onestà”.

 
Roma . Assemblea Pd, Renzi: no ad anticipare il congresso. Ripartiamo dal Mattarellum Stampa E-mail
Scritto da Tratto da affari italiani.it   

renzi assemblea nazionale p

Assemblea nazionale del Pd all'Hotel Ergife di Roma. Matteo Renzi analizza le ragioni della pesantissima sconfitta al referendum sulle riforme costituzionali, che ammette netta ma da cui ripartire. E risponde anche alla minoranza dem, respingendo l'idea di un congresso anticipato. Piuttosto, Renzi spinge per elezioni anticipate partendo dal ritorno alla legge elettorale del Mattarellum, per il quale chiede una chiara manifestazione di assenso alle altre forze politiche, in caso contrario con il Consultellum.

Presenti il premier Paolo Gentiloni, il presidente del partito Matteo Orfini, il vicesegretario Lorenzo Guerini, il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, i ministri del Lavoro Giuliano Poletti, del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, della Giustizia Andrea Orlando. Tra gli esponenti delle diverse ali della minoranza Pd, Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, Davide Zoggia, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, Guglielmo Epifani e Cesare Damiano, l'ex sindaco di Torino Piero Fassino. Tutti in piedi a cantare l'inno nazionale. Ma prima, mentre si attendeva l'arrivo di Renzi, è risuonata La prima Repubblica di Checco Zalone, scelta che tra i delegati non è passata inosservata, visto il titolo. A inserire la canzone nella colonna sonora della giornata, sarebbe stato lo stesso Renzi, che avrebbe chiesto di persona all'attore e regista pugliese il via libera per l'utilizzo.

"Il leader - dice il segretario - è quello che quando perde lo ammette e dice che vuole ripartire. La sconfitta fa parte della vita. Senza inseguire vendette e ritorsioni. Per inseguire vendette e ritorsioni fare subito il Congresso sarebbe stata la scelta migliore. Certo, dire che con me si rischia la deriva autoritaria, mentre ci sono partiti azienda e partiti dove gli amministratori devono firmare contratti e sottoscrivere penali... E poi, vedere persone di questo partito festeggiare dopo gli exit poll, ha ferito il senso di appartenenza a questa comunità. Ma ho accettato il consiglio di chi mi ha detto di non fare del congresso il luogo dello scontro. Ho accettato l'idea di rispettare la tempistica e le regole. Rispetteremo le scadenze statutarie, sui contenuti, non regoleremo i conti. Ciascuno indossi le proprie ferite come crede, ma i circoli tornino a discutere e approfondire ciò che serve all'Italia. La prima regola del nuovo corso deve essere di ascoltare di più, io per primo. La segreteria deve funzionare meglio, più plurali e meno autorevoli. Mercoledì ci riuniremo nella segreteria per cambiare passo. I nostri sindaci devono essere coinvolti di più.  Ma Beppe Sala faccia ciò che i cittadini gli hanno chiesto di fare".

"Vorrei che fosse l'assemblea per un'analisi seria e severa, ma anche caratterizzata da sano senso di passione per la cosa pubblica. trasparente e in streaming. Ci sono riforme di cui siamo orgogliosi: le unioni civili, il jobs act. Se la cultura contro lo spreco alimemntare ha fatto passi avanti è perché c'è stata una battaglia culturale fatta da questo schieramento. queste riforme non puzzano e resteranno".

I mille giorni del governo hanno segnato risultati che saranno raccolti in un libro in una cornice idelologica e ideale. Il Pd ha accettato di sporcarsi le mani. La politica non è indicare ciò che non va, non è l'urlo. Se si fa così e poi ci si nasconde di fronte alla possibilità di raccontare proposte, il Paese non va da nessuna parte. Se per dire no alla corruzione si dice No alle Olimpiadi, non si ferma la corruzione ma si fa male alla propria città. Ma i mille giorni sono il passato remoto di questo Paese, almeno per me e ora finiranno nel libro. E' invece fondamentale dire, a chi ci ha votato Sì o No, che senza sogni non si va da nessuna parte, se la politica è di chi urla più forte. La politica è cambiamento e il Pd ha accettato la sfida".

