Cultura
Lecce. Cantieri teatrali Koreja ore 18,30 "In altre parole" Dialoghi ininterrotti con A. Leogrande Stampa E-mail
Scritto da Pier Paolo Lala   

Il 26 novembre ricorre il primo anniversario della scomparsa di Alessandro Leogrande. In questi dodici mesi il suo lavoro di giornalista, reporter, scrittore, librettista a le sua figura intellettuale e umana risuonano ancora prepotentemente e quotidianamente alle orecchie di chi si occupa di cultura e di chi vorrebbe che il suo lavoro fosse un modello e una linea di condotta. Ecco perché è necessario dialogare con lui ancora una volta, cercando di trovare le parole che mancano, quelle che non sono state dette e quelle che ancora bisognerà dire.

Dalle 18:30 (ingresso libero) il foyer del Teatro Koreja di Lecce ospiterà "In altre parole. Dialoghi ininterrotti con Alessandro Leogrande". Attraverso i suoi scritti, i video e gli audio delle sue interviste si proverà a delinearne il profilo intellettuale e umano. Interverranno Fabrizio Versienti (giornalista Corriere del Mezzogiorno), Fulvio Colucci (giornalista La Gazzetta del Mezzogiorno e scrittore), Tiziana Colluto (giornalista IlFattoQuotidiano e TrNews), Salvatore Tramacere (regista e direttore artistico Koreja), Alessandro Valenti (regista e sceneggiatore), Andrea Pignataro (responsabile nazionale Volontariato, Politiche Giovanili e Servizio Civile del GUS), Loredana Capone (assessora all'industria culturale e turistica della Regione Puglia), Antonella Agnoli (assessora alla Cultura del Comune di Lecce) Gabriele Molendini (consigliere comunale Lecce Città Pubblica), Luigi De Luca (direttore del Polo Biblio-Museale di Lecce), Gabriella Morelli (Conversazioni sul futuro), Elisabetta Liguori e Francesca Russo (Lecce Festival Letteratura), Admir Shkurtaj (musicista e compositore), Francesca Congedo (studentessa) e altri amici e colleghi. Una "messa laica", una festa della parola, per stare, ancora una volta, con Alessandro Leogrande.
La serata - coordinata da Pierpaolo Lala e Giulia Maria Falzea - è promossa da Conversazioni sul Futuro, Teatro Koreja, Lecce Festival Letteratura, Corriere del Mezzogiorno, GUS Gruppo Umana Solidarietà, Gli Asini, Polo Biblio-Museale di Lecce in collaborazione con Premio Letterario Internazionale Vittorio Bodini e La Feltrinelli Libreria di Lecce.

 
Lecce. Al Poeta Milo De Angelis e alla traduttrice Ilide Carmignani il Premio Letterario V. Bodini Stampa E-mail
Scritto da Pier Paolo Lala   

