Editoriale

Scritto il 25 Marzo 2020 da Rosario Coluccia - tratto da Nuovo Quotidiano di Puglia
linsegnamento-di-dante-e-lidentita-nazionaleDi mestiere faccio il linguista. Viviamo tempi bui che non dureranno poco (non giorni né settimane, purtroppo). In queste condizioni, può apparire futile parlare di argomenti che non siano legati all’attualitàgiornaliera del coronavirus, a quello che ogni giorno ascoltiamo, vediamo e leggiamo attraverso i media, alle conseguenze che la pandemia genera...

Turismo

Scritto il 25 Marzo 2020 da tratto da viaggiareinpuglia.it
lecce-la-puglia-tra-castelli-cattedrali-e-torri Terra antichissima la Puglia, attraversata da secoli di storia e di arte, che hanno lasciato il loro segno inconfondibile nelle imponenti architetture: dalla classicità a oggi, dal romanico al barocco. Tra borghi d'incanto e paesaggi mozzafiato, si stagliano verso il cielo imponenti cattedrali romaniche e maestosi castelli federiciani. Si...

Politica

Scritto il 01 Aprile 2020 da Tratto da Repubblica.it
coronavirus-proroga-delle-chiusure-qconfermate-fino-al-13-aprile-le-misure-restrittiveItalia ferma fino a dopo Pasqua. Il ministro della Salute Roberto Speranza, durante l'informativa in Senato sulla situazione dell'emergenza coronavirus, ha confermato il prolungamento delle misure restrittive adottate dal governo per contenere la diffusione dell'epidemia. "I dati migliorano ma sarebbe un errore cadere in facili ottimismi. L'allarme...

Economia

Scritto il 21 Marzo 2020 da Tratto da Repubblica.it
coronavirus-la-commissione-ue-attiva-la-clausola-che-stoppa-il-patto-di-stabilitaMILANO - Dopo il bazooka della Bce, e la messa a disposizione dei fondi europei, la Commissione Ue ha attivato oggi la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, che consentirà ai Governi di "pompare nel sistema denaro finché serve": lo ha annunciato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un videomessaggio...

Diritto & Doveri

Scritto il 12 Marzo 2020 da Alessandro Candido
poteri-normativi-del-governo-e-liberta-di-circolazione-al-tempo-del-covidAttraverso una lunga serie di provvedimenti di rango primario (il d.l. 23 febbraio 2020, n. 6, sul quale la gestione dell’epidemia si radica) e secondario (i numerosi d.p.c.m. emanati, che trovano copertura nella decretazione d’urgenza), adottati per fronteggiare la gravissima emergenza sanitaria da coronavirus (o COVID-19) in corso, il Governo ha...

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Eventi

Scritto il 31 Marzo 2020 da Redazione
  E Dopo 10 appuntamenti serali di flash-mob condiviso con tutti si è giunti a dei “voluti giorni di pausa”. Dal 26 Marzo in ben 16 artisti/amici facenti parte della “Compagnia Melegari” (nome dato alla formazione che ogni anno nella settimana delle Palme “porta” in giro tra le case il canto de Lu Santu Lazzaru nella versione di Cutrofiano”)...

Comuni Salentini

Scritto il 01 Aprile 2020 da Redazione
melendugno-comunicato-stampa-pd-melendugno-si-avvia-a-soluzione-il-problema-del-medico-a-borgagne  SI AVVIA A SOLUZIONE IL GRAVISSIMO PROBLEMA RELATIVO ALL’ENTRATA IN SERVIZIO DEL NUOVO MEDICO CONDOTTO A BORGAGNE. Comunicato Stampa del Circolo del Partito Democratico dell'Unione dei Comuni delle Terre di Acaya e Roca Ho il piacere di comunicare che in data odierna si è avviato a soluzione grazie all’intervento del nostro Consigliere...

Sport

Scritto il 25 Marzo 2020 da Tratto da Lecceprima.it
lecce-ancora-fermo-ai-box-la-societa-rinvia-la-ripresa-degli-allenamenti-Lecce ancora fermo ai box: la società rinvia la ripresa degli allenamenti „ LECCE - Come era prevedibile si profila il nuovo rinvio della ripresa degli allenamenti per il Lecce alla luce dell’emergenza sanitaria dilagante per la diffusione dei contagi da Covid 19. La società giallorossa ha comunicato ufficialmente nelle scorse ore che la ripresa...

