Editoriale

Scritto il 21 Maggio 2020 da Pantaleo Candido
calimera-fiusis-azienda-leader-nel-salento-e-in-puglia-nella-produzione-di-pellet-a-km-o  Tremenda macchina di morte, chissà che un giorno la pandemia non si faccia ricordare anche come fonte di vita. E già, perché è di nascita che parla la storia di un imprenditore che, a dispetto del coronavirus e dell'annuncio della più profonda delle recessioni, decide di aprire finalmente la sua nuova fabbrica per produrre ecopellet da legno...

Turismo

Scritto il 14 Maggio 2020 da Claudia Forcignanò, tratto da corrieresalentino.it
bandiere-blu-2020-tornano-a-sventolare-su-melendugno-castro-salve-e-otranto-si-confermanoSALENTO – Puntuale come ogni anno torna l’appuntamento con le “Bandiere Blu”, l’ambito premio conferito alle marine che si sono contraddistinte per la pulizia dell’acqua e il rispetto dell’ambiente dalla ong internazionale FEE (Foundation for Environmental Education, Fondazione per l’educazione ambientale), basandosi sui prelievi delle Arpa, le ...

Politica

Scritto il 21 Maggio 2020 da Tratto da Lecceprima.it
ecotassa-regione-fa-dietrofront-e-blasi-incalza-qchiudere-il-ciclo-dei-rifiutiq-Ecotassa, Regione fa dietrofront e Blasi incalza: "Chiudere il ciclo dei rifiuti" „ LECCE - Sulla querelle sull'ecotassa, dopo una serie di pronunciamenti in sede di giustizia amministrativa sempre contrari alla Regione Puglia e favorevoli ai Comuni, arriva il ravvedimento della giunta guidata da Emiliano che per il 2020 ha deciso di applicare la...

Economia

Scritto il 14 Maggio 2020 da tratto da Ilfattoquotidiano.it
decreto-rilancio-le-misure-per-i-lavoratoriA conti fatti, secondo il presidente del Consiglio, i soldi stanziati per i lavoratori ammontano a 25,6 miliardi di euro, circa il 40% dei 55 smossi per il decreto Rilancio. “Milioni di lavoratori hanno beneficiato e stanno beneficiando della cassa integrazione” ma sappiamo che “ce ne sono tanti che non l’hanno ottenuta perché i meccanismi di quella...

Diritto & Doveri

Scritto il 22 Aprile 2020 da Alessandro Candido
roma-riaccentramento-della-sanita-no-grazieCon l’esplosione della pandemia e la pressione senza precedenti esercitata sul sistema sanitario, hanno ricominciato a soffiare i venti del riaccentramento delle competenze in materia sanitaria. I fautori di tale anacronistica tesi sembrano trascurare che l’art. 117 annovera la “tutela della salute” – espressione che ha sostituito la vecchia e ...

Scarica la tua copia in pdf


Clicca sull'immagine o su questo LINK e scarica l'ultimo numero de "Il Salentino" (7,6 Mb).

Per visualizzare il pdf sul tuo computer deve essere installato Adoba Acrobat Reader

Eventi

Scritto il 22 Aprile 2020 da Redazione
bari-dalla-puglia-col-cuore-fondazione-italiana-sommelier-di-puglia-si-mobilita-per-la-cri  EMERGENZA COVID - 19. “DALLA PUGLIA COL CUORE!” FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER DI PUGLIA SI MOBILITA PER SOSTENERE LA CROCE ROSSA ITALIANA La Fondazione Italiana Sommelier di Puglia crea un evento sul web per sostenere la Croce Rossa Italiana, in prima linea nell’emergenza Covid-19 e mette in campo le eccellenze dell’enogastronomia...

Comuni Salentini

Scritto il 13 Maggio 2020 da Pantaleo Candido
minervino-di-lecce-caroppo-duecento-euro-di-bonus-per-lacquisto-di-mezzi-di-mobilita-sostenibile  DUECENTO euro di bonus per l'acquisto di mezzi privati di mobilità sostenibile, in questo caso una bicicletta elettrica, un incentivo destinato a chi risiede o è domiciliato nel Comune di Minervino di Lecce. “In tempi di Coronavirus, dice il Sindaco Ettore Caroppo, tornato per la seconda volta alla guida del Comune, dove i numeri dei bilanci...

