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MR. LEXX + KALIBANDULU AL LIVELLO 11/8 DI TREPUZZI (LE) SABATO 8 NOVEMBRE Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

Dopo la dancehall che ha aperto i battenti della nuova stagione del “Livello11/8” di Trepuzzi (LE) è in arrivo un nuovo appuntamento con la musica reggae. Sabato 8 Novembre infatti salirà sul palco della Casa della Musica Mr. Lexx, uno degli artisti di maggior successo della scena dancehall internazionale. In questo evento che lo vedrà per la prima volta in Salento, direttamente dalla Giamaica, Mr. Lexx sarà accompagnato da Supa Hype, supportati inoltre da Djsmo. A fare gli onori di casa ci sarà Kalibandulu, il gruppo che esporta il Salento in giro per il mondo, che festeggerà i primi 15 anni di attività.

Nato e cresciuto a Kingston, Christopher Palmer conosciuto come Mr. Lexx, ha firmato alcune delle principali hit nell’ambito della dancehall contemporanea; alcuni brani come “Hold The Line”, “Dem a Pree”, “Ring of Mi Cellie” o “Full Hundred” sono tra i più trasmessi dai dj e sound system di tutto il mondo, caratterizzati da una voce calda, profonda e travolgente, marchi di fabbrica dell’artista. Quest’ultimo durante la sua carriera ha inoltre collaborato con i principali artisti giamaicani come Elephant Man, Mr. Vegas, Lady Saw, Major Lazer e tantissimi altri, ricevendo anche una nomination per un Grammy Awards grazie alla collaborazione con Capone’n’Noreaga nel brano “Anything Goes” presente anche nella compilation “Def JAMaica” dell’etichetta Def Jam.

Prima dell’artista giamaicano, spazio al 15° compleanno di Kalibandulu, il sound leccese che dal 1999 esprime il reggae e la cultura della dancehall in tutto il mondo. Formato da Rebel T, Dj Moiz, DonLeo e Bando, sono conosciuti nell’ambiente reggae per la straordinaria capacità di animare i party con la loro selezione musicale dal gusto unico e inconfondibile.

Ma il menù della serata è ricchissimo e prevede la partecipazione di numerosissimi artisti locali (e non): Dj Smo (Austria), Luv Messenger (Spagna), Mighty Bass, Giorgio Rude, Radical Weed, Selektion Fire, Run It Sound, Black Lion, Koolometoo, Heart On Fire, Morello Selecta, Warpath, J Lof & Militant Dandy, Third Eye & Geezy G. Al termine del live di Mr.Lexx inoltre, after party con la musica elettronica e dubstep selezionata da Walter Suray.

La cornice di questa serata sarà la “Casa della Musica - Livello 11/8”, una struttura polivalente dedita alla ricerca e sperimentazione artistica, in grado di accogliere concerti e spettacoli dal vivo, convegni, corsi e stage formativi, corsi di musica e laboratori artistici.

L’aperture delle porte è prevista per le 22 e l’ingresso al prezzo speciale di 8€. Infoline: 3332519619

 
BANDE SONORE: a Montemesola la “crew” delle migliori bande pugliesi sul palco 300 musicisti Stampa E-mail
Scritto da Maristella Bagiolini   