Cultura

Scritto il 31 Marzo 2020 da Redazione
lecce-universita-del-salento-prime-lauree-e-licenze-isufi-in-video-conferenza«Si può essere vicini anche se fisicamente distanti, si può festeggiare usando fantasia e creatività. Le prime lauree online aggiungono un altro tassello al racconto dell’impegno della nostra comunità accademica. Congratulazioni ai neo dottori dell’Università del Salento e agli studenti della Scuola superiore ISUFI che nei giorni scorsi hanno...
Editoriale
IL TEMPO DELLE RINUNCE Stampa E-mail
Scritto da Elena D'Ettorre   
Domenica 21 Settembre 2014 09:44

1 2 3 4 5 6 … passi indietro. Un tuffo nel passato. Come il riflesso di un raggio di luce sulla cassa di un’acustica. Rinvia. Rimanda. Onde di pressione. Vibrazioni. Compone melodie amare sulle note del “si stava meglio quando si stava peggio”.  Quasi fosse un nuovo inno. Ci lasciamo trasportare, influenzare dalla logica dell’adattamento. Spirito creativo. Idee brillanti. Scoperta, forse inaspettata, di inclinazioni prima sconosciute. Ignote. Un sorriso di stupore nasce nel constatare come e quando la società, soprattutto meridionale, si sia reinventata. Sia rinata sotto altre vesti. Altre forme. Un ritorno al passato, si potrebbe definire. Rispolverare. Riportare alla luce splendidi tramonti quasi fossero resti di un antico villaggio. Come riaprire un baule riposto in soffitta. Un soffio. Via la polvere. E ci si affaccia a ieri. Ma, in fondo, i meridionali hanno da sempre imparato a costruirsi da sé. La condizione insana nella quale, oggi, versa la società è orientata alla politica del risparmio. Del risparmio fino al midollo. Dell’anti-spreco. Dell’anti-spreco elevato alla potenza. Tasche cucite. Portafogli impacchettati. “Tasche piene di sassi” canterebbe Jovanotti. E con i sassi, passo dopo passo, l’uno sull’altro si innalza un nuovo stile, modo (e moda) di vivere. Nella realtà quotidiana di piccoli paesi dimenticati da Dio e dagli uomini, specialmente nel sud Italia, i segni della regressione sono evidenti. Gli anni ’50 – 60. Il boom atteso. Il miracolo economico italiano tanto desiderato. A distanza di anni, da quel vecchio baule si è riscoperto il brivido del velocipede (ovvero, l’antenato dell’odierna bicicletta). Si apprezza il vento tra i capelli. Il senso di leggerezza, quasi ad eguagliare la leggiadria di una farfalla, non solo spirituale ma soprattutto economica. Zero consumi. Zero costi. Unico combustibile: l’energia fisica. Unica forza motrice: la volontà. Di pedalare. Di rinunciare alla comodità.          – Costi  + Vantaggi. Pare sia questa la nuova formula. La nuova equazione. L’alternativa alla sopravvivenza. Come non parlare dei viaggi. I viaggi low cost dopo aver gioito, festeggiato per l’evoluzione e i progressi dei mezzi di trasporto, le attrezzature e i servizi rivolte al turismo.B&B. Hotel. Resort & Spa. What’s? Why? Inutile dispendio. Meglio Camper, tende da campeggio, appartamenti in affitto dove è possibile dividere i consumi e ammortizzare i costi. Una vacanza da “Into the Wild”. A contatto con la natura. Alla scoperta e rivalorizzazione di posti stranieri. Nel 1986 veniva approvata la legge sul fisco. Il Testo unico delle imposte sui redditi. L’amato TURI. Oggi, quasi inutile. La disoccupazione e l’inoccupazione ha raggiunto e continua a raggiungere livelli spaventosi. Picchi inverosimili. Attività commerciali chiuse per fallimento. Piccole e medie aziende in affanno. A pieni polmoni si inspira profumo di antico nell’aria. Odore di vecchio. Innumerevoli bancarelle agli angoli delle strade. Dalla vendita di frutta e verdura a camioncini di genere alimentare. Pescherie ambulanti. Gelaterie porta a porta. Evasioni fiscali alle stelle. E nel frattempo, si dovrebbe dichiarare il reddito. Si. Ma quale?  Una società riciclata. Stirata. Stesa dopo l’accartocciamento. Una società che “differenziata” non ha reso solo la spazzatura ma è essa stessa simbolo di differenza è una società che merita di essere definita, un esempio. Un esempio di rinascita e arrangiamento.