Sport

Scritto il 13 Maggio 2020 da redazione
melendugno-campionato-di-1-categoria-lascia-il-presidente-roberto-greco  Melendugno. Con un post su facebook il Presidente del Melendugno Calcio, annuncia le sue dimissioni dalla società per motivi strettamente personali. Peccato, Greco aveva dimostrato con i fatti, che alla squadra ci teneva e visto i risultati raggiunti, si può dire che ha portato il Melendugno , praticamente in promozione. Di seguito il post del...

Cultura

Scritto il 14 Maggio 2020 da redazione
gr-emiliano-e-capone-17-milioni-di-euro-a-sostegno-del-comparto-cultura-e-spettacoloApprovato dalla Giunta regionale il Piano straordinario per la Cultura e lo Spettacolo “Custodiamo la Cultura in Puglia” con cui l’assessorato all’Industria turistica e culturale mette in campo altri 17milioni e 150 mila euro per sostenere gli operatori e le imprese pugliesi nell’emergenza Covid19. “Con questo Piano - ha dichiarato il presidente...
Editoriale
Calimera. Fiusis azienda leader nel Salento e in Puglia, nella produzione di Pellet a Km O Stampa E-mail
Scritto da Pantaleo Candido   
Giovedì 21 Maggio 2020 19:08

 

Tremenda macchina di morte, chissà che un giorno la pandemia non si faccia ricordare anche come fonte di vita. E già, perché è di nascita che parla la storia di un imprenditore che, a dispetto del coronavirus e dell'annuncio della più profonda delle recessioni, decide di aprire finalmente la sua nuova fabbrica per produrre ecopellet da legno vergine. E non a Sidney o Rejkjavik, ma a Calimera, nel cuore della Grecia Salentina, dove dieci anni fa lui stesso accese la prima centrale a biomasse del Sud Italia. Paradossale? Eppure è avvenuto. Nei giorni scorsi e precisamente venerdì 17 aprile giusto per non deludere nemmeno i superstiziosi.
Marcello Piccinni aspettava questo momento da quando, con Fiusis, nel 2010, ha messo piede nel mondo delle energie rinnovabili. L'anno scorso i primi annunci. Completata l'ultima pennellata al capannone e collaudato al dettaglio l'intero l'impianto, ora ha premuto start. «Sì, lo so, il periodo è tragico - racconta con l'adrenalina in corpo, dopo aver spedito in redazione le prime due foto -, non potevo fare di peggio ma era tutto pronto e abbiamo voluto iniziare. Da qualche giorno stiamo
producendo il primo pellet made in Salento, Puglia e, insieme a pochi altri, made in Italy». L'investimento complessivo ammonta a 1,5 milioni di euro e consta di una previsione produttiva a regime pari a 1000 Kg l'ora ovvero 1000 sacchi al giorno. Il nuovo stabilimento è stato eretto
a un centinaio di metri dalla centrale. E ospita un impianto che l'imprenditore definisce «molto particolare, perché», dice, «genera un pellet a chilometro 0», completamente prodotto sul territorio e ottenuto al 100% da legno vergine, in maniera eco-compatibile: «Non contiene additivi chimici o sostanze leganti, è essiccato con il calore del recupero alimentato dalla centrale elettrica, è prodotto con energia fotovoltaica e l'imballaggio che lo contiene è di plastica completamente
riciclabile», spiega Piccinni. I nuovi macchinari sono stati acquistati nel Nord Italia, da due aziende di Mantova e Treviso: «C'è il cippatore, che trasforma il legno in cippato; la linea di raffinazione, che dal cippato genera polverino; e, infine, la linea dell'insacchettamento automatico, attraverso cui un macchina trasforma il film è trasformato in sacchetto che, a sua volta, viene riempito, pesato e scaricato sul nastro che lo trasporta sul pallet».
Poi, c'è l'aspetto commerciale, che si presenta come un altro potenziale punto di forza della strategia di Fiusis. «Saremo, infatti, direttamente noi a venderlo. Con un sistema di trasporto aziendale, siamo in grado di distribuirlo in tutti i comuni. Ma, intanto, abbiamo predisposto anche uno spazio-vendita nel nostro stabilimento, in modo da realizzare anche un vantaggio economico per il consumatore, che potrà vedere con i suoi occhi come viene prodotto ciò che è interessato ad acquistare». Sul sacchetto ci sarà anche il crest ufficiale dell'Us Lecce, a titolo di partnership. L'impatto occupazionale non appare meno promettente. Si parte subito con un turno ma l'obiettivo è programmarne tre, come il numero degli addetti che, per ora, sono impiegati nella nuova produzione, già inseriti nell'organico Fiusis attivo al servizio della centrale che, pur autorizzata in deroga all'esercizio, in questa fase opera solo al 70% della sua capacità. Un'altra piccola rivoluzione per un'azienda alla quale, soli pochi mesi fa, il presidente della commissione Europea, Urusula Von der Leyen, aveva esteso l'invito a Bruxelles e assegnato il ruolo di partner fra gli stakeholder che
contribuiranno a definire l'agenda degli impegni europei in materia di sostenibilità ambientale per i prossimi vent'anni. E, forse, non sarà nemmeno l'ultima: «Con la produzione di pellet, da un lato, ottimizziamo ancora di più l'attività della centrale e, dall'altro, creiamo un'attività connessa a quella di generazione elettrica. Ma non ci fermeremo qui», assicura l'imprenditore salentino, svelando l'oggetto della ricerca in corso nel laboratorio di Calimera: creare fertilizzante a uso agricolo dalle ceneri prodotte dalla centrale. Idee nell'era del buio, per un futuro e rapido contagio di creatività e speranza.

