Politica Nazionale
Quirinale: Stefàno (Sel), "Mattarella guardiano rigoroso della Costituzione" Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

“Sergio Mattarella sarà il Presidente degli Italiani. Ha già dimostrato in passato di essere una persona perbene e sono certo sarà garante dei processi democratici, svolgendo con autorevolezza e affidabilità il ruolo per il quale è stato chiamato". E’ il commento del senatore Dario Stefàno a pochi minuti dalla elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica. 
“Abbiamo contribuito convintamente alla sua elezione - continua Stefàno - perché ne riconosciamo la statura morale, politica e istituzionale e perché questa scelta può premiare chi si è opposto da sempre alle logiche del Patto del Nazareno. L’obiettivo politico dichiarato fin dall’inizio era, infatti, quello di superare e andare oltre uno strano patto che rischiava di trasformarsi in una palude per gli stessi partiti di centrosinistra al governo e, ancor peggio, per il Paese”.
“L’elezione di Mattarella apre sicuramente una stagione nuova per le istituzioni ma anche per le forze politiche in campo perché potrebbe essere una buona occasione per segnare un cambio di rotta con cui si può recuperare una traccia comune e un rapporto “sano” e genuino tra i partiti di centrosinistra. E questo il centrodestra l’ha capito, agendo scomposto e non riuscendo a nascondere la propria agitazione".
"Chi però utilizza questa elezione per immaginare automaticamente nuove maggioranze si sbaglia. La scelta per il Quirinale è una cosa, il giudizio sugli indirizzi e sulle politiche di questo governo è un’altra. Da domani continueremo a batterci per i lavoratori colpiti dal jobs act, contro gli effetti dello Sblocca Italia e della Legge di Stabilità e contro una legge elettorale peggiore del Porcellum”.
“Oggi però -conclude Stefàno - festeggiamo l’elezione di Mattarella che, in una fase importante di riforme costituzionali e istituzionali, ci dà tranquillità sull’indipendenza di un ruolo fondamentale a garantire l'autonomia dell'assemblea legislativa rispetto all’esecutivo e assicurare l’equilibrio tra poteri. Sarà un Presidente sobrio ma autorevole, un guardiano rigoroso del rispetto della Costituzione. Quello di cui l’Italia ha bisogno”.

 
Ecco come cambierà l'Italicum. Preferenze e soglie: le novità Stampa E-mail
Scritto da Tratto da affari italiani.it del 19 settembre 2014 di Alberto Magni   

Nell'ultimo faccia a faccia a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio e l'ex Cavaliere hanno trovato un sostanziale accordo sui cambiamenti alla riforma elettorale. Compromesso per quanto riguarda il capitolo spinoso delle preferenze (ecco cosa cambia) e modifiche alle soglie di sbarramento (tutte le novità). Una soluzione che cerca di accontentare sia la minoranza Pd sia Alfano e i centristi dell'Udc
L'accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi su come modificare l'Italicum è stato sostanzialmente trovato nell'ultimo faccia a faccia a Palazzo Chigi. Le proposte del premier e segretario del Pd - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - sono state accettate dall'ex Cavaliere. La più importante è quella che riguarda la mediazione sulle preferenze: il capolista nei collegi o circoscrizioni (comunque relativamente piccole) sarà bloccato, mentre gli altri candidati verranno scelti dai cittadini. La minoranza dem vorrebbe le preferenze classiche, come per le Europee, ma il leader di Forza Italia ha detto chiaramente al presidente del Consiglio che questa è l'unica soluzione possibile e che oltre non può andare.

L'altro tema di rilievo è quello delle soglie di sbarramento. La prima verrà innalzata al 40%, livello oltre il quale scatterà il premio di maggioranza evitando così il ricorso al ballottaggio. Si trattà di uno sbarramento che varrà sia per le singole liste sia per i raggruppamenti di partiti. L'obiettivo è quello di favorire così la formazione di coalizioni. La soglia per i partiti in coalizione, come chiesto da Angelino Alfano e dai centrisi dell'Udc (ma anche da Fratelli d'Italia), scenderà ulteriormente dal 4,5 al 4%. Previsto anche l'abbassamento dall'8 al 6 o 6,5% dello sbarramento per i partiti che si presentano da soli e quindi al di fuori di coalizioni.