La cerimonia di consegna della sesta edizione della manifestazione, promossa dal Centro Studi Vittorio Bodini in collaborazione con Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese e Polo Biblio-Museale di Lecce, con la direzione artistica di Alessandra Caiulo e la consulenza artistica e scientifica di Simone Giorgino, si terrà sabato 24 novembre al Teatro Apollo di Lecce.
Il poeta Milo De Angelis e la traduttrice, tra gli altri, di Roberto Bolaño e Luis Sepúlveda, Ilide Carmignani sono i vincitori delle due sezioni principali della quinta edizione del Premio Letterario Internazionale “Vittorio Bodini”, promosso dal Centro Studi Vittorio Bodini in collaborazione con Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese e Polo Biblio-Museale di Lecce. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 24 novembre (ore 20:30 - ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria a partire dal 12 novembre - info 0832683532 - 0832373570) al Teatro Apollo di Lecce con una serata dedicata al tema Sud come Europa con la direzione artistica di Alessandra Caiulo e la consulenza artistica e scientifica di Simone Giorgino. Poeta, narratore, critico, operatore culturale, ritenuto unanimemente uno dei più raffinati interpreti e traduttori della letteratura spagnola, Vittorio Bodini, nato a Bari il 6 gennaio 1914 da una famiglia di origine e tradizioni leccesi e scomparso a Roma nel 1970, è uno dei più significativi e originali scrittori italiani del Novecento. Il Sud di Bodini non è una semplice appendice di un sistema culturale che spesso lo relega ai suoi margini; non è una remota periferia né tantomeno una suggestiva cartolina del finis terrae: è, piuttosto, un ricco serbatoio non solo di testi poetici e narrativi ma anche di istanze di convivenza civile che riteniamo ancora di stretta attualità. L’Europa che ha termine nel Sud – ci ricorda Bodini, ed è proprio quello che si vuol mettere in evidenza nel corso della serata – non smette di essere Europa, anzi è proprio nel rapporto, spesso anche dialettico e conflittuale, fra Continente e Meridione che è possibile riconoscere alcuni aspetti, a volte trascurati, non solo della nostra storia letteraria ma anche della nostra cultura e dunque della nostra identità. 
Assegnato a opere edite in lingua italiana e articolato in due sezioni dedicate alla poesia e alla traduzione (con rispettivi premi in denaro), il Premio prevede anche dei riconoscimenti speciali a personalità che si sono adoperate in favore della divulgazione del nome di Bodini. La serata proporrà un concerto-recital nel quale l'elemento musicale si fonderà con quello teatrale e coreutico in un organismo compatto che si propone di comunicare agli spettatori l’idea di Sud che emerge dall’opera di Vittorio Bodini. Sul palco l'organettista Claudio Prima guiderà un ensemble composto da Valerio Daniele (chitarra), Giuseppe Spedicato (basso), Dario Congedo (batteria), Alessia Tondo (voce), Angela De Gaetano (voce recitante) e Maristella Martella (coreografia e danza).
Il Premio è cresciuto nel corso degli anni, affermandosi a livello regionale e nazionale, e coinvolgendo alcune tra le maggiori case editrici italiane (Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, Adelphi, Garzanti, Marsilio, Sellerio per citarne alcune) e partecipanti di livello nazionale e internazionale come Umberto Piersanti, Roberto Mussapi, Cesare Viviani, Gezim Hajdari, Ilide Carmignani, Anna Mioni, Elena Cappellini, Ottavio Fatica, Anna Linda Callow e numerosi altri. I vincitori delle precedenti quattro edizioni sono stati Valerio Magrelli e Fabio Pusterla (2014), Matteo Colombo e Nicola Crocetti (2015), Vivian Lamarque e Massimo Bacigalupo (2016), Roberto Mussapi e Giuseppe Girimonti Greco (2017).
La Giuria, presieduta da Anna Dolfi, ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze, è composta da eminenti personalità dell’accademia italiana e internazionale e da professionisti dell’editoria: Laura Dolfi (ordinario di Letteratura spagnola - Università di Parma), Luciano Formisano (ordinario di Filologia Romanza - Università di Bologna), Giancarlo Quiriconi (ordinario di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea - Università di Chieti/Pescara), Francesco Cataluccio (operatore culturale e scrittore), Pasquale Guaragnella (ordinario di Letteratura Italiana - Università di Bari), Camillo Faverzani (maitre de conference d’italien/habilitè à diriger les recherches - Universitè de Paris VIII), Antonio Lucio Giannone (ordinario di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea - Università del Salento), Beatrice Sica (Lecturer in Italian Studies and Head of the Italian Department at University College London) Livio Muci (Editore - Besa Editrice), Valentina Bodini (presidente onorario della giuria e presidente del Centro Studi, figlia di Vittorio Bodini).

Poeta, saggista, critico letterario, Milo De Angelis (Milano 1951) ha esordito con Somiglianze (Guanda 1976), seguito da Millimetri (Einaudi 1983; Il Saggiatore 2013). I successivi Terra del viso (1985), Distante un padre (1989), Biografia sommaria (1999), Tema dell’addio (2005, premio Viareggio), Quell’andarsene nel buio dei cortili (2010), Incontri e agguati (2015) sono tutti editi da Mondadori, come il riassuntivo Poesie (2008). È anche autore di un’opera narrativa, La corsa dei mantelli (Guanda 1979; Marcos y Marcos 2011), e della raccolta di saggi Poesia e destino (Cappelli 1982). Le sue interviste sono raccolte in La parola data, con DVD di Viviana Nicodemo (Mimesis 2017).