 
OMOFOBIA: Serve inclusione, scuola e famiglia promuovano cultura del rispetto. Stampa E-mail
Scritto da Elena D'Ettorre   
Domenica 01 Giugno 2014 21:51

 

"Serve inclusione. Scuola e famiglia promuovano cultura del rispetto". Parole espresse dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano in un telegramma inviato a Ivan Scalfarotto, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento in occasione dell'ottava giornata internazionale contro l'omofobia e la transofobia istituita per l'iniziativa del Parlamento Europeo nel 2007. Un appello affinchè s'imponga il rispetto di ogni differenza e per evidenziare la vicinanza alle vittime dell'omofobia e della discriminazione. Purtroppo la nostra è una società piena di pregiudizi ancora legata ad una mentalità arcaica, conservatrice. La discriminazione è un comportamento marcio che si vede solo nei fatti e innesca, come una mina vagante, effetti negativi che colpiscono la psicologia individuale e la vita sociale. Sono molti i fattori che possono inasprire l'ostilità nei confronti dell'altro. Del diverso da sè. Il primo luogo di formazione è la famiglia. Fin da bambini i pregiudizi si apprendono dagli adulti, specie dai genitori in quanto fonte di insegnamento e di esempio. E' facilmente comprensibile che i genitori di individui con personalità autoritaria nutrono anch'essi forti pregiudizi nei confronti del diverso. L'educazione dunque è la base, l'input fondamentale per la crescita e la formazione della personalità di ogni individuo. Ma i motivi che favoriscono i pregiudizi sono molteplici, non si limitano solo al contesto educativo e familiare. Si sa da tempo che nei periodi di crisi e di disagio aumentano i pregiudizi nella popolazione. Aumentano le tensioni. Le persone, frustrate per i disagi che attraversano, tendono ad essere aggressive e sfogano la loro aggressività prendendo a bersaglio gli individui verso i quali nutrono pregiudizi e che non possono difendersi. Per interpretare questi comportamento si ricorre alla teoria del capro espiatorio. Quando le persone sono alle strette, in gravi difficoltà, cambiano in molte cose, comprese i loro processi cognitivi, le motivazioni e la capacità di agire con coscienza. Un altro elemento che favorisce il pregiudizio è rappresentato dalla conformità sociale, ovvero il fare come gli altri fanno. La condivisione di un pensiero, di un'azione è un passaporto per integrarsi in una società. Se uno ce l'ha e lo esprime, ha il consenso degli altri, viene accolto bene e si fa degli amici. Più una persona è conformista, più tende ad avere pregiudizi in genere. E' necessario staccarsi, prendere le distanze da ciò che causa discriminazione. Aprire la mente e cercare di vedere oltre il proprio naso. Ambire all'orizzonte senza limiti e senza barriere. Senza nocivi ostacoli. E' necessario che si capisca pienamente che il diverso, lo straniero non è un pericolo. Il confronto, l'accettazione, lo scambio con l'altro non danneggia. Non impoverisce bensì arricchisce. Ridurre o eliminare un pregiudizio deve essere obiettivo quotidiano, un lavoro giornaliero svolto attraverso i programmi educativi, la promozione dei contatti sociali ma soprattutto attraverso il risveglio delle coscienze. Non bisogna fare della differenza una discriminazione.

 

 
IL TEMPO E’ LA MISURA DELLA GRANDEZZA Stampa E-mail
Scritto da Elena D'Ettorre   
Venerdì 16 Maggio 2014 04:58

 

