Editoriale

Scritto il 03 Dicembre 2017 da Pantaleo Candido
melendugno-le-attivita-produttive-di-melendugno-il-6-dicembre-abbassano-le-saracinesche-contro-tap "Chiusi per dignità. I commercianti di Melendugno, e non solo, hanno deciso di indire uno sciopero per il giorno 6 di dicembre per dire no ad un’ opera imposta, dannosa ed inutile, un’ opera che segnerà un cambiamento radicale nelle scelte di sviluppo economico che questo territorio da sempre ha adottato. Agricoltura, pesca e turismo sono il volano...

Turismo

Scritto il 09 Dicembre 2017 da Redazione
nardo-nuove-opportunita-con-lavioturismoGALLIPOLI/NARDO’ - Le nuore rotte del turismo si tracciano ancora una volta sorvolando i cieli e solcando i mari dei litorali di Gallipoli e Nardò. Le due cittadine del versante ionico, a pochi giorni dalla notizia del finanziamento con circa 3 milioni di euro  grazie alle risorse del programma di cooperazione Interreg per collegare in idrovolante...

Politica

Scritto il 09 Dicembre 2017 da Tratto da repubblica.it Chiara Spagnolo
alessano-insulti-alla-sindaca-che-nega-ai-leghisti-la-piazza-per-il-sit-in-contro-lo-ius-soliLa prima cittadina di Alessano, Francesca Torsello vieta il luogo dedicato a don Tonino Bello per la manifestazione di "Noi con Salvini". "Irrispettosi i cartelli 'no agli invasori' sotto la casa del vescovo simbolo dell'accoglienza. Manifestino altrove".La piazza di Alessano, intitolata al vescovo dell'accoglienza don Tonino Bello, non può essere...

Economia

Scritto il 07 Dicembre 2017 da Tratto da huffingtonpost.it
disoccupazione-stabile-crescono-solo-gli-occupati-a-tempo-determinatoNel terzo trimestre 2017 la disoccupazione è stabile all'11,2%, diminuiscono i disoccupati e gli inattivi, crescono gli occupati ma solo a tempo determinato, componente che registra livelli record. I dipendenti a termine risultano 2 milioni e 784 mila, il dato più alto dall'inizio delle serie storiche e quindi dal 1992. Questo in estrema sintesi il...

Diritto & Doveri

Scritto il 07 Dicembre 2017 da Tratto da Lavoce.info Andrea Resti
sofferenze-bancarie-i-poteri-dei-tecnici-i-doveri-della-politicaLa vigilanza europea sul sistema bancario non deve certo rinunciare alla propria indipendenza o ad affrontare il tema delle sofferenze. Ma dovrebbe fermarsi prima di dettare regole di carattere generale, rispettando le prerogative del legislatore.La nota Bce e le reazioni italianeSi è discusso molto nelle ultime settimane di sofferenze bancarie e in...

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Eventi

Scritto il 09 Dicembre 2017 da Valentina Vantaggiato
otranto-torna-alba-dei-popoli-dal-2-dicembre-2017-al-7-gennaio-2018 Torna anche quest’anno l’Alba dei Popoli, rassegna organizzata dal Comune di Otranto giunta ormai alla sua XIV edizione, che pone l’accento su Otranto come luogo simbolo del Mediterraneo, crocevia di culture, intreccio di etnie. Una kermesse di arte, cultura, musica e spettacoli che prende spunto dalla forza simbolica esercitata dal primo sorriso del...

Comuni Salentini

Scritto il 09 Dicembre 2017 da Tratto da Nuovoquotidianodipuglia.it Ilaria Marinaci
lecce-da-piazza-libertini-a-via-xxv-luglio-cosi-attraverseremo-il-castello«Apriremo il castello Carlo V anche da piazza Libertini e una nuova, grande area interna sarà visitabile». Sono le parole del sindaco Carlo Salvemini e la novità che consentirà l’attraversamento della fortificazione fino all’altro ingresso da via XXV luglio lungo un percorso mai finora fruibile. Tempi ravvicinati, come aggiungono da Palazzo Carafa:...

Sport

Scritto il 09 Dicembre 2017 da redazione
corigliano-dotranto-domenica-la-19esima-edizione-della-half-marathon-grecia-salentinaCorigliano d'Otranto – E’ uno degli appuntamenti più attesi della stagione podistica, la mezza maratona che chiude, di fatto, un anno di corse. Saranno in centinaia gli atleti al via della 19esima edizione della “Half marathon Grecìa salentina”, in programma domenica 10 dicembre (partenza alle ore 9), all’ombra della meraviglia cinquecentesca del...