MONTEMESOLA (TA) - 8 bande, 300 musicisti e un palco dove esibirsi come un ring.
Una formula vecchia e nuova insieme, che come nelle stile dei confronti tra le crew rap e hip-hop, metterà le une contro le altre le 8 Bande Musicali che hanno superato la selezione di Bande Sonore, il progetto realizzato dall’Associazione Monte di Mezzo e che il prossimo 10 e 11 ottobre si svolgerà a Montemesola, patria della cultura bandistica per eccellenza del territorio.
Abbiamo stimolato la secolare tradizione bandistica pugliese ad inoltrarsi su nuovi percorsi espressivi – dicono gli organizzatori – e dopo aver verificato quanta qualità la Puglia è in grado di esprimere in questo settore abbiamo dato vita ad una felice contaminazione con generi musicali e artisti diversi.
Così lo strumento che ha formato tanti grandi compositori e musicisti (hanno diretto o scritto per bande anche Verdi, Ponchielli e Mascagni – ndr) e che per anni ha svolto il ruolo altamente culturale di diffusione della musica “colta” nei confronti delle classi meno agiate, ora si trasforma in un linguaggio contemporaneo nuovamente portatore, come fu in passato e alle origini, di idee e fermenti sociali.
In campo scendono stili, sonorità e generi diversi. Tutti in chiave bandistica.
Montemesola per due giorni diventerà dunque la patria delle Bande pugliesi che hanno superato le preselezioni on line sul sito dedicato www.bandesonore.net.
Si tratta delle Bande di Sannicancro, città di Castellaneta Grotte, Orchestra di Fiati città di Cisternino, ConTurBand, Improbabilband, Valle d’Itria Wind Orchestra, Città di Castellaneta e Armonia delle Sfere.
A giudicare il contest che si preannuncia animato e frizzante con scontri ed eliminazioni dirette, sarà il pubblico chiamato a farsi coinvolgere e a tifare.
Il progetto favorito dal GAL Colline Joniche è realizzato grazie all’azione “Principi Attivi 2012” della Regione Puglia, Assessorato alle Politiche Giovanili  e sostenuto dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento Gioventù e si svolge sotto l’egida del Comune di Montemesola, della Fedarazione Bande Pugliesi, Terra Gialla (Talos Festival), Istituto Statale di Studi Musicali Paisiello di Taranto, Collezione Spada Strumenti Musicali Antichi, Altra web comunicazione e immagine.
Supporto all’iniziativa è dato anche dalla Provincia di Taranto, dal Comune di Grottaglie, dalla pro-loco di Montemesola e dallo sponsor Frantoio D’Erchie e dallo sponsor tecnico Marangi Strumenti Musicali.

La presentazione del progetto alla stampa si svolgerà martedì 7 ottobre alle ore 11.00 sulla Cassarmonica di Piazza Garibaldi a Taranto. Interverranno Mara Beccafarri, Presidente dell’Associazione culturale Monte di Mezzo, Angelo Santorio, Assessore allo sport, turismo e spettacoli del Comune di Montemesola, Marco Accoroni, direttore artistico del progetto e Franco Donatelli, vice-presidente del GAL Colline Joniche.

In caso di pioggia la conferenza stampa si svolgerà nelle sale interne dell’istituto superiore di Studi Musicali G. Paisiello di Taranto (ex Convento di San Michele in città vecchia – Taranto).

 
Grillo a Melendugno: «No al gasdotto, ci opporremo col nostro esercito. Stampa E-mail
Scritto da tratto da nuovoquotidianodipuglia.it del 20 settembre 2014   

SAN FOCA - «Se loro verranno a fare il gasdotto in Puglia da qualsiasi parte, anche con l'Esercito, noi ci metteremo il nostro di esercito». Lo ha detto in piazza Pertini a Melendugno il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, a conclusione della manifestazione No Tap svoltasi nel Salento alla quale hanno partecipato alcune centinaia di persone. «La Puglia è una regione che ha un presidente che ha sempre fatto finta di niente. Se siamo qui a fare questa battaglia è colpa sua», ha rincarato la dose il leader del M5S attaccando il governatore pugliese Nichi Vendola. «Vogliamo portare qui il referendum - ha aggiunto - perché è la cittadinanza che deve decidere se fare un tubo. È una battaglia di democrazia». E ancora: «Non abbiamo bisogno di energia rinnovabile in più. In Puglia avete il vento, il sole, ve li hanno sfruttati e non vi è arrivata una lira. Non c'è bisogno - ha proseguito Grillo - dell'energia del gas. Faranno un impianto che funzionerà tra 20 anni. Il carburante del futuro è l'intelligenza. La soluzione sarebbe investire in lampadine a basso consumo e favorire l'apertura di aziende in tal senso».

La menifestazione - Era partita da San Foca, marina di Melendugno, nel tardo pomeriggio la marcia organizzata dal Coordinamento Interprovinciale No Tap-No Fossili che ha manifestato contro il progetto del gasdotto Tap. Centinaia di persone in prima fila e, soprattutto, intere famiglie ed esponenti del Movimento Cinque Stelle. «Lo abbiamo fatto soprattutto per loro - ha commentato un giovane padre che ha partecipato al corteo, rivolgendosi ai suoi due bambini - per dare loro un ambiente migliore». Oltre ad intere famiglie, anche con prole e passeggino, erano presenti al corteo - che ha percorso circa otto chilometri - anche esponenti di associazioni di altre province, quali i referenti del Movimento 'No al carbone" di Brindisi e del Meetup 192 Taranto del M5S. La maggior parte dei manifestanti ha indossato una maglietta con la scritta "No Fossili". Il corteo, al quale non ha partecipato il 'Movimento No Tap', «contrario a qualsiasi strumentalizzazione di carattere politico» come ha fatto sapere in una nota, è avanzato scortato dalle forze dell'ordine lungo le strade che dalla marina di San Foca conducono a Melendugno. Numerosi gli striscioni che sono stati esposti, tra cui quello con la scritta «Giù le mani dal nostro mare».