--

Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin-top:0cm; mso-para-margin-right:0cm; mso-para-margin-bottom:10.0pt; mso-para-margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Calibri","sans-serif"; mso-ascii-font-family:Calibri; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Calibri; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}

 
Il Punto. Sergio Blasi: Stabilizzare i lavoratori del 118 è giusto e conveniente, lo dicono i numeri Stampa E-mail
Scritto da Sergio Blasi   
Mercoledì 13 Maggio 2020 18:39

 

Stabilizzare i lavoratori del 118 è giusto e conveniente, lo dicono i numeri. E qualcosa, nella Asl di Lecce, inizia a muoversi!
Nei giorni scorsi mi sono attivato per capire a che punto sia il processo di internalizzazione del servizio di emergenza-urgenza, a mio avviso determinante per elevare la qualità complessiva della sanità pugliese, anche alla luce dell’epidemia da Covid-19.
E’ emerso che in seguito a un’assemblea dei soci di Sanità Service del 30 dicembre 2019, l’Asl ha dato mandato a Sanità Service di stabilizzare “con la necessaria rapidità” i dipendenti delle “organizzazioni profit” – nello specifico le ditte Ikebana e Meleleo - che operano sui territori di Casarano, Gallipoli, Scorrano, Ugento e Otranto.
Il 17 aprile scorso Sanità Service ha risposto alla Asl con un piano dettagliato su modalità e costi di un’operazione di stabilizzazione che coinvolge in tutto 53 lavoratori, tra autisti e soccorritori. Nello specifico, Sanità Service fa sapere di essere pronta ad assumere 12 dipendenti a Otranto, 12 a Ugento, 12 a Casarano e 17 tra Gallipoli e Scorrano e di acquistare un’ambulanza a fronte delle quattro necessarie per coprire le aree coinvolte (tre mezzi sono già nella disponibilità dell’Asl).
La stessa Sanità Service specifica che la stima dei costi per l’intera operazione, considerati gli oneri di carburante, formazione del personale, fornitura delle divise, servizio di lavanolo e acquisto dell’ambulanza, oltre ai costi di gestione dei mezzi e agli aspetti relativi alla gestione del personale, ammonterebbe a circa 1 milione 950mila euro l’anno a fronte degli attuali 2 milioni 93mila euro che la Asl spende per mantenere il servizio appaltato alle ditte Ikebana e Meleleo. Il risparmio stimato è dunque di oltre 140mila euro l’anno, ambulanza e relative attrezzature incluse.
Ciò significa che ci avevamo visto giusto: internalizzare l’emergenza-urgenza non solo è possibile, ma anche conveniente. E va fatto subito. Ci sono tutte le condizioni (la relazione di Sanità Service lo dimostra) per garantire a centinaia di lavoratori le certezze occupazionali consone a chi riveste un ruolo così delicato per la salute di tutti noi, e ai pugliesi un servizio all’altezza di questo nome. Pertanto invito nuovamente il presidente Michele Emiliano e tutte le Asl pugliesi ad affrontare e risolvere con pragmatismo la situazione del 118, anche perché, a fronte dei 53 operatori in questione per cui si è di fatto avviato l’iter che conduce alla stabilità (ora però bisogna accelerare!), ve ne sono tanti altri che da anni attendono risposte, soprattutto quelli che oggi lavorano tra precarietà e sfruttamento per le varie associazioni no profit (o presunte tali) che affollano il settore e di cui difficilmente sentiremo la mancanza.
Insomma, la strada che conduce alla qualità è ancora molto lunga, ma assolutamente percorribile. Procediamo con velocità e convinzione per portarci in casa il servizio di emergenza-urgenza, risparmiando e garantendo stabilità ai lavoratori del 118.

Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin-top:0cm; mso-para-margin-right:0cm; mso-para-margin-bottom:10.0pt; mso-para-margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Calibri","sans-serif"; mso-ascii-font-family:Calibri; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Calibri; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}

 
IL PUNTO Stampa E-mail
Scritto da Tratto da lavoce.info   
Mercoledì 22 Aprile 2020 15:49

Scelte operative e modelli di sanità diversi tra regioni confinanti hanno assegnato alla Lombardia il triste record di morti per Covid-19. Intanto il governatore Fontana – in concorrenza con il governo centrale – sforna una app per tracciare la salute dei lombardi, contro un virus che non vede confini. Per capire meglio i dati sulla mortalità, bene utilizzare anche quelli dell’Istat. Soprattutto per quanto riguarda le aree più colpite. Rimane che l’inaffidabilità dei dati impedisce di stabilire il reale numero dei contagiati. Per ridurre i rischi della fase 2 servirebbe un monitoraggio su un campione della popolazione. E comunque a pesare su quando riaprire e quali attività economiche ci sarà la ricerca di un equilibrio tra i costi per salvare vite umane e i costi del blocco. E sempre prima di riaprire andrebbero valutati con precisione gli effetti del lockdown sulla diffusione del coronavirus, anche se in assenza di dati dettagliati.
Sensibili gli effetti sociali dell’emergenza. Con la scusa della crisi, torna sotto attacco, in Italia, il diritto delle donne di interrompere la gravidanza e si riaffaccia il rischio di tornare agli aborti clandestini. E anche se, da casa propria, si offrono lezioni online a tutti gli studenti, una loro effettiva fruizione che non allarghi le esistenti disuguaglianze formative dipende dal background familiare.
La Corte Ue ha condannato tre paesi che hanno evitato la redistribuzione dei profughi. Atto poco più che simbolico ma proprio per questo importante.

 
Roma. Una lettura costituzionale di D.L. e d.P.C.M. Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Candido   
Lunedì 06 Aprile 2020 10:46

Diventa oramai sempre più difficile enumerare i provvedimenti che da circa due mesi il governo Conte ha adottato per fronteggiare la gravissima emergenza da COVID-19. Sono numerosi infatti i decreti del Presidente del Consiglio che hanno imposto alle libertà dei cittadini – prima tra tutte, quella di circolazione – misure restrittive che non hanno precedenti nella storia repubblicana. Si tratta di atti normativi di rango secondario che inizialmente si sono radicati sul d.l. 23 febbraio 2020 n. 6 che, al fine di attuare “ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica” (art. 1), ha previsto l’emanazione di “uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri” (art. 3). Tra questi si collocano i d.P.C.M. 8, 9, 11 e 22 marzo 2020, miranti – attraverso un divieto penalmente presidiato – a evitare temporaneamente “ogni spostamento delle persone fisiche”, salvo che per “comprovate esigenze lavorative”, “situazioni di necessità”, ovvero “motivi di salute”, da giustificare tramite autodichiarazione.