Cultura

Scritto il 09 Dicembre 2017 da Redazione
merine-palazzo-magliola-qil-mare-dove-non-si-toccaq-di-fabio-genovesiLo scrittore Fabio Genovesi si racconta da bambino in "Il mare dove non si tocca", il suo nuovoromanzo uscito per Mondadori.La presentazione si svolgerà mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 19.00 a Merine nel salone diPalazzo Magliola, evento promosso dal Comune di Lizzanello Settore Cultura, in collaborazionecon Libreria Idrusa di Alessano e Bene...
Editoriale
Melendugno. Le attività produttive di Melendugno il 6 dicembre abbassano le saracinesche contro TAP Stampa E-mail
Scritto da Pantaleo Candido   
Domenica 03 Dicembre 2017 11:55

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Rabbia e smarrimento. Non oltrepassare quella sottile linea rossa Stampa E-mail
Scritto da Gabriele De Giorgi, tratto da lecceprima.it   
Martedì 28 Marzo 2017 19:30

SAN FOCA (Melendugno) – “Un giorno triste per la democrazia”. Così Marco Potì, sindaco di Melendugno, ha definito le interminabili ore trascorse dalle 5 di questa mattina alle 16 circa, quando ha lasciato il presidio per raggiungere la prefettura di Lecce.
Qualunque opinione si abbia della vicenda nel merito, e cioè la fattibilità tecnica del gasdotto in quei luoghi e la regolarità formale di un iter lungo, complesso e contraddittorio (aspetti di cui questa testata ha dato ampiamente e costantemente conto), la mera cronaca, quella dei fatti e non quella delle carte bollate e degli elaborati tecnici, ci restituisce delle immagini alle quali questo territorio non è abituato e non dovrebbe abituarsi mai, oltre a rendere in controluce la smagliature evidenti e i tatticismi di una classe politica che negli ultimi anni ha perso una serie di occasioni per allontanare il temuto tubo dalla spiaggia di San Foca.
C’è qualcosa di seriamente preoccupante quando i rappresentanti in divisa dello Stato, su ordine del governo (ministero dell’Interno), si trovano avanzare con gli scudi anche davanti agli amministratori locali che indossano le fasce tricolori. E’ sostanzialmente un ossimoro, la rappresentazione plastica di una democrazia svuotata o comunque bipolare.
Quando le forze dell’ordine creano il corridoio per consentire il transito dei mezzi per il trasporto degli ulivi espiantanti, cioè al momento del primo vero tentativo di far arretrare i manifestanti, il sindaco Potì è in prima linea, insieme ad altri amministratori, e ha appena terminato di parlare al telefono con il governatore pugliese Michele Emiliano (dopo aver interloquito col prefetto) chiedendo alla Regione una presa di posizione che tarderà ancora qualche ora ad arrivare.
Sindaci e consiglieri regionali provano a fungere da cuscinetto, a limitare i danni fino a che nel giro di un paio di avanzamenti ulteriori il cordone è posizionato. Torna la calma, ma non è affatto finita perché proprio da quel momento e per oltre due ore un gruppo di qualche decina di manifestanti resta isolato, una sorta di isola spartitraffico nel corridoio di transito: dentro ci sono anche cittadini comuni, qualche studente e donne – tutti sostanzialmente ignari e disorientati - oltre ad alcuni attivisti più determinati e consapevoli del momento.
E solo dopo la forzatura del blocco e l’utilizzo dei manganelli come risposta anche alla pressione del resto dei manifestanti, la situazione acquista una parvenza di normalità. Una coppia di giovani ragazzi si riabbraccia, nel viso di lei si legge una paura che poche volte deve aver provato, le lacrime scorrono sul viso di molti e sono lacrime di rabbia. E’ chiaro che una seconda giornata come quella di oggi non è immaginabile alle stesse condizioni: gli animi sono esasperati ed è netta la sensazione che la violenza possa prendere il sopravvento su equilibri tutto sommato mantenuti con saggezza da entrambe le parti.
Le scelte che si stanno facendo in queste ore, a partire da chi ha l’onere e l’onore di avere, a tutti i livelli, un incarico istituzionale, non sono facili. Nessuna ragione di ordine economico o formale dovrebbe prevalere sulla necessità inderogabile di impedire che la situazione sfugga di mano. Fermarsi a pensare, dopo i fatti di oggi, non è un capriccio ostruzionistico.

 
Il traffico dei migranti ingrassa le coop e le ong. E noi paghiamo Stampa E-mail
Scritto da Tratto da affari italiani.it Ludovico Pollastri   
Domenica 26 Marzo 2017 18:52

