Cronaca
COSTRUZIONE DEL NUOVO PADIGLIONE DEL FAZZI Stampa E-mail
Scritto da Ludovica Piliego   

Il vice presidente vicario del gruppo Pdl/Fi in Consiglio regionale Erio Congedo ha presentato un’interrogazione al presidente della Giunta della Regione Nichi Vendola e all’assessore alla Salute Elena Gentile sulla questione dei lavori del cantiere per il nuovo Dipartimento di Emergenza Urgenza dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce.

“La storia del cantiere - osserva - pare arricchirsi di una nuova puntata, visto che si apprende dalla stampa la notizia dell’assemblea delle società che si sono aggiudicate la gara per sciogliere l’Associazione Temporanea di Imprese originaria e la costituzione di un nuovo soggetto consortile. Una vicenda che non può non suscitare attenzione considerati i precedenti in tema di liti giudiziarie e di provvedimenti del Tribunale amministrativo in ordine all’affidamento della progettazione, all’ammissibilità di ditte partecipanti alla gara, ai ritardi nell’aggiudicazione definitiva.

E’ naturale domandarsi e domandare al Governo regionale quali riflessi possano avere le modifiche dei rapporti interni al raggruppamento di imprese considerato che l’interlocutore della Asl è comunque il Consorzio Cooperative Costruttori e quindi quali provvedimenti intende assumere in ordine al possibile nuovo allungamento dei tempi contrattuali

. Già oggi i lavori effettuati corrispondono a meno di 1 milione di euro nello stato di

avanzamento rispetto ai preventivati 5 milioni e che sono trascorsi 480 giorni dalla data di inizio lavori rispetto ai 580 previsti dal contratto (pari all’84%).

Al di là delle vicende contrattuali e di rispetto delle clausole previste - prosegue Congedo - quello che merita maggiormente di essere evidenziato è lo stato di incertezza generale dell’opera dopo 8 anni di promesse, quattro assessori al ramo, un fiume di milioni dei contribuenti e persino una inaugurazione dei lavori in grande stile. Da molto tempo chiediamo alla Regione, e lo facciamo di nuovo, se ha pianificato una exit strategy da questa situazione d’impasse, mortificante per gli interessi e le legittime aspettative degli utenti, che già fanno i conti con un Fazzi allo stremo per carenze di personale, strutture e macchinari e che riesce a garantire assistenza ai cittadini solo grazie allo spirito di servizio e all’impegno di medici ed operatori sanitari”.

 

 

 

 

 
Colpi a raffica nelle case, quattro donne fermate: una scampa all'arresto perché incinta Stampa E-mail
Scritto da Tratto da lecceprima del 28/04/2014   

TRICASE – In auto avevano arnesi per lo scasso, e i carabinieri, durante le perquisizioni, hanno trovato anche mazzi di chiavi false per spalancare le porte di quegli appartamenti i cui proprietari fossero assenti al momento della loro entrata in scena.

In realtà, sembra che non sempre se ne servissero. Piuttosto, come tecnica, quattro donne di nazionalità croata, pare adottassero quella della parlantina. Le scuse più varie, inventate sul momento. Ad esempio, il pretesto di consegnare un pacchetto per conto di qualche parente. Tanto più che le vittime predestinate erano soprattutto persone anziane, meglio se di età molto avanzata. Ed è così che il raggiro diventava molto più semplice.

Da quanto tempo agissero Rubinka Gojic45enne, Giulia Gurgevic 32enneElisabetta Nikolic, 29enne Suzana Konovalov28enne, non è dato saperlo. Però, nel centro abitato di Tricase e circondario, sono stati diversi nel tempo i furti in abitazioni segnalati dai malcapitati di turno. In qualche caso, i carabinieri, in sede d’indagine, hanno persino appreso di “colpi” eseguiti senza che fosse stata presentata una denuncia. Più di qualcuno ha manifestato vergogna per essere stato raggirato.

Reato spregevole, quello del furto nelle abitazioni, e ora si spera che sia tornata un po’ di serenità, dopo i tre arresti e la denuncia eseguiti ieri. In un caso, quello della 28enne, le manette non sono scattate perché la donna è in stato interessante. Risponde però con le complici di furto aggravato in concorso.

Le quattro donne sono state fermate dai carabinieri dell’aliquota radiomobile compagnia locale, proprio grazie alla segnalazione di alcuni cittadini. L’auto vista più volte sulla scena di furti è una Lancia Musa. Quando è stata perquisita, con l’abitacolo messo sottosopra, ecco che sono spuntati gli attrezzi, ma anche contanti per oltre mille euro, soldi probabilmente appena sottratti.

