Cultura
G.r. Emiliano e Capone: 17 milioni di euro a sostegno del comparto cultura e spettacolo Stampa E-mail
Scritto da redazione   

Approvato dalla Giunta regionale il Piano straordinario per la Cultura e lo Spettacolo “Custodiamo la Cultura in Puglia” con cui l’assessorato all’Industria turistica e culturale mette in campo altri 17milioni e 150 mila euro per sostenere gli operatori e le imprese pugliesi nell’emergenza Covid19.

“Con questo Piano - ha dichiarato il presidente Michele Emiliano - aggiungiamo un ulteriore tassello agli aiuti a sostegno dei pugliesi in questo momento di emergenza. 17 milioni di euro per le imprese culturali e gli operatori, per sostenere un settore fondamentale anche dal punto di vista sociale ed economico. La Regione è concretamente al loro fianco”.

Uno strumento che punta a conciliare la necessità di assistenza nel breve periodo, che l’intero sistema regionale della Cultura reclama a gran voce nel momento più acuto della crisi, con l’esigenza di avviare una riprogrammazione nel medio periodo che traghetti il sistema verso il suo “rinascimento”.

Un Piano che, in aggiunta alle misure fiscali e di sostegno al reddito e agli ammortizzatori sociali messi in campo a livello europeo, nazionale e regionale, vuole affiancare un sostegno a fondo perduto per evitare di disperdere l’immenso patrimonio costruito negli ultimi 10 anni, ad investimenti sulla produzione artistica, l’innovazione digitale, la formazione del pubblico, la programmazione per il 2021.

“Sono giorni difficili per gli operatori della cultura e dello spettacolo - ha detto l’assessore regionale Loredana Capone. C’è chi ha una famiglia da mantenere, chi deve pagare i propri collaboratori, chi ha investito su nuove produzioni e oggi, purtroppo, a causa di questa terribile pandemia, si trova con l’acqua alla gola. Il mondo della cultura non ha bisogno del suo pubblico solo perché la condivisione emotiva ne è il presupposto fondamentale, ma perché questo contribuisce in maniera sostanziale alla tenuta della comparto. In ogni caso adesso dobbiamo provare a inventare una nuova normalità e farlo sostenendoci gli uni con gli altri. E allora è proprio questo il senso di questo piano che la Regione ha voluto mettere in campo: sostenere gli operatori e le imprese pugliesi nell’oggi con lo sguardo, però, già proiettato al domani. Misure che possano contingentare i danni e al tempo stesso rappresentare un’opportunità concreta di ripartenza sapendo di poter contare su una burocrazia più semplice, su tempi di contrattualizzazione e liquidazione più veloci, su una percentuale di fondo perduto”.

Le risorse sono così ripartite:

- 3 milioni di euro per Bonus a sostegno delle imprese della cultura, della creatività, dello spettacolo (compreso quello viaggiante) e del cinema: un contributo una tantum per compensare i mancati incassi derivati dal totale lock-down dei luoghi dello spettacolo e del cinema;

- 2 milioni e 200 mila euro destinati all’audience engagement, sviluppo e ricerca, per la programmazione, tramite realizzazione di un calendario unico regionale, di iniziative culturali e di spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza, circo) finalizzate alla promozione del pubblico, anche attraverso strumenti digitali, nonché allo sviluppo e alla ricerca di nuovi linguaggi e forme di espressione;

- 300 mila euro per il sostegno all’editoria locale, per l’acquisto di copie di titoli pubblicati dalle realtà editoriali presenti sul territorio regionale in materia di Cultura, Arti e Turismo, da destinare agli ospedali pugliesi impegnati nella lotta al Coronavirus, agli anziani, ai bambini, agli alberghi;

- 6 milioni e 650mila euro per il sostegno al cinema cosi ripartiti:

1. Sostegno alle produzioni cinematografiche d’Autore con l’attivazione di 3 nuovi Fondi: “Development Film Production”, “Social Film Production – Con il Sud 2020”, “ShortMovie, Animation & Gaming Fund”, per un totale di risorse in campo pari a 1 milione e 150 mila euro

2. Lancio del nuovo Apulia Film Fund 2020/2021 avente ad oggetto lungometraggi, fiction e doc, per un totale di 5 milioni di euro