La traduttrice Ilide Carmignani è conosciuta soprattutto per le sue traduzioni di Roberto Bolaño e di Luis Sepúlveda. Si è laureata in Lettere all’Università di Pisa e specializzata in Letteratura spagnola e ispanoamericana e in Traduzione letteraria alla Brown University (USA) e all’Università di Siena. Nel 2000 ha vinto il I Premio di Traduzione letteraria dell'Instituto Cervantes e nel 2013 il Premio Nazionale di Traduzione del Ministero per i beni culturali. Ha tenuto corsi e seminari di traduzione letteraria presso università italiane e straniere (Università di Pisa, Centro di Poesia contemporanea dell’Università di Bologna, Università di Trento, University of East Anglia, FUSP). Si è occupata di linguistica contrastiva e lessicografia bilingue. Ha collaborato con “Linea d’Ombra”, “Il Manifesto”, “Nazione Indiana”, “Lo Straniero”. Dal 2000 cura gli eventi professionali sulla traduzione per il Salone Internazionale del Libro di Torino (l’AutoreInvisibile), dal 2002 le Giornate della Traduzione letteraria insieme a Stefano Arduini (2002-2016 presso l’Università di Urbino, 2017 presso la Link Campus University di Roma), e dal 2013 Traduttori in Movimento nella residenza per artisti Castello in Movimento di Fosdinovo.

Il Centro Studi Vittorio Bodini, presieduto da Valentina Bodini, figlia e unica erede di Vittorio, è stato istituito con l’intento di promuovere la conoscenza dell’opera letteraria di Vittorio Bodini attraverso molteplici attività culturali, artistiche ed editoriali. Le azioni del Centro Studi sono mosse dal tentativo di restituire a Vittorio Bodini – poeta tra i più originali e significativi del Novecento e tra i maggiori interpreti e traduttori italiani della letteratura spagnola – gli spazi e i riconoscimenti consoni alla sua memoria. È l’unico sodalizio autorizzato a utilizzare il nome del grande poeta, traduttore e cantore del Sud e delle sue contraddizioni per promuovere eventi, manifestazioni, concorsi letterari. Da diversi anni i componenti del Centro Studi operano nel tentativo di restituire a Vittorio Bodini, poeta tra i più originali e significativi del Novecento e tra i maggiori interpreti e traduttori italiani della letteratura spagnola, spazi e riconoscimenti consoni alla sua memoria.  Dal 2017 al Centro Studi è stata affidata una sede permanente a Nardò, nel Palazzo di Città, dove sarà esposta la mostra permanente multimediale dell’uomo e del letterato dal titolo “Vittorio Bodini. Un uomo condannato al coraggio” a cura di Antonio Minelli.


Ingresso gratuito previa prenotazione obbligatoria a partire dal 12 novembre ai numeri 0832683532 - 0832373570
I biglietti con i posti assegnati potranno essere ritirati dal 15 al 21 novembre (sabato e domenica esclusi) al Museo Provinciale Sigismondo Castromediano (ingresso da Viale Lo Re, II piano) dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.
Inizio spettacolo ore 20:30. Ingresso in teatro ore 20. Non sarà possibile accedere in sala senza il biglietto e a spettacolo iniziato.

 
Merine - Palazzo Magliola - "Il Mare dove non si tocca" di Fabio Genovesi Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