"Non a caso - prosegue Renzi - abbiamo messo Zalone. La bocciatura è un dato netto e su cui discutere. Ma dobbiamo dirci che eravamo a un passo dalla Terza Repubblica e sembra che siamo tornati alla prima. Abbiamo detto che la riforma avrebbe fatto bene al Paese, avrebbe permesso all'Italia di essere un Paese più facile, più banale. Un No molto forte non ci impedisce di dire che questo blocca per i prossimi anni ogni possibilità di cambiare. C'era chi diceva che in 15 giorni avrebbe fatto le sue proposte di riforma. Aspettiamo i prossimi cinque mesi"

Finalmente, l'analisi del voto: "Abbiamo straperso, anche il 41% al referendum è una sconfitta netta. Sognavo 13 milioni, ne abbiamo presi 13 e mezzo, non è bastato. Dove abbiamo perso. Al Sud: il nostro approccio non è stato di disinteresse, ho visitato i luoghi più difficili. Ma abbiamo sbagliato pensando fosse sufficiente una politica di investimenti e patti per il Sud senza il coinvolgimento vero di quella parte di Sud che doveva essere portata con noi in una sfida etica prima che economica. Il primo errore. Poi, abbiamo messo tanti soldi per il Mezzogiorno, saranno utili, gli amministratori locali li utilizzeranno bene e il governo controllerà bene. Ma dico che mettere queste risorse senza coinvolgere le persone è stato un errore. Bisogna ricostruire un ponte con queste persone. E solo noi possiamo farlo".

"I giovani: abbiamo perso sui 30 e 40enni, abbiamo perso in casa. Fa male, perché la nostra generazione che perde nella sua fascia di riferimento fa pensare. Perché? Rabbia? Non è una generazione arrabbiata ma disincantata, da presidenti del Consiglio indagati, presi a monetine, cresciuta col mito sella semplificazione e talvolta del semplicismo. Non siamo riusciti a prenderla sul referendum. E' un luogo da cui ripartire, non fisico. Una generazione globale, ma la globalizzazione tecnologica fa pendant con sfide che mettono quella generazione a rischio". "Non mi vedrete fare il tour del Paese con i camper - promette Renzi -, è finito il tempo in cui riempivamo i teatri riempiamo le folle. Voglio lavorare in modo meno organizzato, arrivare all'improvviso, fare l'allenatore e il talent scout di giovani. Verrò a cercarvi uno per uno, voglio stanarvi e chiedervi di darci una mano per farci del Pd più forte".

Infine, "abbiamo perso sul web - aggiunge il segretario -. Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità". Chiaro riferimento al M5s. A Grillo e ai suoi, Renzi lancia una proposta: "Questo è un tema cruciale. Potremmo proporre al M5s la stessa cosa che un candidato democratico disse ai repubblicani: voi la smettete di dire le bugie sul nostro conto e noi la smettiamo di dire la verità sul vostro. Ma il punto - ribadisce - è che abbiamo perduto la sfida del web".

"I signori del No non sottovalutino che c'è un 41% su cui fare i conti. Noi rifletteremo per ripartire. Il No non è una proposta politica omogenea e le prossime politiche si giocheranno su proposte. Il 41% è una sconfitta, ma questo popolo ha bisogno di trovare luoghi da cui ripartire. E noi siamo il luogo più importante". "Stiamo andando al voto, non sappiamo quando e non è importante nemmeno sapere la questione - prosegue Renzi -. In questo momento chi ha paura di votare sono gli altri. Perché per loro va benissimo agitare la bandierina del 59%, ma se li metti in una competizione elettorale come partito non possono più lamentarsi, devono iniziare a dire cosa pensano. Dicono che si deve andare a votare ma ne hanno una paura matta".

Ecco, il Pd di Matteo Renzi non accetterà la "melina" degli altri partiti sulla legge elettorale, se si vuole correggere il meccanismo di voto si torni al Mattarellum, con una legge "di un articolo", ma se non fosse possibile un'intesa "si voterà con il Consultellum". "Dobbiamo mettere un elemento di chiarezza - ha spiegato Renzi - vogliamo un sistema maggioritario, o tornare al proporzionale. Io dico di guardare le carte sull'unica proposta che ha visto vincere sia il centrosinistra che il centrodestra, la proposta della stagione dell'Ulivo di Romano Prodi. Che porta il nome del presidente Sergio Mattarella. Io dico: andiamo a vedere: il Pd c'è. Bisogna che gli altri ci dicano cosa hanno in testa. E' una proposta fatta di un articolo, non c'è bisogno di inventarsi altro. Lo chiedo formalmente, a Forza Italia, ai nostri alleati centristi, alla Lega Nord, alla sinistra che si sta anche riorganizzando - vedo con molto interesse ciò che Giuliano Pisapia sta cercando di costruire - e lo chiedo al M5s. Se ci sarà melina, si andrà a votare con il Consultellum, e io vorrò candidarmi al Senato. E in prospettiva al Cnel".

 
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