3. Sostegno all’esercizio con l’attivazione di un Circuito D’Autore on demand per la programmazione, con un network di operatori cinematografici pugliesi, di opere filmiche d’essai prodotte da Apulia Film Commission attraverso una nuova piattaforma di streaming video, per un totale di 500 mila euro;

- 5 milioni di euro per il Bandone 2020/2021 finalizzato alla pubblicazione di un nuovo avviso a sportello estremamente semplificato, con premialità per i beneficiari del medesimo avviso triennale 2017/2019, la contrattualizzazione con immediata erogazione di un’anticipazione pari all’80% del contributo assegnato e la possibilità di svolgere le attività, virtualmente o fisicamente, fino a tutto il 2021.

“Si tratta di 17 milioni di euro - ha aggiunto l’assessore - che si sommano ai 5 già previsti per il bonus occupazione e la cui bozza di avviso è pronta e attualmente al vaglio del partenariato, ai 2 milioni del Programma straordinario Cultura e Spettacolo 2019/2020 (cosiddetto “bandetto”) che resterà aperto fino al 30 giugno, e ai 35 milioni di Euro, di cui 7,7 milioni erogati direttamente dalle Agenzie regionali, liberati accelerando tutte le pratiche pendenti grazie alle misure di semplificazione amministrativa introdotte a marzo con la delibera Cultura + semplice. Insomma, abbiamo provato tutto il possibile e anche l’impossibile per dare ai nostri operatori tutti gli strumenti utili ad affrontare questa emergenza con maggiore serenità. Sono certa che insieme riusciremo a ripartire seppure con qualche rinuncia. Intanto voglio ringraziarli di cuore perché, nonostante tutto, con grande dovere di responsabilità è tantissima pazienza hanno agito nel solo interesse della tutela del bene comune”.

La ripartizione delle risorse sui singoli assi tiene conto delle risorse finanziarie ad oggi disponibili, derivanti da una integrale rimodulazione del bilancio autonomo regionale assegnato per il 2020 al Dipartimento Turismo e Cultura. Ove dovessero intervenire ulteriori risorse, il budget sarà incrementato in funzione del tiraggio delle singole misure.

In ogni caso, l’Assessorato sta già lavorando ad una ulteriore tranche di misure straordinarie a sostegno soprattutto del lavoro nei settori della Cultura e del Turismo, nell’ambito della mega-manovra da 660 milioni di Euro, già approvata dalla Giunta regionale. È in corso, inoltre, una integrale rimodulazione delle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione e del FESR 2014-2020, già assegnate al Teatro Pubblico Pugliese, ad Apulia Film Commission e a Pugliapromozione, per l’attivazione di ulteriori progettualità innovative già a partire dall’estate 2020 compreso il Circuito cinematografico estivo.

Il Piano straordinario Cultura si rivolge a tutte le imprese, incluse le ditte individuali, purché iscritte al REA e in possesso di una matricola Inps e Inail, con sede legale in Puglia, prioritariamente operanti nei settori della cultura e dello spettacolo.

Prevede, inoltre, l’avvio della riforma della normativa regionale in materia di Cultura e Spettacolo, il cui testo è ormai pronto ad esito di un lungo e proficuo confronto con le associazioni di categoria e sindacali del settore. La nuova normativa, oltre ad affrontare e risolvere una serie di criticità strutturali del settore e a introdurre il criterio della semplificazione amministrativa e procedurale quale principio guida, nel sancire la programmazione pluriennale quale modus operandi ordinario a livello regionale, punta a definire le necessarie coperture finanziarie per il triennio 2021-2023 a valere sul bilancio autonomo regionale, mettendo in sicurezza il sistema regionale della Cultura, dello Spettacolo e del Cinema per poter affrontare la sfida della “rinascita”.

Il nuovo Piano si completa, inoltre, con l’apertura di un Help desk, incardinato presso il Teatro Pubblico Pugliese-Consorzio regionale per le Arti e la Cultura, finalizzato a monitorare la crisi del settore e a supportare e accompagnare le imprese del comparto Cultura e Creatività nell’accedere a fonti di informazione chiare e semplificate, nell’orientarsi tra i numerosi provvedimenti emanati dalle diverse Autorità, nell’accedere alla misure di sostegno disponibili, nell’attivare modalità di lavoro alternative, nell’affrontare la sfida della sostenibilità futura in termini di fatturato e occupazione.