Affari Italiani ha riportato un articolo che riguarda il traffico dei “migranti” dall’Africa (http://www.affaritaliani.it/cronache/immigrati-ecco-il-documento-clamoroso-che-inchioda-il-governo-italiano-468249.html). In pratica un giovane blogger ha dimostrato con evidenze inoppugnabili (usando un tracciatore satellitare dei natanti) che il traffico dei cosiddetti “migranti”, in realtà clandestini prevalentemente maschi e con nessuna ferita da guerra, altro non è che un grasso finanziamento alle cooperative ed organizzazioni (o.n.g.) di stampo comunista italiano a spese del contribuente. Per la precisione questo traffico costa al contribuente più di 3 miliardi di euro all’anno ed ogni singolo rimpatrio 4 mila euro; più del 10% della manovra che la UE, nostra carnefice, ci sta imponendo in questo periodo. Le navi della marina militare italiana e delle o.n.g. si recano presso le coste libiche, a poche miglia, in acque territoriali libiche, dove i trafficanti di esseri umani li aspettano per il carico. Dopo di ché, contrariamente ad ogni regola internazionale che imporrebbe il loro trasporto nel porto più vicino, vengono portate sulle coste italiane. Lì scatta la grancassa mediatica. Giornali e televisioni sono pronti sul molo per immortalare la falsa sofferenza di queste persone. Queste notizie posso essere verificate semplicemente digitando su You Tube la parola “la verità sui migranti”. Troverete il video del blogger. Anche Striscia la Notizia, come ricordato, ha riportato questo scandalo chiedendone spiegazione alla nostra corrotta classe politica. Il video è disponibile in rete. La risposta più delirante è venuta da un parlamentare del PD, che ha sostenuto corretto questo approccio per salvare delle vite umane. Questi personaggi, sono quei comunisti radical chic che fanno pagare alla gente comune le loro porcherie, i loro abusi e soprusi personali. Sono quelle persone che amano farsi fotografare con l’ultimo vestito alla moda, tirati a bigolo, come ha fatto la Boschi recentemente alla convention dei sinistri italiani o Chicco Testa con il pugno alzato. Sono però quelle persone, che quando succede loro un fatto spiacevole di cronaca causato da uno di questi “migranti”, come quello che si è verificato a carico di uno stilista a Milano a metà mattinata in una via del centro meneghino, invocano subito più sicurezza; o quando si tocca un noto cantante, di idee sinistre, che è stato “turbato” perché nel parco della sua villa ha visto figure inquietanti che si aggiravano con fare sospetto.
Ma queste considerazioni ci possono e ci devono spingere oltre.
E qui viene in aiuto, per ritornare al discorso iniziale, la domanda che un giornalista, Marcello Foa, ripete da più tempo: chi è che fornisce le informazioni ai giornali, alle televisioni che ormai non hanno più inviati speciali e sono al soldo del governo di turno? La risposta è: gli organismi istituzionali. Sono loro che diramano le notizie sui “migranti” e che di conseguenza orientano la mente dello spettatore. Ma queste notizie, come nel caso dei “migranti”, sono spesso false o travisate. E’ dunque paradossale che proprio coloro che vogliono limitare le cosiddette fake news, in realtà le generino e le distribuiscano preconfezionate a tutti gli organi di informazione. Sarà un caso? E quello che più sorprende è che coloro che si ergono a difensori della libera informazione, come i grillini, siano i veri protagonisti della limitazione e distorsione dell’informazione (siete stati beccati sulla bufala della decurtazione dei vostri stipendi integrati da faraonici rimborsi spese, vero?). Sono stati loro infatti i promotori di leggi per la limitazione delle supposte false notizie che girano in rete non solo a livello italiano ma anche europeo. Il M5S è il partito più sinistro della sinistra estrema, che ha in sé un sistema, come ha ricordato Berlusconi, dittatoriale ed, aggiungo, orwelliano e mi meraviglio che la gente non si sia accorta di questo palese fatto. Dunque nessun disegno occulto, come vogliono farci credere alcuni giornalisti complottisti (spesso grillini). Sono solo interessi personali che spingono alla distruzione del nostro Paese. Sappiatelo: sono i comunisti (e i grillini) che pretendono che sia il contribuente, con il suo lavoro, a mantenere il “migrante” nullafacente! A questo si aggiunga l’incremento esponenziale dei fatti di “piccola criminalità” che riempiono quotidianamente i fatti di cronaca locale e che i giudici derubricano immediatamente.