Lo scrittore Fabio Genovesi si racconta da bambino in "Il mare dove non si tocca", il suo nuovo
romanzo uscito per Mondadori.
La presentazione si svolgerà mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 19.00 a Merine nel salone di
Palazzo Magliola, evento promosso dal Comune di Lizzanello Settore Cultura, in collaborazione
con Libreria Idrusa di Alessano e Bene Comune ODV.
“Il mare dove non si tocca” è un condensato di emozioni, di storie, di riflessioni. Di giorni che
trascorrono, di sguardi che si incrociano, di mani che si sfiorano. Una scrittura a tratti evocativa
senza mai risultare superba, ma poetica, con l’immagine di un bambino che va in bicicletta mentre
“il vento mi rubava le lacrime”. Un contenitore fantastico di sensazioni, entusiasmo e tenacia.
Fabio apre ai lettori il suo mondo di bambino verso l’adolescenza, con l’entusiasmo puro di chi usa
i superlativi per descrivere gli episodi, le passeggiate nel bosco, i giochi in parrocchia, le paure a
scuola, e lo fa con un sacco di domande.
Un romanzo che diverte, fa sorridere, riflettere ma anche commuovere, tanto.
Trama
Fabio ha sei anni, due genitori, e nove nonni. Nove, perché è l’unico bimbo della famiglia Mancini,
e i tanti fratelli del suo vero nonno – uomini solitari, impetuosi e pericolosamente eccentrici – se lo
contendono per portarlo a caccia, a pesca e coinvolgerlo in mille altre attività assai poco
fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà
un concentrato di sorprese scioccanti: i suoi compagni hanno molti giocattoli e pochissimi nonni, e
si divertono tra loro con giochi strani dai nomi assurdi – nascondino, rubabandiera, moscacieca. E
infine, la scoperta più allarmante di tutte, sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i
maschi che arrivano a quarant’anni senza sposarsi impazziscono. I suoi nonni-zii sono lì a
testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui ci sono anche un padre taciturno ma affettuoso, la mamma,
la nonna e una ragazzina molto saggia che va in giro vestita da coccinella. Una famiglia caotica che
pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso accade e sconvolge ogni equilibrio. Giorno
dopo giorno, dalle elementari fino alle medie, Fabio cercherà il sempre precario equilibrio tra un
mondo privato popolato di storie, pieno di avventure e animato d’immaginazione, e il mondo là
fuori, confinato in mille regole opprimenti e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi, amori
improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, poetico e stralunato,
Fabio capirà che le stranezze sono il nostro inesauribile tesoro di unicità, e giungerà a scoprire la
propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.
Fabio Genovesi è nato a Forte dei Marmi nel 1974. Ha scritto i romanzi Versilia Rock City, Esche
vive, tradotto in dieci Paesi tra cui Stati Uniti e Israele, e Chi manda le onde (premio Strega Giovani
2015). È inoltre autore del saggio cult “Morte dei Marmi” e di “Tutti primi sul traguardo del mio
cuore”, diario on the road della sua avventura al Giro d’Italia. Collabora con il “Corriere della
Sera”, “La Lettura” e “Io Donna”.

 
Pizza patrimonio Unesco. Business di 12 mld di euro, 5 mln di pizze al giorno Stampa E-mail
Scritto da Tratto da affaritaliani.it   

Non e' la ricetta della pizza napoletana, rigorosamente disciplinata dall'attestazione di specificita' Stg che definisce le materie prime e le modalita' di cottura, ma sono bensi' la cultura e l'identita' di chi ci lavora a essere tutelati dal riconoscimento dell'Unesco.
Dal 'masto pizzaiuolo', che insegna e tramanda la tradizione e sceglie i materiali per la lavorazione, al 'guaglione' che apprende e realizza le pizze, fino al 'masto fornaio', che sceglie la legna, controlla la temperatura del forno e gestisce le cotture con le diverse pale a disposizione, di legno e di ferro.

- 'AMMACCATURA' E 'VOLO', LE FASI DELLA PREPARAZIONE
Si trasmettono da generazioni le figure del rigoroso codice della preparazione della pizza. Una serie di passaggi a mano che comprendono lo 'staglio' (i panetti di pasta lievitata pronta a essere stesa), l''ammaccatura' (la prima spianata della pizza), il 'cornicione' (la creazione del bordo della pizza che delimita pizza e condimento) e lo 'schiaffo' (la seconda spianata con la pizza presa a schiaffi sul banco di lavoro, di marmo cosparso di farina). A questo si aggiunge per i pizzaioli piu' esperti il 'volo', che, facendo roteare la pizza in aria, permette di acquisire una maggiore ossigenazione e consistenza e che ha dato vita anche a gare di pizza acrobatica. Le fasi successive sono la distribuzione del condimento, partendo dal centro del disco di pasta secondo il caratteristico movimento a spirale, prima di posizionare la pizza nel forno a legna tradizionale con la fiamma fatta riavvampare grazie a trucioli e farla ruotare su se stessa per una cottura omogenea.