Diapositive che sfumano. Ricordi in bianco e nero. L’Indipendenza. L’Unione. La Resistenza. I Partigiani. I movimenti studenteschi. Gli Eroi. Eravamo controcorrente quando il filo della coerenza univa le idee alle azioni. Eravamo liberi quando le catene del conformismo anziché accettarle passivamente, le spezzavamo. Eravamo rivoluzionari quando impugnavamo bandiere e striscioni e scendevamo nelle piazze a protestare ma bandiere lo siamo diventati noi seguendo il soffio di ogni vento. Il passato non è un tempo perduto. Il passato è sinonimo di storia. Ciò che siamo oggi, la realtà che viviamo, il posto che abitiamo è un continum, una connessione. E’ un’eredità. Non a caso, la storia insegna. Insegna ad alzare la testa. A pensare. Ad agire. La storia è memoria. Cambiamento. E nella nostra società, nel nostro Paese i cambiamenti ci sono stati. Omologazione. Individualismo. Conformismo. Assenteismo. Disinteresse. Risucchiati dal vortice di un sistema malato, insano rincorriamo sviluppo economico, tecnologia e inseguiamo la spietata fame di profitto dimenticandoci dei valori e dei doveri. Viviamo non solo per noi stessi ma anche per contribuire all’evoluzione, allo sviluppo della società e dovremmo farlo non solo economicamente ma innanzitutto moralmente. Non ne siamo estranei bensì parte integrante. Le impronte che avremmo dovuto seguire in quanto “linea guida” sono state oscurate da macchie nere come petrolio. Noi Italiani siamo diventati quel popolo che fa del lamento la propria passione. Ci lamentiamo delle assurde condizioni in cui viviamo e delle regole alle quali siamo costretti a sottostare, comodamente da casa seduti in salotto. Un tempo riempivamo le piazze con la voce, oggi esibiamo bavagli. Siamo quel popolo che prima elegge i propri governanti e successivamente si stupisce e sorprende dei membri della classe dirigente come se ai vertici ci fossero arrivati per magia e non attraverso il voto espresso dai cittadini. Siamo quel popolo con un alto tasso di intolleranza nei confronti dello straniero che con troppa facilità, o per convenienza o per dimenticanza, non ricorda gli Italiani emigrati all’estero in cerca di fortuna. Pretendiamo giustizia, equità, rispetto delle regole da Africani, Rom, Cinesi che popolano il nostro territorio ma non dallo Stato. Non da coloro i quali dovrebbero tutelarci, assicurarci e concederci lavoro, salute e benessere per poter vivere dignitosamente. E’ un’umana e cattiva inclinazione quella di riversare la propria rabbia su chi ci è più vicino. Sul più facilmente raggiungibile. Azioni illogiche e prive di senso che dovrebbero risuonare come un campanello d’allarme in noi e nella società. I sogni sono spesso, ma non sempre, destinati ad avverarsi anche se con altra forma di quella immaginata. E’ necessario però recuperare il senno e non bisogna provare a cercarlo sulla Luna, come scrisse Ariosto nel poema che esprime meravigliosamente l’ideale di armonia che aveva condotto con la fantasia il suo eroe sulla Luna e già all’ora, aveva potuto constatare quanto poco senno vi fosse rimasto sulla Terra a causa della follia degli uomini. Dopo secoli, il senno è qualcosa che ancora manca e che dobbiamo urgentemente ritrovare nel nostro universo interiore. La ricerca è movimento. Riprendiamo a muoverci.

 

 
Clochard : risvegliate la vostra umanità Stampa E-mail
Scritto da Elena D'ettorre   
Lunedì 05 Maggio 2014 15:44

 

Abbiamo perso l’umanità. Non è una battuta ironica di quelle fatte per sdrammatizzare, minimizzare bensì lo specchio della nostra condizione. Abbiamo perso lo spirito di unione. Solidarietà. Comprensione. Ci hanno spogliato, privato dei nostri diritti e ci hanno costretto ad abituarci ad una realtà soffocante. Ci hanno imposto i tagli. Tagli ovunque. Tagli alla sanità. Tagli ai dipendenti pubblici. Tagli alle scuole. Tagli alle tasche e all’anima delle persone. Strutture inefficienti. File chilometriche. Attese interminabili ed estenuanti. Insufficienza di attrezzature. Riduzione del personale. Medici. Infermieri. Sportelli. Assenti o quasi. Istituti scolastici pericolanti. Classi con un numero elevato di alunni, docenti costretti ad insegnare più di una materia. Aule inidonee. Un quadro drammatico carico di disagi, disservizi e malcontento. I tagli ci hanno impoverito. Impoverito le tasche e lo spirito. Tagli e divieti che si alternano in vorticose danze. “Panchine anti-clochard”, si legge sui quotidiani, si ascolta al telegiornale. Ecco, un nuovo divieto. Divieto di umanità. Il primo caso è stato registrato a Gorizia dove la panchina anti-barbone ha fatto la sua comparsa dopo alcune segnalazioni di cittadini che si lamentavano della presenza di clochard che impedivano agli utenti in attesa dei mezzi di trasporto di sedersi o ripararsi da pioggia e intemperie. L’amministrazione comunale ha sostituito le panchine esistenti con altre più innovative. Al posto dei braccioli all’estremità, le nuove panchine ne hanno uno solo proprio al centro, per impedire a chiunque di sdraiarsi. L’idea è stata apprezzata ed imitata dalla città di Bergamo. Panchine ancora più innovative. Oltre alle modifiche apportate anche l’aggiunta di dissuasori in ferro. Un evidente nonché tangibile segno di discriminazione e intolleranza. Ci siamo fatti rubare, tagliare a pezzettini la personalità e soprattutto la sensibilità. I nostri portafogli saranno anche vuoti, i nostri conti in banca in rosso e il nostro reddito basso ma non possiamo venderci il cuore. Non possiamo evitare di passarci una mano sulla coscienza solo per ottimizzare il tempo, per impiegarlo in attività proficue e risparmiare energie perché i pensieri costano fatica. Come si può negare ad un senzatetto la possibilità di usufruire dei pochi benefici gratuiti e pubblici che ancora ci restano? Com’è possibile restare indifferenti, impassibili dinanzi ad una simile assurdità? Non è disumano accanirsi velenosamente senza alcuna valida ragione contro chi vive nel disagio, contro chi è affondato, contro chi si è addentrato in tunnel senza uscita? Siamo divenuti privi di qualsiasi forma di sentimento e incapaci di sentire. Sentire un battito. Un’emozione. Un brivido. Sentire il bisogno di tendere una mano a chi ha dovuto arrangiarsi solo con le proprie. L’egoismo, l’individualismo ci ha invaso. Letteralmente investito. Marionette senza etica né morale che consentono, senza opporre resistenza, a terzi di muovere i fili della nostra coscienza. Fili aggrovigliati che tendono ad ingarbugliarsi e non sciogliersi. Questo siamo diventati. Marionette di legno con un cuore svenduto. Conosciamo perfettamente il prezzo di ogni cosa ma non il suo valore. Restiamo umani. Uniti. Vicini. Restiamo vivi.