 
Lecce. Rifondare la sinistra dopo Trump Stampa E-mail
Scritto da Umberto Uccella - tratto da Nuovo quotidiano di puglia.it   
Domenica 11 Dicembre 2016 17:51
È passato solo un mese. Ed il colpo è stato molto duro. La vittoria di Trump nelle elezioni presidenziali americane è un vero e proprio spartiacque. D’ora in poi, le cose vanno chiamate con il loro nome. Senza edulcorarle. Ha vinto la destra. Una destra nuova, aggressiva, che, da tempo, si è affermata ben oltre i confini degli Stati Uniti. Quella destra non è semplicemente figlia della globalizzazione. È figlia di una certa globalizzazione. Senza regole, con il dominio assoluto dei mercati finanziari. E della riduzione della politica e della democrazia a semplici appendici formali di quel dominio incontrastato. Esattamente, come si disse un tempo, della supremazia della potenza mondiale dell’economia sulla debolezza di una politica ridotta a sedi nazionali sempre più periferiche e ininfluenti. C’entra l’Europa? C’entra eccome! Qui c’è pane per i denti della sinistra. Perché, una volta per tutte, si esca dalle chiacchiere sul logoramento irreversibile del conflitto sociale tradizionale e tra destra e sinistra. I “forgotten men”, i dimenticati americani, ma anche quelli europei e di tutto l’occidente, chi li rappresenta? Questo è il tema di fondo che spazza via la retorica nuovista sulle nuove coppie opposizionali, passato/futuro, conservazione/innovazione, vecchio/nuovo. No, torna il conflitto fondamentale. Ciò che dà il segno anche agli altri. Perché è dal loro contenuto che si distingue il carattere progressivo dei cambiamenti. Faceva impressione vedere atterrare a Washington il rappresentante degli esclusi a bordo di un aereo di linea di sua proprietà. Con tanto di cognome cubitale sulle fiancate. Così come a New York la “Trump Tower”. Se un miliardario che rompe ogni schema politico, che irrompe con violenza sugli equilibri democratici, che travolge i canoni del tradizionale governo delle relazioni internazionali rappresenta i poveri, gli esclusi, ma anche ceti medi impoveriti dalla crisi e spaventati dalle migrazioni, la sinistra deve interrogarsi. Sulle sue responsabilità, sulla sua miopia e sulla sua capacità di tradurre in politiche di governo l’insieme delle sue idealità e dei suoi valori. Insomma, libertà, eguaglianza, democrazia, solidarietà, giustizia sociale: come si coniugano oggi, di fronte alle crescenti diseguaglianze che si combinano con la riduzione sempre più drastica della democrazia e del peso di grandi masse di popolo? E la globalizzazione può continuare ad essere spinta dagli “spiriti animali” di un assetto capitalistico sempre più penetrante e pervasivo? Quell’assetto che, però, ha saputo trovare strade nuove e richiamare consenso. Ha saputo camuffarsi da moltiplicatore di opportunità e diventare la prosecuzione del “sogno americano” in ogni angolo del pianeta. Di fronte a questo, la sinistra ha disarmato. Ed appare anche oggi senza voce. I Democratici americani sempre più in minoranza nelle assemblee parlamentari. In Europa, i Socialisti incapaci di corrispondere alla propria stessa cultura internazionalista. Ripiegati nei propri nazionalismi e, spesso, alla mercé delle forze conservatrici. Alle quali, talvolta, fanno persino il verso contro le politiche di accoglienza e di integrazione degli immigrati. Privi di autonomia e di progetto politico ed in molte circostanze assimilati agli establishment politici e finanziari. E privi, di conseguenza, della forza di ricercare un insediamento sociale profondo proprio tra le masse di diseredati, di esclusi, dei poveri e degli impoveriti. I cosiddetti populisti vengono da questa voragine apertasi tra le forze che, per valori ed idealità, avrebbero dovuto dare rappresentanza a tutto ciò. Se anche la sinistra, si acconcia a rappresentare solo i due terzi della società, confidando che, prima o poi, il terzo escluso sia trainato dalla crescita economica e dalle politiche di sviluppo, compie un errore esiziale. Perché lascia un vuoto che qualcun altro riempie. E lo riempie una destra non tradizionale, dai tratti eclettici. Con venature persino apparentemente anticapitalistiche. Che fa balenare suggestioni e pulsioni antipolitiche, ma fortemente agganciate agli interessi dominanti. Guardate Trump, per quanto ne simuli il rinvio, pensa a nuovi muri ed ha in animo di smontare pezzo pezzo l’Obamacare, mentre strizza l’occhio a grande industria e finanza. Eppure, impone, nell’immaginario collettivo, l’idea che lo scontro avvenga tra una politica sorda e lontana e la grande massa dei cittadini senza diritti e senza potere. Una mistificazione che va smascherata. Con i fatti. Mettendo in campo una vera e propria riconversione politico-culturale della sinistra. Che faccia della democrazia il perno della sua stessa rifondazione. La democrazia, oggi, è il crocevia della grande questione sociale e dei diritti. Non c’è lotta alla povertà e alle diseguaglianze che non sia filtrata da una battaglia volta ad allargare i confini di una partecipazione consapevole dei cittadini alla vita pubblica. Inclusione e rappresentanza, insomma. Di cultura, dei saperi, del lavoro e delle aspettative dei ceti meno fortunati. Degli ultimi. Perché non restino indietro. C’è un nesso via via più stretto che coniuga la crescita dell’economia e l’inveramento dei diritti. Perché i costi economici e sociali delle diseguaglianze sono ormai insostenibili. E, dunque, insostenibile è questa globalizzazione. È una lezione per il socialismo europeo. E per il Pd che, di quell’aggregazione, è ancora la maggiore forza. Partito che, se di fronte all’attuale stato di cose, volesse esibire la propria politica a modello di tutti gli altri, accentuerebbe l’errore e lo renderebbe irreversibile. Ad oggi, la politica del Pd è una mescolanza di fattori. Ci sono gli elementi progressivi, certo. Ma, nel bilancio, pesano le politiche che lo hanno via via allontanato dai suoi principi fondativi. E da una parte consistente del suo insediamento sociale più profondo. Per privilegiare l’antipolitica e le suggestioni berlusconiane. Si impone una riflessione seria sulla politica e sulla leadership. In direzione di una svolta radicale.
 