- LIEVITO MADRE E MOZZARELLA DI BUFALA PER OTTENERE L'STG
La composizione della pasta, l'uso di lievito madre, la lenta e lunga lievitazione, l'impiego di olio evo e pomodoro di alcune varieta', sovrana tra tutte quella del San Marzano, e mozzarella di bufala o fior di latte di Agerola, nonche' le attrezzature erano parte fondamentale del disciplinare per ottenere l'Stg (articoli 2 e 3), oltre alla storia antica del piatto, riconoscimento ottenuto dall'Ue il 5 febbraio 2010.

- TRADIZIONE CHE RISALE AL 16ESIMO SECOLO
Secondo stime di Coldiretti, che, insieme all'Associazione pizzaiuoli napoletani e la Fondazione Univerde guidata dall'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, ha concorso alla raccolta di oltre 2 milioni di firme per la candidatura dell'arte dei pizzaiuoli nella lista Unesco, solo a Napoli sono circa 3mila coloro che portano avanti una tradizione artigianale risale al 16esimo secolo. Il sito web di Coldiretti, tra l'altro, indica che per il 39% degli italiani la pizza e' il simbolo culinario dell'Italia; pizza del resto e' la parola italiana piu' conosciuta all'estero (8% del campione), rispetto a cappuccino e spaghetti (7%) ed espresso (6%), in un sondaggio on line della Societa' Dante Alighieri.

- BUSINESS DA 12 MILIARDI EURO, 5 MILIONI DI PIZZE AL GIORNO
La pizza genera un business di 12 miliardi di euro in Italia, dove sono almeno 100 mila i lavoratori fissi nel settore, ai quali se ne aggiungono altri 50 mila nel fine settimana, secondo i dati dell'Accademia Pizzaioli. Ogni giorno solo in Italia si sfornano circa 5 milioni di pizze nelle circa 63mila pizzerie e locali per l'asporto, taglio e trasporto a domicilio, dove si lavorano in termini di ingredienti durante tutto l'anno 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. La passione per la pizza nel mondo vede in testa alla classifica, secondo Coldiretti, gli americani che sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili all'anno, e staccano spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci che, con 3,3 chili di pizza pro capite annui, chiudono questa classifica.

L'Arte del pizzaiuolo napoletano e' Patrimonio dell'Umanita'. Il 12 Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO, riunito in sessione sull'isola di Jeju in Corea del Sud, ha valutato positivamente la candidatura italiana. Per il Belpaese si tratta del 58esimo Bene tutelato (7 Patrimonio immateriale riconosciuto), il 9 in Campania. Con grande soddisfazione, ha annunciato la vittoria in diretta Facebook la delegazione italiana che sull'isola sudcoreana ha seguito da vicino i lavori del Comitato UNESCO. A Jeju hanno atteso la proclamazione l'Ambasciatore Vincenza Lomonaco, Rappresentante Permanente d'Italia presso l'UNESCO, il Presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, gia' Ministro delle Politiche Agricole e dell'Ambiente, Pierluigi Petrillo, curatore legale del dossier di candidatura. I lavori del Comitato UNESCO si concluderanno il 9 dicembre e solo al termine di questa ultima sessione l'Arte del pizzaiuolo napoletano sara' ufficialmente iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO.

Il significato di questo fondamentale riconoscimento lo ha spiegato Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della World Petition #pizzaUnesco che, con oltre 2 milioni di sottoscrizioni mondiali, ha sostenuto la candidatura italiana verso la vittoria finale: "Il riconoscimento dell'Arte del pizzaiuolo napoletano nella prestigiosa Lista del Patrimonio immateriale dell'UNESCO e' la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d'unione culturale. Sono veramente entusiasta del risultato ottenuto perche', seppur la candidatura fosse forte e credibile, si tratta di un successo affatto scontato ma perseguito dopo anni di intensa attivita' e dedizione, al fine di poter garantire la valutazione positiva da parte del Comitato UNESCO. L'Arte del pizzaiuolo napoletano e' un patrimonio di conoscenze artigianali uniche tramandato di padre in figlio, elemento identitario della cultura e del popolo partenopeo che ancora oggi opera in stretta continuita' con la tradizione. Dedico questa vittoria agli amici pizzaiuoli, alla loro arte e alla loro creativita', al loro cuore e alla loro passione, alla citta' di Napoli, ai napoletani, all'Italia".