Intanto a Baku posata la prima pietra - Il progetto Tap, il gasdotto che porterà il metano azero in Italia, «conferma la vocazione del nostro Paese a svolgere un ruolo chiave per la sicurezza energetica e per accrescere la concorrenzialità del mercato del gas europeo, con effetti decisivi per la riduzione dei costi energetici per l'Italia e l'Europa». Lo afferma il Vice Ministro allo Sviluppo Claudio De Vincenti, al suo ritorno da Baku dove, a nome del Governo italiano, ha partecipato alla cerimonia per la posa della prima pietra del cosiddetto Corridoio Sud. «Si sono avviati oggi - prosegue l'esponente dell'Esecutivo secondo quanto riferisce una nota - i lavori per la costruzione del gasdotto internazionale che porterà il gas dall'area del Mar Caspio fino in Europa, un'infrastruttura che l'Unione Europea e il nostro Paese considerano strategica per la differenziazione delle fonti e quindi la sicurezza degli approvvigionamenti. Il nuovo gasdotto, inoltre, svolgerà un ruolo fondamentale per migliorare la sicurezza energetica dell'area balcanica. L'Italia - sottolinea infine De Vincenti - è stata fin dall'inizio protagonista della costruzione del Corridoio Sud e ha svolto un ruolo leader nella promozione della cooperazione internazionale necessaria a realizzarlo».

 
ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA SBARCA TARANTO IN CHIAVE “GREEN ROAD” Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

 

Cosa unisce la 71^ edizione del Festival del Cinema di Venezia, l’associazione internazionale di protezione ambientale Green Cross fondata e diretta da Mikhail Gorbaciov , con il GAL Colline Joniche?

Il progetto integrato della Green Road è stato a portarci fin qui – spiega Antonio Prota, presidente del GAL della provincia ionica dal tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia, mentre sta per partecipare al Work Shop dedicato a cinema e green economy previsto proprio nell’ambito del Premio al Cinema Green (Green Drop Award) che Green Cross International promuove ormai da tre anni all’interno dell’importante cornice veneziana. Il cinema in realtà è un grande strumento, forse uno dei più importanti, per scegliere la meta per un viaggio o lasciarsi suggestionare dalle culture e dalle colture di un popolo. Così il modello di sviluppo eco-sostenibile che il GAL ha sintetizzato nel programma messo appunto per la GREEN Road, a cavallo tra una ruralità e un ambiente e un paesaggio da difendere e da riscoprire in chiave turistica, sbarca a Venezia sotto forma di prassi da seguire: modello interessante anche per una contaminazione cinematografica. La Green Road è stata presentata ufficialmente stasera alla Mostra del Cinema di Venezia nel work-shop intitolato “La Green Economy per il cinema: dalle Film Commission alla produzione per la promozione delle culture e degli ambienti locali”. Il modello che proponiamo va oltre il potenziale turistico di un territorio – spiega Antonio Prota – è la prova empirica che da qui si possa ripartire con dinamiche che siano in grado di sovvertire l’idea stessa dello sviluppo mono-prodotto. Ne parliamo con passione da anni e ci onora particolarmente farlo in un contesto come la Mostra del Cinema di Venezia e il premio ideato da Green Cross perché significa proporre Taranto e la sua provincia non più come un laboratorio virtuale ma un banco di prova reale e possibile. Siamo convinti che Taranto sarà in grado di stupire in bene per una volta, perché il nostro non è un racconto immaginario, è un percorso fatto da uomini e donne che stanno cercando di organizzare la speranza. La Tavola Rotonda a cui ha preso parte Antonio Prota, come presidente del GAL Colline Joniche, si è svolta nella Sala Fondazione dello Spettacolo dell’Hotel Excelsior a Venezia. L’evento si è svolto sotto l’egida di Green Cross International, della Città di Venezia, del Ministero dell’Ambiente, della Fondazione Ente dello Spettacolo ed è affiancata dal contributo dell’ANAC (Associazione nazionale autori cinematografici) dell’ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e del PNRA (Programma nazionale di ricerche in Antartide).