Referendum: parla Maddalena, vicepresidente emerito Corte Costituzionale Stampa E-mail
Scritto da tratto da affaritaliani.it   
Sabato 15 Ottobre 2016 10:43

Su Affaritaliani interviene Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Consulta. "Ecco tutti gli inganni della riforma costituzionale di Renzi"

paolo maddalena


1) LA COSTITUZIONE COME PATTO FONDANTE DELLA CONVIVENZA CIVILE DELLA COMUNITA’

Il referendum sull’approvazione di una revisione costituzionale approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta richiede, come atto sovrano del popolo, un consenso largamente condiviso (si ricordi che la nostra Costituzione fu approvata con 453 voti a favore ve 62 contrari).  Si tratta di confermare o non le norme della convivenza civile di una Comunità nazionale e pertanto deve essere avulso dagli interessi particolari di singoli partiti e deve essere oggetto di uno spassionato giudizio del Popolo il quale deve accertare che la modifica è conforme agli interessi e ai diritti di tutti i cittadini e che siano fatti salvi i principi fondamentali e immodificabili della nostra Costituzione.
In sostanza, il referendum deve “unire” i cittadini e non dividerli su basi politiche, come erroneamente ha fatto (sia pur con contraddittorie smentite) il Presidente del Consiglio dei Ministri, facendo trasformare la consultazione referendaria, da un giudizio su un documento a carattere legislativo, in un giudizio su quanto deciso dal suo Esecutivo e dal suo Parlamento.
E si deve ricordare in proposito che quando si parlò per la prima volta di referendum popolare, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Alcide de Gasperi, lasciò i banchi del Governo e andò a sedersi tra i parlamentari per sottolineare che il governo doveva ritirarsi quando la parola passava direttamente al popolo Sovrano. Ed è altresì da ricordare che Calamandrei sottolineò che nella nostra Costituzione “c’è tutta la nostra storia… tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie”, disse insomma che una modifica costituzionale non può essere affrontata a cuor leggero, ma con la consapevolezza di compiere un atto di altissimo valore etico e giuridico.
Fatto estremamente grave è che questa revisione stravolge la vigente Costituzione (cosa che potrebbe fare solo una nuova assemblea costituente) superando i limiti imposti dalla procedura di   revisione costituzionale previsti dall'art. 138 Cost.


2)  GLI INGANNI DELLA REVISIONE COSTITUZIONALE: A CHI GIOVA?

Primo inganno: la forma del quesito referendario

I cittadini, dunque, devono innanzitutto conoscere bene il contenuto della revisione costituzionale e chiedersi, nel contempo, quali sono gli effetti pratici di questa revisione sulla nostra vita politica economica e sociale. La domanda di fondo, in sostanza, deve essere chiara e univoca: occorre in conclusione chiedersi: “quali sono i fini della riforma? E questa riforma a chi giova”?

Purtroppo c’è da rilevare che questa revisione costituzionale è piena di menzogne e di inganni dai quali i cittadini devono difendersi.


Il primo inganno è già nella formulazione del quesito referendario proposto dal governo, che è di questo tenore: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”. E’ una domanda tautologica, assolutamente ingannevole e, per giunta, contraria a quanto dispone l’art. 16 della legge n. 352 del 25 maggio 1970.
La domanda è tautologica, perché chiunque risponderebbe sì; è ingannevole, poiché molti aspetti contenuti nella revisione (votazione con pochi voti del Presidente della Repubblica, svuotamento del valore del Senato e altri ancora non sono contenuti nella domanda; è illegittima, perché contraria all’art. 16 della nota legge del 1970, in quanto non riporta gli articoli della Costituzione riformati e utilizza il sistema di indicazione, peraltro riassuntiva, del solo titolo della legge, previsto per l’introduzione di norme nuove nella Costituzione, e non , come nel caso in esame, per la modifica di norme già esistenti.


Secondo inganno: la riduzione dei costi

Le giustificazioni apportate dalla propaganda governativa per l’approvazione della revisione sono poi sostanzialmente mendaci. E’ assurdo pensare che la riforma sia motivata da una riduzione dei costi. Innanzitutto non si capisce come una riduzione dei costi possa riguardare l’Organo di massima espressione della democrazia rappresentativa e cioè il Senato. Comunque, come ha dimostrato la Ragioneria Generale dello Stato, il risparmio non è affatto di 500 milioni di euro, come affermato dalla Ministra Boschi, ma di 51 milioni di euro, una cifra irrisoria specie se rapportata all’effetto che produce: una diminuzione, come si è appena detto, della rappresentanza politica a uno dei suoi maggiori livelli.


Terzo inganno: la maggiore efficienza legislativa

Mendace è anche l’affermazione secondo la quale la trasformazione del Senato, ridotto a cento senatori nominati (non si sa ancora da chi) e scelti (a parte i 5 nominati dal Presidente della Repubblica) tra i consiglieri regionali e i sindaci, ridurrebbe i tempi per l’approvazione delle leggi. Infatti, sono previste molte materie nelle quali Camera e Senato devono votare entrambi, ma con procedure diverse: alcuni costituzionalisti parlano di 12 procedure, altri di 6, altri infine di 4. Comunque, il Senato può sempre chiedere di intervenire sulle leggi in corso di approvazione da parte della Camera dei deputati e forte è il pericolo di contrasto di vedute. Per i casi di diversità di vedute, la legge costituzionale di revisione parla di un accordo tra il Presidente della Camera e il Presidente del Senato. Ma se questo accordo (come è molto prevedibile) non si raggiunge, come si definisce la controversia? Sarà necessario ricorrere alla Corte costituzionale con un allungamento dei tempi di almeno un anno.