 

 

 

 

 
La televisione, dall'entusiasmo alla delusione Stampa E-mail
Scritto da Elena D'Ettorre   
Domenica 06 Aprile 2014 09:07

 

 

Erano gli anni ’50 quando la televisione fece il suo esordio nelle case degli italiani. Apprezzata, amata e forse attesa, la televisione italiana almeno nella prima fase, era una delle più pedagogiche al mondo. Le sue finalità erano educative e se da un lato la programmazione poteva essere considerata soporifera, dall’altra ebbe indubbi benefici nei confronti di una situazione nazionale caratterizzata da una certa arretratezza nei costumi e da una disomogeneità culturale. Nel tempo, si sa, le situazioni cambiano. Si evolvono. Migliorano oppure peggiorano. E proprio quest’ultimo è il caso della televisione italiana che giunge al capolinea. Ultima fermata nella sostanza, nei contenuti privi di spessore e interesse. Dalla TV del cambiamento alla TV spazzatura. Programmi, show televisivi, reality di bassa attrattiva. Recentemente è ritornato sui nostri schermi un programma che, negli anni, ha perso il suo senso e significato. Il Grande Fratello. Molti ignorano l’origine, la provenienza e il messaggio celato, velato all’interno del suo stesso nome. Nell’associazione Bentham – Grande Fratello la maggior parte delle persone non troverebbe un nesso. Susciterebbe riso negli spettatori e non curiosità. Eppure l’idea di un “Grande Fratello”, un’espressione che racchiude in sé il senso di un invisibile Ispettore che, incessantemente, ci controlla, ci sorveglia e ci condiziona nelle nostre scelte più personali, nacque proprio dal giurista e filosofo inglese J. Bentham il quale immaginò un ingegnoso sistema di prigionia che consentiva ad un sorvegliante di vigilare giorno e notte sui prigionieri osservando tutto quello che facevano senza essere visto. Un continuatore storico del tema del Grande Fratello è senz’altro l’inglese George Orwell, il quale nel libro 1984 profetizzò una società governata e dominata da un Big Brother onnipotente ed immortale che tutti i sudditi dovevano adorare come un dio. Al giorno d’oggi il tema di un Grande Fratello che ci sorveglia e ci condiziona in ogni nostro pensiero e in qualsiasi scelta personale è tornato prepotentemente alla ribalta. Del resto, non dobbiamo meravigliarci di questa sudditanza psicologica e soprattutto dell’iniziale successo, scemato poi nel corso delle edizioni, del programma televisivo. Ci siamo ormai abituati ad essere spiati ogni giorno da decine e decine di telecamere che seguono i nostri movimenti nelle banche, nei supermercati, negli autogrill ed in tanti altri luoghi. La TV è diventata un mezzo di destrutturazione e ricomposizione dei sentimenti, falsificando la realtà oggettiva, creando cioè una nuova realtà in cui la realtà originaria e la virtualità si intersecano fino a confondersi. Sono queste le nuove frontiere del materialismo che si autoalimenta all’infinito e che inducono ad un’esplosione, uno scoppio dall’interno per l’eccessivo accumulo di false o apparenti certezze. E’ importante recuperare il senso dell’esistere in modo totale. L’esistenza non è apparenza.

 

 
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