 
Il Financial Times boccia il piano del governo Renzi: " Non è la cura per l'Italia". Stampa E-mail
Scritto da Tratto dal Fatto Quotidiano di venerdì 14 marzo 2014   

"La medicina di Matteo Renzi non curerà l'Italia". E' il titolo di un editoriale pubblicato dal Financial Times, che boccia il piano annunciato dal premier per far ripartire il Paese. "Una riduzione delle tasse per coloro che guadagnano poco (80 euro in più in busta paga a 10 milioni di italiani), ha un buon senso politico, ma non aumenterà la competitività del Paese", osserva il quotidiano britannico parlando della" ricetta per l'Italia" presentata mercoledì scorso dal presidente del Consiglio italiano.

"Renzi vuole finanziare una parte delle sue elargizioni attraverso un misto di tagli alla spesa e tasse più alte sul reddito di capitale", scrive il giornale, sollevando dubbi sulle coperture. "Questo ha senso, ma questi soldi finanzieranno solo una parte delle promesse fatte dal premier". Lo stesso presidente del Consiglio, ricorda il FT, ha ammesso che " una parte dei fondi necessari dovrà essere reperita attraverso il debito".

Quanto al debito pubblico, salito a gennaio a oltre 2.089 miliardi di euro, l'Italia dovrebbe cercare di tagliarlo di 2mila miliardi, non aumentarlo. Quindi la domanda principale è come spenderà i soldi che intende prendere in prestito". Mentre per la ripresa dell'economia, secondo il quotidiano inglese, bisogna abbassare le tasse alle aziende, non ai dipendenti. "Sarebbe stato meglio concentrare la limitata capacità di fuoco per aiutare le imprese, tagliando in modo più profondo le tasse che pagano. Questo permetterebbe alle aziende di abbassare i prezzi dei prodotti che vendono all'estero e di assumere di più.

Il FT ribadisce infine che l'uscita dalla crisi è ancora lontana per l'Italia. "La speranza era che Renzi ravvivasse l'economia italiana", spiega il quotidiano. " Ma mentre la crescita è finalmente tornata, le previsioni restano fragili, con la disoccupazione bloccata attorno al 13% e la produzione industriale 25 punti sotto i livelli pre-crisi".

Mentre la Germania prende tempo aspettando di prendere una posizione riguardo al piano di Renzi, "il governo tedesco è consapevole dell'ambizioso progetto di riforme dell'esecutivo italiano", annuncia il portavoce Steffen Selbert, spiegando che "certamente lo illustrerà alla cancelliera Angela Merkel e ne parleranno. Ma non voglio anticipare i contenuti di quel che diranno subito dopo". Il premier vedrà lunedì la cancelliera, mentre sabato sarà all'Eliseo per un incontro con il presidente francese Francois Hollande.

 
Lecce. Umberto Uccella: A PROPOSITO DELL’ARTICOLO DEL DIRETTORE SCAMARDELLA Stampa E-mail
Scritto da Umberto Uccella   

Come di consueto, il Direttore di Quotidiano argomenta con intelligenza la capacità di Renzi di interpretare una sorta di spirito del tempo, nel momento in cui dà una forte accelerazione al necessario ed urgente processo riformatore. E, da questo angolo visuale, pur non facendo sconti allo stile ed alla cultura politica del nuovo Segretario del PD, denuncia il carattere strumentale e massimalistico delle posizioni di molti di coloro che, nel metodo e nel merito, hanno da obiettare sulle scelte di Renzi.

Conviene discuterne con calma e, naturalmente, dal mio punto di vista, contando sul successo dell’iniziativa del PD. Ma, appunto, per avere successo, l’impegno del PD non può che concentrarsi sulla necessità di dare qualità allo sforzo riformatore in atto. Partendo da un’analisi puntuale di quanto è accaduto in questi anni. Perché se è disdicevole il massimalismo di chi rinvia ogni decisione in attesa della sua totale perfezione, altrettanto lo è l’atteggiamento un po’ semplicistico e spicciativo di chi ritiene che si facciano chiacchiere da vent’anni. O, magari, di chi accede ad una lettura deformata di quello che è avvenuto in Italia Prendiamo la vicenda della Bicamerale. Per molti, essa, per definizione, è l’inciucio. E, nel ricordarne lo svolgimento (siamo nel 1997-1998), giornalisti, commentatori e politologi, oltre che una parte consistente del gruppo dirigente dello stesso centrosinistra, hanno preso a bersaglio più chi le riforme le voleva e diresse il lavoro verso quell’esito, che coloro che le affossarono, rimangiandosi gli accordi. Perché di questo si tratta. Con l’aggravante che quella Commissione aveva concluso i propri lavori consegnando alle Aule parlamentari un risultato estremamente più complesso di quello di oggi. Che conteneva, tra l’altro, il superamento del bicameralismo e la diminuzione del numero dei parlamentari. Con l’obiettivo di snellire il procedimento legislativo e di dare più competitività al Sistema-Paese, attenuando, al contempo, la tendenza all’ ipertrofia del ceto politico.