 
Lecce. “NELLO SPAZIO NEL TEMPO. PICCOLO VIAGGIO NEL SISTEMA MUSEALE UNISALENTO” Stampa E-mail
Scritto da Loredana De Vitis   


Un piccolo viaggio “nello spazio e nel tempo” per scoprire i luoghi, le collezioni e le attività scientifiche, didattiche e divulgative del Sistema Museale d’Ateneo. Si chiama “Nello spazio e nel tempo” la nuova video rubrica dell’Università del Salento, con la proposta di brevi approfondimenti a proposito di un complesso museale che per varietà, livello scientifico-didattico e pregio delle collezioni costituisce un caso unico nel panorama universitario internazionale: sul canale ufficiale YouTube dell’Ateneo si potranno così conoscere virtualmente il MAUS - Museo dell’Ambiente (recentemente riaperto nel complesso Ecotekne), il Museo di Biologia marina “Pietro Parenzan” di Porto Cesareo, il Museo diffuso di Cavallino, il Museo Papirologico e il MUSA - Museo Storico-Archeologico presenti nel complesso Studium2000 (Lecce), l’Orto botanico nel complesso Ecotekne, l’Osservatorio Ecologico sulla Salute degli Ecosistemi Mediterranei a Punta Palascia - Otranto.
La playlist https://www.youtube.com/playlist?list=PLQN0Q-K1FkmRyke7O0YvGJEYmhNkx3Wdp, che propone già i primi video, sarà arricchita con ulteriori materiali e guiderà i visitatori virtuali alla scoperta anche di altri patrimoni “sommersi”, fruibili anche se non ancora musealizzati, come la “Cd’AC”, la Collezione d’arte contemporanea diffusa negli ambienti dell’Ateneo e avviata 25 anni fa dai professori Gino Rizzo e Lucio Galante.

«Il Sistema Museale di Ateneo contribuisce a promuovere le ricerche e l’immagine generale di UniSalento», sottolinea il Presidente dello SMA, professor Genuario Belmonte, «e rappresenta un potente mezzo di comunicazione con il mondo extrauniversitario, ospitando ogni anno circa 20mila visitatori di varia provenienza sociale e livello formativo».

«Un’ulteriore proposta culturale che punta a saldare il legame tra Università e territorio», sottolinea il Rettore Fabio Pollice, «allargando sempre di più la platea di quanti sono interessati a conoscere il patrimonio dell’Ateneo, fatto soprattutto di competenze umane e di desiderio e capacità di metterle a disposizione della comunità. Il successo delle iniziative divulgative registrato in queste settimane di “distanziamento”, coordinate dal Delegato alla Comunicazione professor Stefano Cristante, ci spinge a continuare su questa strada: l’utilizzo creativo e “virtuoso” delle tecnologie e dei social network riesce davvero ad accorciare le distanze».

Chi volesse avere notizie dettagliate su tutti i musei dell'Università del Salento, le può trovare nella Guida ai Musei, Pinacoteche e Aree Archeologiche di Lecce Brindisi e Taranto, edita da Il Salentino Editore.

 
Roma:"Il Governo non può escludere l'ANPI dal 25 aprile!" Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

 

"La Presidenza e la Segreteria ANPI Nazionali esprimono incredulità e rammarico di fronte ad un atto di indifferenza e scortesia del governo Conte, che mai si sarebbero aspettati.

Si tratta di questo: nella giornata del 25 aprile p.v., al mattino, in moltissime città e paesi italiani sono previste celebrazioni con la deposizione di un fiore o di una corona al monumento o altro luogo significativo della Resistenza locale.

Ebbene, quest'anno sarà impedito al rappresentante dell'ANPI o di altra organizzazione partigiana o resistenziale, di deporre quel fiore. Potranno farlo soltanto i signori Prefetto e Questore e, ma non è ancora chiaro, il Sindaco.

Tutto ciò è semplicemente inaccettabile.