I d.P.C.M. in questione contengono una serie di limitazioni impattanti negli ambiti lavorativo, scolastico, culturale, ludico-sportivo, religioso, sanitario, che incidono su tutti i rapporti civili, etico-sociali, economici e politici, comportando di fatto una sospensione delle libertà costituzionali in nome dell’emergenza. Quest’ultima, come osservava Santi Romano riprendendo un principio già noto alla tradizione romanistica, in situazioni di necessità costituisce la “fonte prima ed originaria di tutto quanto il diritto, in modo che rispetto a essa, le altre sono da considerarsi in certo modo derivate” (S. Romano, Sui decreti legge e lo stato d’assedio in occasione del terremoto di Messina e di Reggio-Calabria, in Riv. dir. pubbl., n. 1/1909, p. 260).

Con il d.l. 25 marzo 2020 n. 19 il governo ha poi abrogato il d.l. n. 6 del 2020, elencando (con maggiore puntualità rispetto a quest’ultimo) le misure restrittive delle libertà individuali che i successivi d.P.C.M. potranno disciplinare e, al contempo, fornendo copertura agli atti secondari fino a questo momento adottati.

Ciò premesso, ci si chiede se lo strumento del decreto legge sia sufficiente a fungere da delega in bianco idonea a consentire al capo del governo di adottare atti di normazione secondaria in deroga alla legge, senza passare per il controllo del Parlamento (che, invero, non è stato coinvolto nemmeno nella fase di dichiarazione dello stato di emergenza). Sebbene sia opportuno che, in virtù delle riserve di legge contenute nella Costituzione, la limitazione delle libertà passi sempre da una fonte primaria, la risposta può essere affermativa, ove si leggano i d.P.C.M. adottati – al di là della loro veste formale – alla stregua dei provvedimenti di cui al Codice di protezione civile (il d.lgs. 2 gennaio 2018, n. 1). Quest’ultimo, nei casi – come quello di specie – di “deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale” (art. 24), autorizza l’adozione di ordinanze di protezione civile, “in deroga ad ogni disposizione vigente” (art. 25); senza tra l’altro dimenticare che lo stesso Presidente del Consiglio “detiene i poteri di ordinanza in materia di protezione civile” (art. 5). Del resto, l’art. 2 dell’abrogato d.l. n. 6 del 2020, nella parte in cui disponeva che “le autorità competenti possono adottare ulteriori misure di contenimento e gestione dell’emergenza”, consentiva di rinviare a ulteriori competenze, previste altrove.

Quanto poi all’adozione di misure che influiscono sul movimento della popolazione, il giudice delle leggi in diverse occasioni ha ammesso tale possibilità, dato che siffatte limitazioni possono trovare giustificazione “in funzione di altri interessi pubblici egualmente meritevoli di tutela” (Corte cost., n. 66 del 2005), a patto che “rispondano a criteri di ragionevolezza” (Corte cost., n. 264 del 1996).

Rinviando un compiuto giudizio sull’operato del governo soltanto al momento in cui l’emergenza sarà terminata, la pressione senza precedenti esercitata sulle libertà costituzionali potrebbe giustificare una torsione del sistema delle fonti, superando lo scoglio del giudizio di ragionevolezza, a condizione che abbia carattere temporaneo e che si renda più intellegibile: la drammatica esperienza in atto dimostra quanto sia importante la chiarezza del diritto. Alcune norme di controversa esegesi, unitamente al concitato nonché confuso susseguirsi di notizie prima dell’emanazione dei provvedimenti, hanno spinto migliaia di persone ad abbandonare le zone focolaio, richiamando alla mente aneddoti di manzoniana memoria. Uno degli aspetti sui quali intervenire è quello della comunicazione legislativa, che non deve precedere, ma semmai seguire l’emanazione degli atti normativi, specie se destinati ad avere un impatto immediato sul governo dell’emergenza. Connessa a tale profilo, e certamente da migliorare è la tecnica normativa, che si inscrive in quel sacrosanto principio di civiltà giuridica che è la certezza del diritto.