Quarto inganno: il “cambiamento” necessario al Paese

Ancor maggiormente e profondamente mendace è l’affermazione secondo la quale questa modifica costituzionale servirebbe per cambiare la situazione di stallo in cui si trova la nostra società. E’ esatto l’inverso, poiché questa riforma, come presto vedremo, serve per “mantenere” lo status quo”, non per “cambiarlo”.


3) Il contenuto reale delle modifiche apportate alla Costituzione vigente dalla riforma.

Ciò premesso e venendo alla valutazione del testo che è sottoposto al nostro esame referendario, si dovrebbe dire che, a parte gli innumerevoli errori e contraddizioni che esso contiene, sono tre le reali modifiche che esso, considerato nel suo complesso, apporta alla Costituzione vigente: l’accentramento dei poteri nell’esecutivo; la trasformazione del Senato in una camera di rango inferiore alla Camera dei deputati; l’annientamento (ed è questa la modifica più rilevante) della garanzia costituzionale della revisione costituzionale prevista dall’art. 138 della Costituzione. Ed è da tener presente che la modifica del Senato è espressa a chiare lettere, mentre le altre due modificazioni sono il frutto nascosto di modifiche che hanno oggetti diversi.


L’accentramento dei poteri nell’Esecutivo

Il Presidente del Consiglio afferma, in ogni occasione di confronto, che egli non ha toccato i poteri che già gli spettano ai sensi della vigente Costituzione. E’ vero. Ma bisogna aggiungere che se è vero che non ha toccato gli attuali poteri, egli, con la sua modifica costituzionale, ha modificato tutti i “contrappesi” all’Esecutivo che la vigente Costituzione ha previsto. E cioè ha diminuito i poteri e il valore “rappresentativo” del Parlamento (il Senato è diventato un fantoccio di se stesso), mentre i capilista candidati alla Camera dei deputati sono direttamente nominati dai partiti; ha sminuito il prestigio del Presidente della Repubblica, che, dopo la settima votazione, essendo la maggioranza di 466 deputati, può essere eletto anche solo da 220 deputati; ha inciso negativamente sulla formazione della Corte costituzionale, due giudici della quale sono eletti dal Senato, e cioè da consiglieri regionali o sindaci, (probabili giudici essi stessi) e così via dicendo.


Il nuovo Senato “delle autonomie”
Quanto al Senato, basta leggere il testo della riforma per capire in quale disastro siamo precipitati. La “rappresentanza popolare” è stata completamente abolita, poiché i Senatori sono tutti “nominati”. Il bacino di persone tra le quali devono essere scelti i senatori, è costituito, come si è detto, da consiglieri regionali e sindaci il cui “profilo professionale”, per così dire, è l’opposto di quello che immagina la generalità dei cittadini per la figura del “Senatore”.
La nomina di questi, peraltro, si presta a trattative di ogni tipo e ingenera dubbi sulla opportunità delle scelte. E le critiche, lo si creda, potrebbero continuare all’infinito.


L’annientamento della garanzia costituzionale della revisione costituzionale

Infine la implicita riforma dell’art. 138 è il cavallo di Troia per mezzo del quale diventa facile e persino molto probabile la modifica anche della parte prima della Costituzione, quella riguardante i diritti fondamentali del cittadino, il diritto alla salute, il diritto all’ambiente, il diritto al lavoro, il diritto all’istruzione, e così via dicendo. Infatti, una volta stabilito che non ci sono più due Camere di pari rango, ma una Camera dei deputati e un Senato, la cui formazione non garantisce la presenza in quell’Organo di soggetti effettivamente dotati delle caratteristiche professionali proprie del Senatore, e una volta stabilito che, con l’attuale legge elettorale, può ottenere la maggioranza alla Camera dei deputati, a seguito di ballottaggio, anche il 20 o 25 per cento dei votanti (il che equivale al 12 per cento circa degli aventi diritto), ne consegue che, con il favore di una minima schiera di elettori, il Governo può proporre e ottenere dal Parlamento la modifica dell’intera Carta costituzionale. E’ questo un fatto di una tale gravità che basta da sola a convincere chiunque a votare NO a questo referendum.