Ricordiamo al Sottosegretario Fraccaro, estensore, a nome del Governo, della circolare inviata ai Prefetti di tutta Italia, che l'argomento di evitare assembramenti è, in questo caso, assolutamente pretestuoso, perché si tratterebbe di UNA PERSONA SOLA e ovviamente dotata di ogni presidio di protezione sanitaria.

Mentre il governo si accinge a far riaprire varie industrie, vieta ai partigiani e agli antifascisti di portare un fiore sulla tomba dei propri morti. Tutto ciò potrebbe denotare, in ultima analisi, o malafede politica o completa ignoranza della storia patria.

Ricordiamo agli immemori o ai nostalgici, che la data del 25 aprile 1945 fu scelta con Regio Decreto quale festa nazionale il 22 aprile 1946 dal CLN Alta Italia e tale decreto fu firmato dall'allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.

Festa Nazionale, Festa dell'Unità ritrovata, Festa che, come disse Arrigo Boldrini, Medaglia d'Oro della Resistenza, ci ricorda che i partigiani combatterono “per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro”.

Festa stabilita persino prima che, con le elezioni, fosse scelta la stessa forma istituzionale per il governo del Paese. Quest'anno ricorre il 75° anniversario di questa data fondamentale per la nostra storia democratica. Mai nessuno, in questi 75 anni, ha osato negare alle associazioni partigiane e combattentistiche il diritto di onorare il 25 aprile. Per la verità, ci furono dei tentativi e anche allora l'ANPI si oppose fermamente, così come fa oggi.

Siamo rispettosi di norme giuste per la prevenzione e il contenimento di questo terribile contagio. Siamo impegnati, anche come associazione per sostenere iniziative sanitarie e sociali che aiutino il nostro popolo in questo, difficile e tragico frangente.

Intendiamo dare il nostro contributo affinché da questa pandemia l'Italia e gli italiani possano uscire migliori, più solidali e sereni. Non accetteremo mai però che, con la scusa del contenimento del contagio, si operi per cancellare la memoria democratica del nostro Paese. Per far dimenticare o ignorare alle giovani generazioni che la memoria non è solo un ricordo, che pure va conosciuto e onorato, ma è uno strumento per migliorare il nostro oggi e il futuro.

Così ci hanno detto, in queste settimane, tante partigiane e partigiani ancora viventi che hanno continuato, in tutti questi anni, a parlare alle nuove generazioni.

Questo terribile morbo se ne sta portando via tanti e il gesto di negare loro anche il diritto di vedere un proprio rappresentante deporre un fiore sulla tomba o sul monumento dei suoi compagni caduti è un'offesa inaccettabile. Confidiamo che si voglia, al più presto, sanare questo vulnus istituzionale con un atto di buon senso e di civiltà. Molti Sindaci e Prefetti, pur costretti da una imbarazzante circolare, stanno cercando, in queste ore, di risolvere positivamente il problema. L'ANPI è al loro fianco, come sempre disponibile a far prevalere le ragioni della pacifica convivenza e del rispetto della memoria costituzionale. Rifiuteremo sempre ogni tentativo di negare il valore della Resistenza e non accetteremo mai di essere esclusi dalle celebrazioni del 25 aprile. Chiediamo al governo di cambiare una norma irrilevante sul piano della sicurezza, inutilmente divisiva, ingiusta e offensiva verso i partigiani, verso il nostro popolo, verso l'Italia. In ogni caso invitiamo i locali Presidenti dell'ANPI o loro rappresentanti, nella misura di una sola persona, a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile".