Solo ieri, ben tre i casi scoperti, e tutti dentro Tricase. Uno ai danni di un 77enne, avvenuto verso mezzogiorno; gli altri due consumati in precedenza nei confronti di donne di 82 e 58 anni.

Nello specifico, mentre Giulia Gurgevic ed Elisabetta Nikolic sono state colte in flagranza, mentre uscivano dall’abitazione del primo pensionato, negli altri due casi sono state riconosciute dalle vittime, che hanno subito il furto di soldi ed oggetti preziosi, il cui valore è da quantificare, ma comunque nell’ordine di qualche migliaio di euro.

 



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San Foca si sveglia con la piattaforma. Comitato pensa a manifestazione in mare Stampa E-mail
Scritto da Tratto da Lecceprima del 23/04/2014   

San Foca si sveglia con la piattaforma. Comitato pensa a manifestazione in mare

SAN FOCA (Melendugno) – La piattaforma Skate III, battente bandiera inglese, è dalle prime ore del giorno nelle acque di San Foca. Vi è arrivata – con un poco di ritardo rispetto ai piani iniziali - grazie al rimorchiatore otrantino Sara T. e porterà a temine l’ultima fase dei sondaggi geotecnici necessari alla progettazione del gasdotto Trans Adriatic Pipeline. Nella acque antistanti la spiaggia di San Basilio è operativa anche l'imbarcazione da traffico Gelmar.

 

Ma è già scoppiato il primo“giallo” perché il Comitato No Tap segnala l’assenza delle unità navali dal sistema di mappatura satellitare che consente di rilevare in ogni momento le coordinate. Una situazione che replica quella relativa ai sondaggi condotti a febbraio con la Nautical Tide: in quella circostanza l’anomalia venne motivata con un guasto al sistema di riparazione. La Skate III è comunque ben visibile dalla costa, dovendo effettuare le ricerche in due punti, a 230 e 320 metri dalla linea di costa.

Sul punto specifico, nel pomeriggio è arrivata la precisazione di Tap: “Piattaforme come la Skate III, che operano da  ferme (e per di più poggiando sul fondo marino per mezzo delle proprie “gambe” telescopiche) non sono tenute ad avere a bordo l’Ais, il sistema di rilevazione satellitare dei movimenti delle unità navali. La Skate III, che è impegnata dalle prime luci dell’alba di oggi a concludere i sondaggi geotecnici nell’area di San Foca interessata dal progetto di microtunnel per l’approdo del gasdotto transadriatico, lavorerà

San Foca si sveglia con la piattaforma. Comitato pensa a manifestazione in mare

solo ed esattamente (con una tolleranza di un metro) nei due punti espressamente indicati nell’autorizzazione emessa dalla capitaneria di Porto. I lavori procedono al meglio e TAP confida che i sondaggi si concludano nel giro di pochissimi giorni".

 

Il Comune di Melendugno, in prima linea nell’opposizione al progetto, ha inoltrato ieri all’Ufficio circondariale marittimo di Otranto (e per conoscenza a tutti gli enti interessati, tra cui ministeri e Procura della Repubblica) la richiesta di sospensione proprio dell’ordinanza relativi ai sondaggi appena iniziati. Le argomentazioni addotte dall’amministrazione comunale vertono sulla convinzione che l’atto sia illegittimo per “eccesso di potere per illogicità manifesta, difetto e incongruità della motivazione, difetto dei presupposti, motivazione carente e carenza di ogni provvedimento autorizzativo-nulla osta degli enti di rispettiva competenza.

 



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È scomparso Carlo Coppola, grande figura della vitivinicoltura pugliese. Stampa E-mail
Scritto da Ludovica Piliego   

E' mancato qualche giorno fa, a Gallipoli, Carlo Coppola, una grande figura della viticoltura salentina e italiana. Aveva 85 anni.

Grande conoscenza del settore e del territorio. Gentilezza e verve polemica – sempre educata e gentile – non sterilmente critica ma costruttiva. Forse è una delle accezioni della saggezza, almeno di quella enoica. Questa saggezza è stata personificata da Carlo Coppola, memoria storica del Salento vitivinicolo, scomparso qualche giorno fa. Aveva 85 anni. Diplomato nel 1948 in agronomia ed enotecnica in quella che allora era la massima istituzione scientifica in questo campo, ossia la Scuola Enologica Umberto I di Alba, si è sempre dedicato alla vitivinicoltura nell’azienda di famiglia, ma ha curato varie pubblicazioni, ha steso il disciplinare della Doc Alezio, e assolto a molteplici incarichi istituzionali, tra cui quello di componente della Commissione di assaggio di secondo grado presso il Ministero dell’Agricoltura.