4) I MANDANTI DI QUESTA REVISIONE COSTITUZIONALE

C’è da chiedersi, a questo punto, a cosa serve e a chi giova questa modifica costituzionale.
La risposta viene dai diretti interessati, e cioè da un documento di 16 pagine datato 28 maggio 2013 della J.P. Morgan, la quale ha affermato che “i sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate a seguito della caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”. Insomma, secondo la J.P. Morgan “i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature e sono rimaste segnate da quella esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti della sinistra dopo la sconfitta del fascismo”. Continua così la J.P. Morgan “i sistemi politici e istituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei Parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle Regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori” (traduzione da http: //cultura libertà.wordpress.com/).
In altri termini, sarebbe da condividere quanto hanno fatto i Governi Berlusconi, che ha eseguito il programma della P2, Monti, Governo che ha applicato alla lettera le prescrizioni della “troica” e in particolare della Goldman Sachs e Renzi, Governo che, con lo Sblocca Italia, Il Jobs Act, la Nuova scuola e la Riforma della pubblica amministrazione, è venuto incontro alle esigenze della finanza internazionale, sminuendo, e talora annullando, il diritto al lavoro, il diritto alla salute e soprattutto il diritto all’ambiente.
L’ultimo ostacolo alla libera affermazione degli interessi della finanza è costituito dalla vigente Costituzione repubblicana ed è per questo che l’attuale Presidente del Consiglio tiene tanto all’approvazione della “sua” revisione costituzionale.


5) LA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE

Il discorso, come si nota, è a questo punto molto più grave di quello che si vuole fare apparire: si tratta di scegliere, non tra una formulazione o un’altra delle norme costituzionali, ma tra due diverse idee di democrazia, tra due sistemi economici e politici diversi e più propriamente tra il sistema “keynesiano” (presupposto dalla vigente Costituzione), che ci ha assicurato trenta anni di benessere nel secondo dopoguerra, e il sistema “neoliberista”, che dagli inizi degli anni ottanta si sta subdolamente infiltrando nella nostra legislazione democratica, fini al punto di chiedere oggi una sostanziale modifica della Costituzione.


Sistema keynesiano e sistema neoliberista

Si tenga presente che il neoliberismo agisce sottilmente con attendismo e senza proclamazioni di principi. Esso tenta, in buona sostanza a sostituire al principio costituzionale della difesa della dignità della “persona umana” il principio del “massimo profitto” degli speculatori finanziari, ritenendo, erroneamente, che “l’accentramento” della ricchezza e quindi l’annientamento della circolazione monetaria sia un bene da perseguire. In sostanza esso vuole l’arricchimento di pochi e l’immiserimento di tutti gli altri.
Al contrario il sistema keynesiano, al quale si ispirò Roosevelt per la soluzione della prima grave depressione degli anni trenta, punta sulla “redistribuzione” della ricchezza, spargendo su una larga fascia di lavoratori la ricchezza disponibile, in modo che questi vadano ai negozi, i negozi chiedano alle imprese, le imprese assumano e producano, realizzando così un circolo virtuoso nel funzionamento dell’economia reale.
Il voto referendario, dunque, è la scelta tra due sistemi di vita: mantenere il nuovo tipo di società, in larga parte già attuato in modo subdolo e nascosto, offrendo ad esso anche la tutela costituzionale, oppure tornare all’economia keynesiana, che ha ampiamente dimostrato di essere l’unico sistema economico conforme a natura e foriero di benessere per tutti.


L’adeguamento della Costituzione alla volontà della finanza

Qui non si tratta di adeguare la Costituzione formale (la nostra Costituzione repubblicana) ad una Costituzione “materiale” che si sarebbe già affermata. Qui si tratta di piegare la Costituzione vigente alla volontà prepotente della finanza che agisce nell’oscurità e ottiene l’asservimento proditorio della politica e vuole imporre dal di fuori una nuova Costituzione.
La Costituzione materiale infatti presuppone che la generalità dei cittadini abbia espresso con i suoi comportamenti una nuova “opinio iuris ac necessitatis”, un nuovo modo di regolamentare le cose e i rapporti tra i cittadini. Ma quale cittadino ha mai condiviso questo sistema che ha portato a una disoccupazione insopportabile, alla chiusura delle grandi reti di distribuzione, alla privatizzazione delle banche pubbliche e delle industrie pubbliche, alla chiusura delle industrie private e dei numerosi capannoni disseminati in tutta Italia, alla svendita delle isole, delle montagne, dei migliori tratti di costa, dei monumenti artistici e storici di valore inestimabile, alla svendita dell’intero territorio, demani compresi, alla recessione, e a una miseria senza nessuna possibilità di ripresa?
Si badi bene che questo nuovo sistema economico e sociale, nel quale è già caduta irrimediabilmente la Grecia (della quale nessuno più parla) è stato subdolamente attuato con leggi del nostro Stato approvate da politici asserviti alla finanza in modo disorganico, facendo credere che si trattasse di norme di settore, ma che invece sono attuazione di un ben preciso e studiato sistema che ci ha portati tutti alla rovina.


Le tre fasi della strategia neoliberista

Per convincersene, è sufficiente pensare che Il sistema suggerito dalla finanza, e attuato dai nostri politici di turno, passa attraverso tre fasi, accuratamente previste e realizzate nei momenti più opportuni.