 
Coronavirus, "Choc come l'11 settembre. La cultura? Un esempio per la ripresa" Stampa E-mail
Scritto da tratto da affaritaliani.it   
Lucrezia Lerro non ha aspettato che dilagasse la paura, per chiudersi in casa. E non le è servito nemmeno attendere che il governo fermasse l’Italia, che emanasse decreti sempre più restrittivi, quando ormai il contagio da Coronavirus stava rompendo gli argini. No, la scrittrice di “Certi giorni sono felice”, segnalato al Premio Strega 2005, “Il rimedio perfetto”, “La girandola delle libellule” e del recente, splendido romanzo “Più lontano di così”, ha deciso di allontanarsi dalla vita convulsa di tutti i giorni dopo aver ragionato con grande lucidità. E senso di responsabilità, verso se stessa e verso gli altri.
Un illuminato caso di preveggenza? No, semplicemente Lucrezia Lerro ha cercato di analizzare con attenzione le notizie, frammentate ma assai allarmanti, che si susseguivano già attorno alla metà di febbraio. E conoscendo bene, da scrittrice, ma soprattutto da psicologa, che si confronta ogni giorno con il lato oscuro delle persone, esorcizzato e rimosso dalla società, quanto la paura spinga spesso a reagire aggrappandosi a un’apparente indifferenza, a un’allegria di naufragi, come recitava il titolo di una raccolta poetica di Giuseppe Ungaretti, si è sottratta per tempo al rischio del contagio.
Da casa, però, ha continuato a osservare con attenzione come l’Italia sta reagendo al dilagare dell’infezione. Per questo abbiamo chiesto a lei una lettura, spesso controcorrente, del presente che stiamo vivendo. Provando a ragionare anche su quale sarà il futuro del nostro Paese. Dell’Europa e del mondo. Quando ci sarà concesso aprire le porte di casa. Per ritornare a una vita con orizzonti più ampi dell’attuale ciabattare tra il salotto, la cucina e la camera da letto.
“Non eravamo preparati a quello che sta accadendo - spiega Lucrezia Lerro, nata a Omignano nel Salernitano, ma che vive da molti anni a Milano ed esercita la professione di psicologo -. Perché non siamo mai pronti ad affrontare le tragedie. Nel nostro stesso modo di essere, di comportarci, c’è una rimozione di fondo del lutto. Dell’idea di morire. Che, poi, è lo stesso meccanismo che ci permette di affrontare ogni giorno la vita con coraggio. Che ci permette di andare avanti, che ci fa studiare, lavorare, inventare sempre nuovi progetti e provare desideri. In questo momento, l’epidemia di Coronavirus ci costringe a confrontarci proprio con quei pensieri che accantoniamo sempre: il dolore, la morte. Ed è normale che questa emergenza ci colga di sorpresa”.
C’è il rischio che, in questo momento, aumentino i suicidi, dettati proprio dai pensieri senza speranza?
“Il rischio è, senza dubbio, alto. Ci sono già stati dei casi. Il più clamoroso è quello di Thomas Schaefer, ministro tedesco delle Finanze dell’Assia. E, proprio pensando a questa nostra situazione di permanenza forzata in casa, mi viene in mente il sociologo e filosofo francese Émile Durkheim. Quando parlava di suicidio anomico, cioè alla possibilità che chi può contare su un tenore di vita più che discreto, trovandosi all’improvviso in una situazione di deprivazione forzata, non riesca a fare fronte alla nuova condizione. Proprio perché ha sempre evitato di confrontarsi serenamente con la paura di perdere tutto. Il suicidio anomico è tipico delle società moderne, è fortemente connesso alle crisi da esse attraversate, quando si crea disordine, cioè anomia. Durkheim diceva anche che il numero di suicidi può aumentare sia in periodi di recessione economica sia di impetuoso sviluppo”.
Deriva da questo mancato confronto con la realtà il non credere al pericolo di contagio? Il non rispettare i divieti del governo a uscire di casa?
“Ogni soggetto ha una sua struttura psicologica più o meno forte. E reagisce alle situazioni di crisi in maniera del tutto soggettiva. Chi continua a uscire di casa, nonostante i divieti, non è più stupido o incosciente degli altri. Semplicemente ha una percezione del pericolo diversa”.
Come vivono le persone più fragili, dal punto di vista emotivo, questo momento di allarme e di crisi globale?
“Se tutti fossimo dotati di un’identità più forte, di una  lucida consapevolezza della realtà, risponderemmo meglio a questa emergenza. Invece, mi spaventa e addolora pensare alle tantissime persone fragili che vivono, già nella normalità della nostra routine quotidiana, forti situazioni di stress e di depressione. Questo momento di solitudine, di lontananza dagli altri, viene vissuto da loro in maniera ancora più complessa e problematica”.