Per comprendere meglio la sua levatura umana, ecco qualche stralcio di interviste concesse negli ultimi anni:

“Tengo fede a ciò che mi consigliò mio padre: se vedi che le cose vanno bene non allargarti per trasformarti in commerciante, altrimenti perdi tutta la tradizione che ho cercato di costruire. C’è una nobiltà profonda nell’essere viticoltori, o vignaiuoli, come diceva Veronelli, utilizzando un termine desueto ma poetico e pregnante”.

Ci racconta qualcosa della sua amicizia con Luigi Veronelli?

Veronelli, maestro della critica enogastronomica, venne a trovarci più volte negli anni Settanta. Me lo ricordo ancora, pantaloni corti e camicia a fiori, grande cultura e conoscenza dei vini e della vitivinicoltura. Organizzavamo concorsi di cucina e degustazioni, che lui conduceva, con grande interesse dei turisti. Si innamorò dei nostri vini, di Gallipoli e del suo mare. Invitato da lui, andai prima a Milano e poi nella sua casa di Bergamo Alta, partecipai a riunioni con i migliori vignaioli di ogni regione italiana (ricordo tra gli altri il friulano Paolo Rapuzzi, il valdostano Enzo Voyat, il piemontese Giacomo Bologna, Armando Botteon, esperto in legislazione vitivinicola), in particolare per studiare delle proposte per superare le carenze delle normative dell’allora Comunità Economica Europea in merito ai vini di qualità che non rientravano ancora nelle Doc. Insisteva con ragione sulla teoria dei cru, cioè della valorizzazione dei territori altamente vocati alla coltivazione di un determinato vitigno, teoria e pratica ancora valide. Ho seguito le sue indicazioni, che erano anche le indicazioni di mio padre Niccolò: non abbandonare i vigneti, vinificare le proprie uve, possibilmente secondo il vigneto di provenienza.

 
Clan "Vernel", i Leo nel mirino: sei colpi di pistola contro la casa di campagna dei genitori Stampa E-mail
Scritto da Tratto da Lecceprima.it del 15/04/2015   

Clan "Vernel", i Leo nel mirino: sei colpi di pistola contro la casa di campagna dei genitori

VERNOLE – Sei colpi d’arma da fuoco, probabilmente usando una pistola. Esplosi in un orario imprecisato, nella notte appena trascorsa, e con un obiettivo ben preciso: l’abitazione di campagna dei genitori di Antonio, Andrea e Gregorio Leo, ritenuti dagli inquirenti fra i capisaldi del noto clan della Scu ribattezzato “Vernel”, operante fra Vernole e dintorni.

Si tratta di un sodalizio di cui di recente le cronache sono tornate ad occuparsi, tramite l’articolata operazione “Network”, nata dalla fusione di due indagini condotte rispettivamente dal Ros dei carabinieri e dalla squadra mobile di Lecce, “terre  di Acaya"   e "Alta marea".

Inchieste scottanti, riguardanti non solo gli ormai consueti traffici di droga, ma anche un filone per certi versi nuovo, quello sulle estorsioni ai danni di lidi balneari della costa adriatcia.

La scoperta dell’atto palesemente intimidatorio, che dischiude scenari piuttosto inquietanti, per quanto ancora poco chiari, è avvenuta soltanto questa mattina. E’ stata la stessa coppia di pensionati a chiamare i carabinieri della stazione locale per un sopralluogo. Questi sono giunti sul posto insieme ai colleghi del Nucleo operativo di Lecce.

Il podere sorge vicino Vernole, defilato rispetto al centro abitato. Ignoti si sono introdotti nella proprietà, attraversando un viale alberato. La villa rurale, infatti, è collocata in un punto in aperta campagna, che si raggiunge lasciandosi alle spalle via Roma.

Chi ha agito, ha raggiunto l'edificio ed ha fatto fuoco per ben sei volte contro una parete esterna, per poi fuggire indisturbato. I militari, durante le perlustrazioni, non hanno trovato bossoli. Segno, quindi, o che l’arma usata potrebbe essere stata una pistola a tamburo, o che ci sia stato il tempo materiale per recuperarli e portarli via. L’indagine è in mano al sostituto procuratore Giovanni Gagliotta.

Estorsioni ai lidi e spaccio di droga, gli indagati scelgono la via del silenzio

Impossibile stabilire per ora quale sia l'esatto movente, ma sembra chiaro che vi siano sommovimenti nell'ambiente della criminalità locale e che forse qualcosa è ancora una volta da cercare proprio all'interno del carcere.

 



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