La prima fase consiste nella creazione del danaro dal nulla, attraverso la “cartolarizzazione dei diritti di credito”, la “cartolarizzazione degli immobili da vendere”, i “derivati” e altre numerose forme di “prodotti finanziari”, i quali hanno tutti la caratteristica di trasformare in danaro contante delle semplici “scommesse” sul pagamento di debiti o sulla riuscita di determinate operazioni, o addirittura sul verificarsi di imponderabili avvenimenti futuri. Un vero e proprio gioco d’azzardo, con la differenza, però, che la trasformazione di queste scommesse in “titoli commerciabili”, immediatamente vendibili sul mercato ha l’effetto di trasferire sulla Collettività le probabili perdite degli scommettitori. Se vinco, il premio è mio, se perdo i guai sono tuoi (si pensi al Monte dei Paschi di Siena e simili, nonché al “bail in” dell’Unione Europea). Si tenga presente che secondo una statistica del 2010, i derivati erano in totale 1,2 quadrilioni di dollari, venti volte il Pil di tutti gli stati del mondo.

La seconda fase consiste nel far penetrare nell’immaginario collettivo l’idea che la “privatizzazione” dei beni e dei fattori produttivi nazionali, nonché dei servizi pubblici essenziali, sia una cosa benefica per la Collettività. Altro immenso inganno che serve a renderci schiavi delle grandi imprese straniere, che rendono servizi scadenti e funzionano come fonti aspiranti della nostra ricchezza. Possiamo dire che oggi, dopo aver venduto ai privati le banche pubbliche e le industrie di Stato, dopo che abbiamo venduto agli stranieri le migliori industrie private, da quelle meccaniche a quelle alberghiere, siamo davvero diventati poveri, non produciamo più nulla e stiamo vivendo sulla svendita del nostro capitale.

E’ questa la terza fase escogitata dalla finanza per arricchirsi ai nostri danni. Dopo aver inventato con un colpo di genio la “finanza creativa”, dopo aver spinto il nostro Paese alle micidiali “privatizzazioni”, il terzo punto è “l’appropriazione” dei nostri beni reali con l’utilizzo prevalente di quel danaro fittizio che la finanza stessa ha creato dal nulla.
E nessuno può negare che il metodo dell’austerità e del pareggio di bilancio impostoci dall’Europa, ci spinge inevitabilmente a svendere tutto quello che possiamo. In sostanza siamo passati da una economia produttiva, il cui percorso era “finanza (investimento) - prodotto (occupazione e creazione di beni reali) - finanza (profitto dell’imprenditore)”, ad una economia predatoria, il cui percorso è “finanza - finanza (prodotti finanziari) - accaparramento dei beni reali esistenti”. Dunque, nessuna possibilità di occupazione e nessuna possibilità di produrre beni reali. Tutto l’esistente viene portato nelle mani di pochi e tutti gli altri sono sospinti nella più nera miseria.


6) L’ESITO DEL REFERENDUM SCEGLIERA’ IL NOSTRO PROSSIMO DESTINO

Dunque, il prossimo referendum ha molto a che fare con il nostro prossimo destino. Non è dubbio che siamo chiamati a scegliere tra due sistemi economici e politici, il sistema keynesiano che pone al centro il valore della “persona umana” e il “lavoratore” e il “neoliberismo”, che pone al centro il “massimo profitto individuale”. La nostra Costituzione repubblicana è stata scritta presupponendo il primo tipo di società. La riforma costituzionale di Renzi vuole legittimare costituzionalmente quanto si è già realizzato per la creazione del secondo tipo di società, e vuole togliere  ogni ostacolo alla realizzazione di una società nella quale la sovranità spetta, non più ai Popoli, ma  al mercato “globalizzato”, che decide, non razionalmente per il bene dei Popoli, ma irrazionalmente per l’interesse individuale, attraverso il gioco e la scommessa, e disinteressandosi di quanto accade sulla generalità degli uomini. Questa volta non si tratta di un puro e semplice referendum, ma di una scelta epocale, che potrebbe annullare lo stesso concetto di “comunità” e riportarci all’uomo branco di diecimila anni fa.


I trattati transatlantici

E che in ciò si concreti l’aspirazione della finanza è dimostrata, non solo dall’appoggio che la riforma costituzionale ha ottenuto dalla stampa americana e dalla Governo tedesco, ma anche e soprattutto dal fatto che il Parlamento europeo è in procinto di firmare due Trattati internazionali, entrambi appoggiati senza riserve dal Governo italiano: uno con gli USA, il Trattato transatlantico, detto TTIP, e l’altro con il Canada, detto CETA, i quali tendono a superare il principio di precauzione vigente in Europa, secondo il quale non è possibile vendere merci se prima non si prova la loro “non dannosità”, principio ignorato in USA e nel Canada. Il contenuto di questi due Trattati, discussi in grande segretezza (secondo i principi del neoliberismo), consiste nel porre al di sopra delle Costituzioni europee una formula secondo la quale la libertà degli investitori e dei commercianti USA e canadesi è inviolabile e se questi incontrano limiti nei loro investimenti e nei loro commerci a causa di misure legislative poste dagli Stati a tutela della salute, dell’ambiente o di altri diritti dei cittadini, i predetti investitori o commercianti hanno diritto a un risarcimento del danno, determinato da un arbitro nominato da loro stessi.

Non è chi non veda come la nostra revisione costituzionale sia perfettamente in linea con questi principi. Votarla significa distruggere per sempre il nostro futuro.

 

Paolo Maddalena
Vice presidente emerito Corte Costituzionale

 
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