Dopo l’emergenza, troveremo maggiore coraggio di confrontarci con la paura?
“La saggezza popolare dice: ciò che non ammazza, fortifica. Però, se esiste un inconscio collettivo come insegnano Carl Gustav Jung e altri pensatori, le reazione ai momenti di crisi sono sempre molto soggettive. Ognuno di noi riuscirà a sopravvivere all’epidemia reale del virus, ma anche al contagio psicologico del malessere, solo se riuscirà a fare i conti con la propria identità. Se non avrà paura di guardare negli occhi quelle domande che sempre rimuoviamo, che parlano di malattie, tragedie, morte”.
Potrebbe essere un’occasione di maturazione collettiva?
“Assolutamente sì. Se ognuno di noi, e poi tutti insieme, riusciremo ad affrontare il dolore, la paura, l’idea di una potenziale perdita delle persone amate, ma anche di noi stessi. A reggere il confronto con questi pensieri dolorosi, che da sempre tentiamo di esorcizzare. Ma sarà indispensabile fare un grande passo. Perché dovremo uscire dalle tante finzioni che governavano, finora, la nostra vita. Ammettendo che il forzato scintillare delle città, di tutto quelle che facevamo, in realtà, era solo un'illusione. Perché molti riti quotidiani a cui ci eravamo affezionati, in questo momento, ci sembrano del tutto inutili”.
Ci divideremo, in questo possibile percorso di crescita personale?
“Qui si nasconde un altro rischio. Temo che la risposta alla paura dell’epidemia porterà ognuno di noi ad avere reazioni e pensieri diversi. Se la società dei consumi mi sembrava un modello sbagliato già prima dell’arrivo del virus, allora mi rafforzerò nella mia convinzione. E cercherò di elaborare un’idea del mio stare nella realtà ancora più lucida, coraggiosa, responsabile. Però temo che tanti altri stanno aspettando soltanto di ritornare alla vita di sempre. Senza farsi troppe domande se sia giusto o sbagliato comportarsi così”.
Rabbia, accuse, recriminazioni: non rischiamo, anche in questo momento, di scaricare la colpa sugli “altri”, senza prenderci ognuno le proprie responsabilità?
“Ognuno di noi è fatto di una parte razionale e di un’altra, più in ombra, caratterizzata dai sogni, dagli atti mancati, dai lapsus. Se non abbiamo la forza di affrontare questo nostro lato nascosto, che può apparire quasi come un nemico, ci viene normale proiettarlo sugli altri. In una situazione come questa, caratterizzata dalla desolazione delle città vuote, dal silenzio profondo delle strade e delle case, aumenta a dismisura il desiderio di trovare un capro espiatorio collettivo su cui riversare tutta la rabbia che portiamo dentro. E ciò accade perché non c’è stata prima, e non c’è tuttora, abbastanza attenzione per la salute mentale. Nostra e degli altri”.
Questo nascondere il nostro malessere latente porta a fare errori clamorosi?
“Lo abbiamo visto in questo momento di emergenza. Non sono solo i cittadini a negare la realtà, quando continuavano ad affollare i parchi, a non capire che il contagio si stava diffondendo sempre di più. Anche i politici, dopo il 21 febbraio e il dilagare del virus da Codogno in tutta la Lombardia, e poi nel resto d’Italia e d’Europa, hanno continuato a non capire quanto grave fosse la situazione. C’era chi chiedeva che la vita ritornasse subito alla normalità. C’era perfino chi esortava la gente a non cambiare le proprie abitudini. Continuando a bere l’aperitivo con gli amici, frequentando i posti affollati. Questo significa non essere in contatto con la realtà. Negare l’evidenza, lasciandosi trasportare dalle proprie paure inconfessate”.
Molti dicono: non è il momento di attizzare polemiche…
“È giusto, io non intendo alimentare polemiche. Però non posso non constatare che si è sottovalutato il pericolo di una pandemia, quando da Wuhan, in Cina, arrivavano notizie terribili di contagi diffusissimi e di migliaia di morti. Pensavamo forse che la distanza da quei posti fosse una garanzia per noi, per evitare che il virus arrivasse fin qui? Oggi, più che mai, in un mondo globalizzato, la parola ‘lontano’ non ha più senso. Siamo tutti vicinissimi. E allora, ripeto, questo sfuggire alla realtà è un sintomo preciso del fatto che non stiamo bene”.
Riusciremo a liberaci in fretta dall’incubo di questo isolamento forzato, quando finirà?