 
L’archivio De Martino ceduto alla Treccani, «vivrà nella contemporaneità» Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Lupo tratto da nuovoquotidianodi puglia.it   

Affidarli ad altre mani dopo oltre 70 anni di lavoro comune, compresa la tappa del 1959 nel Salento, non deve essere stato facile.
Eppure con la storica cessione dell’intero archivio Ernesto De Martino alla Fondazione Treccani, la firma c’è stata due giorni fa a Roma, Vittoria De Palma, compagna nella vita e nella professione del celebre antropologo napoletano “scopritore del Sud”, potrà regalare una nuova vita ai 47 faldoni, contenenti appunti e fotografie, estratti e bozze dei viaggi di ricerca che Ernesto De Martino compì a cavallo degli anni 50 e 60, una buona metà dei quali tra Puglia e Lucania.
Un patrimonio inestimabile, frutto delle osservazioni e delle scoperte che aprirono una nuova strada nell’indagine etnologica, concentrandosi sulle aree più arcaiche del Mezzogiorno d’Italia, allora del tutto inesplorate, cogliendo gli aspetti culturali e soprattutto politici nel folklore religioso della cultura contadina, che dalla Lucania (Sud e magia, 1959), lo portarono nel Salento alla scoperta del tarantismo (La terra del rimorso, 1961). Accanto agli appunti confluiti nelle pubblicazioni, divenute una pietra miliare per il dibattito culturale del tempo e non solo, il materiale raccolto contiene innumerevoli spunti e suggestioni che oggi è possibile far rivivere nella contemporaneità.
«Nel corso delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Ernesto De Martino, che si sono svolte in Treccani, Vittoria De Palma aveva manifestato la volontà di valorizzare l’archivio, rendendolo più accessibile non solo agli studiosi di antropologia, di etnologia, di storia delle religioni, ma anche ai tantissimi appassionati di cultura popolare - spiega il direttore generale dell’istituto Massimo Bray -. L’obiettivo di Treccani, in collaborazione con la comunità scientifica che finalmente avrà a disposizione questo tesoro di documenti e di idee, sarà quello di rendere vivo l’archivio di un studioso che, anche grazie al suo impegno al tempo stesso critico e politico, scientifico e sociale, viene ricordato come il fondatore dell’antropologia italiana». «Una figura - prosegue Bray - che ancora oggi è cruciale per il dibattito contemporaneo sul patrimonio immateriale e sul rapporto tra cultura e politica e la cui ricerca era mossa da un’attenzione straordinaria per gli “sconfitti” dalla storia; per quelle forme di cultura che erano relegate al ruolo di “relitti” di una civiltà e, infine, per la sua attenzione acutissima al folklore delle regioni del Meridione d’Italia, le più povere del nostro Paese, che senza l’impegno di De Martino rischiavano di vedere dimenticata una parte molto significativa del loro patrimonio culturale».

A curare la “trattativa” tra la vedova di De Martino e la fondazione è stato Andrea Carlino, docente di Storia della Medicina presso l’Università di Ginevra, originario di Lecce, ideatore delle manifestazioni per il cinquantenario della morte di De Martino, cui prese parte anche Vittoria De Palma.
«L’idea è tradurre in chiave contemporanea e pertinente spunti e suggestioni in arrivo dall’archivio. - spiega Carlino - Lontani dalle rievocazioni e nostalgie sull’argomento». L’idea infatti è non solo digitalizzare il materiale, rendendolo finalmente accessibile a tutti, ma anche di dedicare all’opera dell’antropologo una serie di eventi, che partiranno nell’immediato: il primo è una residenza artistica che si terrà in estate a San Cesario di Lecce, con la fondazione Lac o Le Mon. Ma altro potrebbe riguardare a breve anche la Biennale di Venezia. Lo spirito di De Martino, insomma, presto tornerà ad aleggiare prepotentemente e non solo nel suo magico Sud.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 28