Come tutti sanno (e non dicono), in Parlamento, Berlusconi stracciò il patto e Fini fu costretto a seguirlo. Perché? Perché il centrodestra non poteva consentire che il centrosinistra portasse ad esito, da un lato, con il governo Prodi, l’aggancio all’Euro e, dall’altro, con la Bicamerale presieduta da D’Alema, il processo di riforma costituzionale ed istituzionale più significativo della storia repubblicana.

Tutto questo, nel codice renziano e nella pubblicistica corrente è rubricato come una delle tante chiacchiere di questi vent’anni o, peggio, iscritto alla vituperata vocazione “compromissoria” dei principali protagonisti dell’epoca.

Non attribuisco, ovviamente, queste opinioni al Direttore Scamardella. Ma è allarmante la superficialità che, in generale, si adotta maneggiando materie così delicate. Tra l’altro, senza trascurare le gravi responsabilità dei partiti e delle classi dirigenti, è anche lungo questa strada che si dà una mano al processo di depoliticizzazione dell’opinione pubblica. Che spesso si trasforma in un giudizio generalizzato di condanna dell’intero panorama delle forze politiche. A prescindere dalle posizioni che ognuna di esse rappresenta

Il Direttore ha ragione nel sottolineare che, oggi, i tempi della decisione sono sostanza stessa delle scelte. Soprattutto, di fronte alle prove di inefficacia e di impotenza spesso offerte da un sistema politico farraginoso e appesantito dalla duplicità dei passaggi parlamentari. Ma, attenzione a non sottovalutare la necessità che, nel merito, le scelte che si compiono abbiano una loro logica ed una corrispondenza con gli interessi del Paese. Perché, a dirla tutta, di riforme di natura costituzionale ed istituzionale ve ne sono state. Il centrosinistra riformò il titolo V. Il centrodestra cambiò la legge elettorale. E Berlusconi tentò una complessiva riforma costituzionale, poi bocciata dal referendum confermativo.

Dunque, non mi pare che possa essere messa in discussione la capacità del sistema politico di produrre una qualche iniziativa di autoriforma. Il punto riguarda la qualità delle riforme ed il contesto dentro il quale si realizzano.

E, allora, chiedo, pur di fare presto, vale la pena ottenere una riforma della legge elettorale che, su molti, qualificanti aspetti si presti ad obiezioni di costituzionalità analoghe a quelle espresse sul porcellum? Parlo delle liste bloccate, della soglia per l’ottenimento del premio di maggioranza e dello sbarramento. I Collegi uninominali non li vuole Berlusconi e non li vuole Alfano. E le preferenze? Sono poi, davvero, un elemento di degenerazione della vita democratica se praticate in un quadro di liste brevi e in circoscrizioni estremamente contenute? Credo che evitare ulteriori interventi dell’Alta Corte e riattivare il diritto di scelta dei cittadini sia un compito al quale il Parlamento non potrà sottrarsi. Ed il PD, con i suoi gruppi, prima di ogni altro.

Infine, è vero che la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Ma valutare le alternative possibili ad un dato evento non è esercizio inutile. E, allora, se Renzi avesse avviato la discussione sulla riforma elettorale partendo dall’attuale maggioranza di governo, avremmo, oggi, una situazione più complicata o, come io credo, saremmo in presenza di un clima più positivo e di fronte ad un’ipotesi di riforma più efficace e condivisa? I fatti dicono che, in questo momento, Berlusconi riguadagna immeritatamente il centro della scena politica, mentre il PD è diviso e i suoi alleati di governo possono essere concretamente risucchiati dall’indiscussa egemonia di Forza Italia sull’altro versante.

Stile e cultura politica, dunque, non sono indifferenti rispetto ai risultati che si possono ottenere. In questo caso, gli interessi del PD consistono nella necessità di pervenire ad una legge elettorale che tenda a riappacificare i cittadini con la politica e in un quadro di alleanze che non agevoli la capacità coalizionale di Berlusconi. Gli avversari di Renzi non sono la minoranza del PD e gli alleati di governo.