Un’ultima considerazione. Nel dramma di questo tempo si intravede un tiepido raggio di sole (ex malo bonum, direbbe Sant’Agostino): un nuovo umanesimo e un ritorno a quella carità cristiana che è soprattutto in grado di flere cum flentibus. Bisogna ripartire proprio dall’etica della solidarietà, più volte richiamata dal Pontefice lo scorso 27 marzo nel surreale silenzio assordante di Piazza San Pietro, percorrendo quel sentiero a tratti tortuoso che conduce alla rigenerazione valoriale della società.

Alessandro Candido
Professore a contratto nell’Università degli Studi di Milano Bicocca e dottore di ricerca in Istituzioni di diritto pubblico nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

 
L’insegnamento di Dante e l’identità nazionale Stampa E-mail
Scritto da Rosario Coluccia - tratto da Nuovo Quotidiano di Puglia   
Mercoledì 25 Marzo 2020 12:33


Di mestiere faccio il linguista. Viviamo tempi bui che non dureranno poco (non giorni né settimane, purtroppo). In queste condizioni, può apparire futile parlare di argomenti che non siano legati all’attualità
giornaliera del coronavirus, a quello che ogni giorno ascoltiamo, vediamo e leggiamo attraverso i media, alle conseguenze che la pandemia genera nei nostri pensieri e nei nostri comportamenti, alle molte domande senza risposta che affollano la nostra mente. Ma no, forse possiamo non rassegnarci alla fatalità della contingenza. Forse possiamo reagire alle difficoltà attuali non isolandoci nella paura senza freni di chi
non vuole vedere o sapere (credendo ingenuamente che questo comportamento possa costituire una sufficiente difesa dal rischio) o agendo nel modo irrazionale di chi nega la virulenza del contagio e va in giro senza necessità, incurante degli altri e accampando le motivazioni più strane. In un articolo precedente ho definito questi ultimi criminali irresponsabili, chi agisce così mette a repentaglio la salute altrui, in tanti mi hanno scritto condividendo. Forse invece possiamo (dobbiamo?) reagire all’incubo che stiamo attraversando, facendo ricorso agli esempi che vengono dalla nostra storia e dai grandi del passato, cercando spunti di riflessione nelle opere che narrano e angosce che altri prima di noi hanno fronteggiato, vivendo in periodi difficili come quello che ora viviamo noi. Aiuta a riflettere sulla situazione
attuale la lettura (o l’ascolto, ci sono ottime versione orali nella rete, anche gratuite) dei capitoli XXXI e XXXII dei Promessi Sposi. Manzoni vi riscostruisce la vicenda della peste che colpì Milano nel 1630. «La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia», comincia così il primo dei due capitoli del romanzo che abbiamoappena ricordato. Il racconto manzoniano è una descrizione realistica della malattia, tragedia terrena in cui comportamenti irrazionali contribuiscono a facilitare la diffusione del morbo. Li abbiamo vissuti anche noi, eccone alcuni. La presunzione (alle prime notizie) che si tratta di qualcosa proveniente da Paesi stranieri e lontani, che non potrebbe mai raggiungerci; la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero (quando il contagio invece coinvolge anche noi), a cui unicamente addebitare (quasi con sollievo) la causa dell’epidemia; la non curanza di chi non vuol sentir parlare di pericolo e se la prende con coloro
che mettono la collettività sull’avviso; lo scontro, a volte aspro, tra le autorità politiche, che in alcuni casi appare dettato da mera propaganda elettorale; il disprezzo per gli esperti, peraltro a volte essi pure in disaccordo di fronte al male sconosciuto; le voci incontrollate; i rimedi incerti o improvvisati; la razzia dei beni di prima necessità. Per capirne di più, qualcuno potrebbe utilmente rileggere il Decameron di
Boccaccio, le novelle che la «onesta brigata di sette donne e di tre giovani» si racconta, nel tentativo di sfuggire alla «mortifera pestilenza» del 1348, isolandosi dai concittadini, restando in casa (come anche
noi tutti dovremmo fare). Chi può, legga l’Introduzione a quell’opera magnifica, nella quale Boccaccio descrive i comportamenti individuali e collettivi dei fiorentini di fronte alla mortalità che non si sapeva
