Lettere al Direttore
Centrale a biomasse……Anche Noi vogliamo “atti di chiarezza” Stampa E-mail

Spett. Comitato del No, e Spett. le Direttore,


Sono una dipendente Italgest che come Voi (Comitato), chiede “atti di chiarezza”, pur nelle differenti posizioni. Vi disturbo perché vorrei da voi, risposte sincere, che possano chiarirmi dei dubbi che, ciclicamente (così come le vostre rimostranze), si ripetono ogni qualvolta si parla di impianti Italgest. Non voglio rassicurarvi sulla salubrità dell’impianto, per questo ci sono tecnici e scienziati, ma vorrei che per correttezza, cessasse l’allarme sociale che si diffonde a piene mani, senza una doverosa documentazione scientifica, ma poggiandosi solo sulla paura e sul dolore che la semplice parola “tumore” scatena in ognuno di noi. Non è leale usare l’equazione biomasse=tumore; tutto ciò denota una insensibilità e una mancanza di rispetto verso tutti coloro, e siamo in tanti, che in casa hanno avuto la perdita di persone care dovute al cancro.
Le troppe morti che si hanno e si sono avute nel Salento, si sono verificate nonostante la mancanza di centrali a biomasse, Vogliamo chiederci perché?
Qualche zelante oncologo, perché non si è mobilitato, con la stessa energia, contro le antenne dei ripetitori di telefonia, gli inceneritori, i fumi dell’Ilva e della Copersalento? La mobilitazione, così veementemente profusa e richiesta, ha forse qualcosa di personale verso tutto ciò che ha nome “De Masi”?
Smettiamola, per amore di verità, di fare i tifosi e battiamoci tutti insieme per un’informazione libera e corretta. Organizziamo una grande assemblea pubblica, senza rete, dove le ragioni degli uni e degli altri si confrontino liberamente, lasciando alla cittadinanza, la possibilità di esprimere e di chiarire i propri dubbi. Solo così potremo coniugare il rispetto delle persone, nella loro integrità fisica, ideale e morale con il dovere di informare.

Virginia Boellis
(dipendente Italgest-Casarano)

 

 
Quello che le….cronache non dicono, ovvero San Frisullo Stampa E-mail

Caro Direttore
Lunedì 18 gennaio, ho voluto presenziare alla manifestazione indetta dal Partito Democratico salentino - in vista delle primarie del 24 - per presentare il proprio candidato, onorevole Francesco Boccia, alla carica di Presidente della Regione Puglia.
Per l’occasione, l’immensa sala conferenze del Grand Hotel Tiziano di Lecce è apparsa gremita e la folta platea, sotto le stimolanti note de “La canzone popolare” di Fossati, ha riservato un’accoglienza più che degna ai big provinciali e, in modo particolare, al leader maximo D’Alema e allo stesso Boccia.
E però, anche se ciò potrà sembrare strano, il ruolo di vero eroe della serata è stato rivestito, almeno ai miei occhi, da un altro personaggio, per la verità da un po’ di tempo in disparte e completamente defilato, non so se di sua spontanea volontà o meno.

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Arando, fra zolle d’italianità Stampa E-mail

di Rocco Boccadamo

Per Natale, all’ingresso della mia città provenendo da Brindisi, è stata allestita, sospesa in aria a media altezza e quindi con il massimo impatto visivo, una grande stella cometa, sprizzante luminosità dal colore caldo e accogliente. Ormai, è abbondantemente trascorso il periodo delle feste e, però, lo speciale addobbo si trova ancora lì, a questo punto del tutto fuori tempo e fuori luogo, segno, più che altro, di mera noncuranza e trascuratezza da parte di qualche addetto ai lavori.

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Dire pane al pane Stampa E-mail
Scritto da Redazione (Il Salentino Anno III n .1 - dal 10 al 20 gennaio 2010)   

Caro Direttore
Sin da quand’ero ragazzo, nel mio intimo ha sempre albergato, con impulsi composti ma nitidi, un piccolo e insieme speciale sentimento: il sano orgoglio dell’italianità, dell’appartenenza - sia pure a guisa di granello piccolissimo - al decantato, ammirato e stimato “popolo di santi, navigatori e poeti”. Per di più, a prescindere dall’effetto come anzi riversatosi sulla mia persona, trovo bello sottolineare che siffatta lusinghiera reputazione goduta dalla gente del vecchio stivale si è perpetuata nell’arco di secoli, grazie, anche, alle implementazioni che man mano sono arrivate a conquistarsi un posto a fianco delle emerite realtà originarie: si pensi, ad esempio, alla moda e al fai da te in genere con etichetta italiana.
Non che il vivere quotidiano nel nostro paese sia mai stato dispensato da problemi, disagi, sacrifici e limiti; tutt’altro, di sicuro nessun paradiso in terra.

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Uranio: associazione vittime, 216 i militari morti Stampa E-mail
Scritto da Redazione (Il Salentino Anno III n .1 - dal 10 al 20 gennaio 2010)   

Reso pubblico documento sanita’ militare e denunciati ultimi casi.
Interrogazione al ministro La Russa sui dati

 
Caro Direttore
“Sono almeno 216 i militari italiani morti per possibile contaminazione da uranio impoverito”. Lo sostiene l’Associazione Vittime Uranio che questa mattina a Lecce ha denunciato due nuovi casi di morte e quattro di malattia e reso pubblico in una conferenza stampa un documento ufficiale della Sanità militare, agli atti dell’ultima commissione parlamentare di inchiesta. Si tratta tuttavia di un bilancio incompleto. Il documento della Sanità militare (che elenca 171 morti e 2500 malati) registra infatti l’ultimo decesso nel 2006 e non comprende peraltro i reduci da molte missioni, dai poligoni e tutti coloro che al momento della morte non erano più in servizio”.

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