Umberto Uccella

 

 
In migliaia a Bitritto per festa di Forza Italia ma senza Berlusconi Stampa E-mail
Scritto da Tratto da Gazzetta del mezzogiorno.it di domenica 26 gennaio 2014   

 

Prima pagina

BITRITTO (BARI) – “Per 20 anni c'è stata una costruzione mediatico-politico-giudiziaria per eliminare Silvio Berlusconi". Lo ha detto Raffaele Fitto, intervenendo alla manifestazione 'Orgoglio azzurro' in corso a Bitritto (Bari). "Avremmo avuto molto piacere – ha proseguito – che oggi Berlusconi fosse qui perchè avrebbe avuto una ulteriore spinta dalla Puglia a continuare. Chi ha tentato di eliminarlo dalla scena politica ha sbattuto contro la volontà popolare e la volonta di Berlusconi di continuare". "Il confronto con Renzi apre una pagina di politica civile nel nostro Paese. La possibilità di mettere insieme due schieramenti opposti che decidono insieme le regole del futuro, per poi tornare a confrontarsi rispettandosi".

SEMPRE CON BERLUSCONI - "Noi ci siamo stati in questi 20 anni, ci siamo oggi e ci saremo nei giorni difficili e in quelli esaltanti - ha sottolineato Fitto -. Parteciperemo a tutte le gare che nel partito si avvieranno, ma non a quella degli incarichi. E' opportuno saltarla, abbiamo bisogno di lealtà, idee e criteri". "La lealtà, caro presidente, impone di esserti sempre vicini, di dirti quello che pensiamo, ma tu ascolta il nostro impegno per costruire il futuro del partito".

NON C'E' UN EREDE - "Non c'è un erede di Berlusconi. Noi siamo intorno a Berlusconi". Lo ha detto Raffaele Fitto, parlando con i giornalisti a margine della manifestazione per i 20 anni di Fi. "Non c'è questo tema all’ordine del giorno", ha aggiunto perchè "serve intorno a lui una classe dirigente leale e convinta". "Il presidente Berlusconi si troverà di fronte a degli appuntamenti molto difficili per via di ragioni extra politiche molto gravi che sono state portate contro di lui – ha proseguito – E penso sia importaste che nei prossimi mesi intorno a lui ci sia una classe dirigente leale e convinta". "E sono certo – ha concluso – che questo pensiero è condiviso all’interno del partito da tantissima gente. E io non lo voglio porre in polemica".

C'è da sottolineare l'assordante silenzio alla manifestazione di Bitritto proprio di Silvio Berlusconi che non solo non è intervenuto, ma non ha neanche fatto una telefonata come invece accaduto a Napoli. "Avremmo avuto molto piacere che oggi Berlusconi fosse qui - ha sottolineato Fitto - perchè avrebbe avuto una ulteriore spinta dalla Puglia a continuare".

"Io ho detto a Berlusconi che nominare esclusivamente gente dall’esterno, mortificherebbe e umilierebbe una classe dirigente che ha una forza e competenza cresciute molto in questi anni". Ha comunque sottolineato Fitto a margine della manifestazione, parlando della nomina di Giovanni Toti. "Mi auguro – ha aggiunto – che su questo ci possa essere un lavoro importate anche da parte del presente Berlusconi nei prossimi giorni". "Se non lo farà – ha concluso – sarò al suo fianco con la stessa convinzione".
"Nessuno di noi – ha proseguito Fitto – si è mai sognato di chiudere la porta al rinnovamento del partito, ma oggi abbiamo bisogno di una splendida classe dirigente, quella che è impegnata nei consigli comunali o come sindaci". "Presidente Berlusconi – ha aggiunto tra ovazioni e qualche militante che lo invocava come segretario del partito – è l’appello di chi ti è riconoscente per questi 20 anni ma anche di chi è consapevole che lealtà vuol dire non tradire e sostenere le proprie ragioni all’interno di un partito". "Se qualcuno ha deciso nei mesi scorsi, non condividendo, di andare via ha sbagliato – ha concluso – Noi rimaniamo per costruire un grande partito".

Circa tremila persone hanno partecipato al Palatour di Bitritto alla manifestazione regionale, «Orgoglio azzurro», organizzata da Forza Italia per celebrare i 20 anni dalla nascita del partito e dall’ingresso in politica del suo leader, Silvio Berlusconi. Alla giornata sono presenti i vertici del partito in Puglia e militanti arrivati a bordo di decine di pullman. All’esterno del Palatour era stato allestito anche un maxischermo.

 
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