“Un isolamento forzato di questo tipo lascerà dietro a sé una serie di problematiche psicologiche non indifferenti. Perché nessuno di noi è abituato a restare chiuso dentro una gabbia troppo a lungo. Subentra l’avvilimento, cresce la rabbia. Quando potremo di nuovo uscire, aumenteranno le nostre paure. Se ‘l’altro’ rappresentava il capro espiatorio perfetto su cui scaricare tutte le colpe delle cose che non funzionano, adesso saremo ancora più portati a demonizzare chiunque possa essere portatore di disagio. Quindi, bisognerà trovare il coraggio di farsi assistere da psicologi, psicoterapeuti. Da chi sa come aiutare le persone a gestire l’ansia, lo stress, la depressione. Temo che vivremo una sorta di shock post-traumatico simile alle persone che hanno visto da vicino la tragedia dell’attacco alle Twin Towers, in America, l’11 settembre del 2001. Dobbiamo ricordarci sempre che il corpo e la mente non sono due mondi separati. Se soffre uno, gli effetti si rifletteranno sull’altro”.
La paura del virus ha fatto scendere il silenzio su molti altri problemi. Ma le donne, le compagne di uomini violenti, come vivranno questa convivenza forzata in piccoli spazi?
“Nessuna patologia, nessun problema psichico è sparito durante questo periodo di emergenza. Anzi. Semplicemente la paura del nemico invisibile ha messo in secondo piano tutto il resto. La disperazione di chi già viveva i maltrattamenti, in questo momento di isolamento sarà ancora maggiore. Chissà quanto malessere viene vissuto in silenzio, senza la possibilità di farlo sapere all’esterno. Perché la persona violenta vive tutto il giorno, tutti i giorni, a strettissimo contatto con la sua vittima. Io, come scrittore e psicologo, posso soltanto immaginare il dolore immenso di chi prima poteva almeno uscire di casa, andare al lavoro, sfogarsi con un analista, un medico, qualche assistente dell’Asl. Adesso, probabilmente, non riesce più nemmeno a fare una telefonata senza incorrere nelle ire dell’altro”.
A proposito di lavoro, il ritorno alla normalità riserverà amare sorprese?
“Credo che il governo dovrà prevedere molte, ma molte risorse in più di quelle che ha stanziato perché l’Italia non subisca un tracollo. E il terrore di restare senza lavoro rischia di rendere ancora più fosco il quadro di questa tragedia”.
Il mondo della cultura, tra tanti, sta soffrendo. Però ha provato a reagire, a reinventarsi in rete…
“Un esempio da indicare con grande ammirazione è quello della casa editrice La nave di Teseo. Elisabetta Sgarbi, con il suo staff di collaboratori, ha lanciato subito l’iniziativa #iorestoaleggere, che è piaciuta molto. Tanto che, poi, altri editori e operatori culturali si sono accodati. Stanno facendo tutti un grande lavoro perché la gente continui a leggere nelle proprie case, utilizzando la rete internet. In particolare, La nave ha deciso di pubblicare in traduzione italiana, per il momento in formato digitale,  l’autobiografia di un grande regista come Woody Allen, ‘A proposito di niente’, in un momento in cui le librerie sono chiuse. Un atto di coraggio che andrebbe premiato acquistando il libro”.
La parola scritta può aiutare ad ancorarci alla realtà?
“Assolutamente sì. E bene ha fatto il mondo della cultura a non lasciarsi cullare dalla tentazione di mugugnare, di piangersi addosso. Credo che abbia agito nel modo giusto. Continuando a lavorare, a esercitare e condividere il dono della creatività”.
Sarà difficile per gli scrittori raccontare questo momento?
“Io non ho mai scritto un romanzo raccontando quello che stavo vivendo. Sarà importante osservare lo stato di emergenza, analizzare tutto con calma e lucidità, raccogliere appunti, riflessioni, che, poi, in un secondo tempo potranno ritornare utili. Adesso, direi che è fondamentale reagire alla voglia di lasciarsi andare,. Lavorare e curare se stessi”.
Lavorare, appunto: gli impegni sono aumentati in casa?
“Aumentati di molto, soprattutto per le donne. Prima, chi se lo poteva permettere aveva qualcuno che lo aiutava a fare i lavori di casa. Adesso bisogna pensare a tutto: cucinare, lavare, stirare, riordinare il posto dove vivi. Tempo per la scrittura non ce n’è molto. Anche perché un romanzo richiede concentrazione, approfondimento dei temi che devi trattare. In questi giorni, ho letto un’intervista a Sandro Veronesi, lo scrittore de ‘Il colibrì’, che confessava di tenere un diario per annotare lo scorrere del tempo in un periodo così particolare e inaspettato. Ecco, forse quella può essere la formula giusta. Io mi sono limitata a scrivere qualche articolo, alcuni sono usciti proprio su Affari Italiani. E l’ho fatto soltanto dopo aver riflettuto bene su ciò che sta accadendo”.
 