fronteggiare. Le prime manifestazioni del morbo «nelle parti orientali»; l’ampliamento «verso l’Occidente»; il mutare delle manifestazioni esterne dell’infezione; le incertezze della medicina di fronte
a una malattia sconosciuta; le modalità del contagio; i variabilissimi comportamenti umani, dalla sobrietà estrema fino alla sconsideratezza; l’isolamento degli ammalati e la solitudine estrema dei morti. Tante cose sono identiche a quel che accade oggi, perché gli uomini ripetono sempre sé stessi. Non arrivò a conoscere la peste che nel 1348 avrebbe devastato la sua città il fiorentino Dante, esule e peregrinante
in varie località italiane, morto a Ravenna il 13 o 14 settembre 1321, probabilmente dopo essere appena rientrato nella città romagnola da un’ambasceria a Venezia. Dante scomparve verosimilmente a causa di un’infezione broncopolmonare, secondo una diagnosi tentata qualche anno fa a distanza di secoli, sulla base di poche e non dettagliate informazioni pervenute fino a noi. Ma non è per tale coincidenza di carattere medico (infausta in questo momento) che dobbiamo ricordarlo. La diffusa espressione che definisce Dante “padre della lingua italiana” è, semplicemente, la verità. Il fascino delle sue opere (in particolare la Divina Commedia, ma anche altre molto celebrate) e la lingua da lui elaborata, continuata da altri autori di estrazione fiorentina, conducono nel giro di poche generazioni all’unificazione linguistica d’Italia, al livello letterario più alto. Poeta che appartiene al mondo, Dante fonda la nostra identità nazionale. La percezione più vistosa dell’enorme influenza che la Commedia ha esercitato sulla lingua italiana si ha considerando il numero di frasi celebri di origine dantesca, radicate nella nostra lingua al punto da dar luogo a espressioni idiomatiche o veri e propri proverbi, spesso usate in forme del tutto svincolate dal contesto originario. Tante le frasi dantesche che usiamo senza ricordarne la provenienza:
«e ’l modo ancor m’offende », «Amor, ch’a nullo amato amar perdona», «Galeotto fu il libro e chi lo scrisse», «lasciate ogni speranza o voi che entrate», «non ti curar di lor, ma guarda e passa», «sanza ’nfamia e sanza lodo», «dolenti note». Per celebrare degnamente, in Italia e in tutto il mondo, i 700 anni dalla morte di Dante (il settecentenario ricorre nel 2021), il Governo e il Parlamento, su proposta di istituzioni, accademie, giornali, intellettuali, professori, hanno istituito a partire da quest’anno il “Dantedì”. Il nome è nato in una conversazione telefonica tra Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, e Paolo Di Stefano, giornalista del Corriere della Sera; la data scelta è quella
odierna, il 25 marzo, giorno in cui comincia il viaggio ultraterreno di Dante, che attraverso l’Inferno e il Purgatorio raggiunge il Paradiso. Pur in questi momenti difficili, celebriamo degnamente il nostro poeta più grande, che il mondo venera. Uniti in modalità digitale, docenti e studenti leggeranno interi canti della Commedia nella mattinata del Dantedì; terzine e versi danteschi saranno recitati dai cittadini dai balconi alle 18, accogliendo una proposta di Francesco Sabatini, rilanciata da varie istituzioni culturali; l’Accademia della Crusca ha invitato personalità che operano nella società, nell’università, nella cultura, nell’informazione, nell’economia a produrre autonomamente un video (di due minuti) in cui ognuno presenta un verso o una terzina dantesca a cui si sente legato (i video saranno inseriti oggi nel canale
ufficiale YouTube e nella galleria del sito web dell’Accademia e saranno diffusi sulle pagine ufficiali Facebook, Twitter e Instagram). E molte altre iniziative. Interprete dei complessi sentimenti che attraversano la nostra mente e la nostra anima, vero e proprio stigma di umanità, Dante nella Commedia ha mostrato in maniera mirabile la capacità dell’umanità di uscire da una situazione terribilmente
difficile, che «fa tremar le vene e i polsi», e di arrivare «a riveder le stelle». Anche noi ci riusciremo, ne saremocapaci.

Prof. Rosario Coluccia

Università del salento

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 18