Lecce - UNIVERSITA' DEL SALENTO: PRIME LAUREE E LICENZE ISUFI IN VIDEO CONFERENZA Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

«Si può essere vicini anche se fisicamente distanti, si può festeggiare usando fantasia e creatività. Le prime lauree online aggiungono un altro tassello al racconto dell’impegno della nostra comunità accademica. Congratulazioni ai neo dottori dell’Università del Salento e agli studenti della Scuola superiore ISUFI che nei giorni scorsi hanno ottenuto la licenza. Sono certo che presto celebreremo insieme questi traguardi». Così il Rettore Fabio Pollice, a proposito delle prime sedute di laurea e di licenza ISUFI che si sono svolte utilizzando la piattaforma online messa a punto dall’Ateneo salentino.

Alcune decine le lauree conseguite presso il Dipartimento di Scienze dell’Economia, nei corsi di studio di area aziendale, di area economico-quantitativa e dell’area del turismo, e presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali nell’ambito dei corsi in Scienze Biologiche e in Biologia, alle quali si aggiungono diverse licenze ISUFI ottenute da studenti eccellenti di area economico-giuridica e umanistico-sociale.

Intanto sono saliti a 14mila gli studenti che seguono le lezioni online, ormai a regime per il secondo semestre. A questo dato si affianca quello del personale docente e tecnico-amministrativo: in circa 1200 utilizzano gli strumenti digitali per le attività quotidiane, per un totale di circa 13mila utenti attivi sulle varie piattaforme nel corso della settimana. «La sfida è ora quella dell’orientamento», aggiunge il Rettore, «Stiamo lavorando intensamente per permettere agli studenti delle scuole superiori e alle famiglie di avvicinarsi in modo semplice alle opportunità offerte dalla nostra università, per compiere una scelta consapevole che riguarda il loro futuro formativo e professionale».

Accanto alle attività istituzionali, UniSalento ha avviato la produzione di ulteriori contenuti a carattere divulgativo. Oltre al contributo del corso di laurea DAMS all’iniziativa del Polo biblio-museale di Lecce “La cultura resta accesa”, lanciato nei giorni scorsi, sul canale ufficiale YouTube dell’Ateneo è online la nuova rubrica “Quarto d’ora accademico” (https://www.youtube.com/playlist?list=PLQN0Q-K1FkmRF9JAerIknDdiO5YTQkFmr), con proposte di lettura dalla comunità accademica. Protagonisti dei primi video pubblicati, i libri consigliati dalla botanica Gabriella Piro, gli storici della filosofia Alessandra Beccarisi, Maria Cristina Fornari e Fabio Ciracì, la storica della letteratura Beatrice Stasi, la matematica Anna Maria Cherubini, la storica dell’antichità Flavia Frisone, lo storico dell’arte Raffaele Casciaro, la biologa Luisa Siculella, l’economista Amedeo Maizza.

«Attiva su tanti fronti, la comunità UniSalento ha reagito immediatamente alla crisi mettendosi al servizio degli studenti e del territorio», conclude il Rettore, «Molto si può ancora fare, ma credo che possiamo dirci soddisfatti per quanto sin qui realizzato».


 
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