 

 
Iraq - l'inviato di Tempi tra i rifugiati cristiani a Erbil Stampa E-mail
Scritto da Rodolfo Casadei tratto da Tempi.it del 13 agosto 2014   

13 agosto 2014 - Rodolfo Casadei

«Qui arrivano persone che portano dieci chili di pane o dieci polli da cuocere, o che dicono: “Voglio pagare il pasto per 70 persone”. Ci si aiuta fra noi e i cristiani di qui fanno per noi tutto quello che possono»

FOTO E REPORTAGE DA ERBIL (IRAQ). DAL NOSTRO INVIATO - L’aria è rovente, almeno 40 gradi, e le parole pure, anche se Ivan sorride mentre parla, gli occhi chiarissimi illuminati da un sogno. «Vogliamo andarcene tutti, non importa in quale paese europeo: qui non c’è più speranza». Il cortile della cattedrale caldea di san Giuseppe a Erbil è una cayenna di grida, facce disfatte, persone che si muovono in tutte le direzioni, donne sdraiate sotto tende di fortuna, capannelli di uomini intenti a organizzare non si sa cosa, acqua e generi vari trasportati di qua e di là attraverso prati spelacchiati.

Il giovane che mi aiuta a trovare il sacerdote col quale ho appuntamento viene da Qaraqosh, la più grande delle cittadine della Piana di Ninive con quasi 50 mila abitanti. Due volte i jihadisti di Daesh (come qui tutti chiamano l’Isil, o Stato islamico dell’Irak e del Levante) l’hanno espugnata strappandola ai reparti curdi che la controllavano dal 2003, e i fuggitivi sono arrivati sin qui, 60 chilometri più a oriente. «Sì, vogliono emigrare tutti e si immaginano che da un momento all’altro arrivino grandi aeroplani che li caricheranno in massa e li porteranno via da qui».

Padre Paolo Thabet Yousif è il parroco caldeo di Karamlish, la principale località cristiana a nord di Qaraqosh. Lui è fuggito il 7 agosto insieme alle ultime 20 famiglie che erano rimaste. Adesso trascorre le sue giornate fra il seminario di Erbil, dove gli hanno dato un letto, e lo scheletro di un edificio in costruzione che sta proprio in faccia alla cattedrale di san Giuseppe. Dovrebbe diventare un supermercato con tanto di parcheggio seminterrato. Per adesso è un’impalcatura di cemento armato nei cui vasti spazi hanno trovato ospitalità 70 famiglie caldee di Karamlish, circa 300 persone. «Sono quelli che non hanno parenti che li possano ospitare qui a Erbil o nelle altre città curde dove esistono comunità cristiane. La maggioranza delle 800 famiglie della mia parrocchia si è sistemata per conto proprio in qualche modo, questi stanno qui perché si tratta di una proprietà della Chiesa di Erbil, che aveva progettato di finanziarsi con l’affitto che il supermercato le avrebbe versato».

Bivaccare sul cemento grezzo, nonostante l’inesistenza delle pareti laterali favorisca il ricambio dell’aria, in pieno agosto non è per nulla meglio che stare sotto le tende nei parchi della città o sui prati della cattedrale. Perciò in pochi giorni sono stati installati una specie di condizionatori a forma di cubo: dentro c’è una ventola che quando è in azione non solo muove l’aria ma spruzza acqua su un paio di pareti rivestite di paglia: il risultato finale è un certo sollievo per chi sta nei pressi. In quattro-cinque giorni sono state installate le docce, quattro wc, una cucina da campo e fioche lampadine che pendono nel vuoto dei due piani principali. Sotto, nel seminterrato, gente è al lavoro per pulire e sterilizzare quella che era diventata una cloaca in un paio di giorni, e che si vorrebbe attrezzare per dare un riparo a gente che ancora vive per strada.

«C’è una gran solidarietà», spiega padre Paolo. «Qui arrivano persone che portano dieci chili di pane o dieci polli da cuocere, o che dicono: “voglio pagare il pasto per 70 persone”. Ci sono pure i volontari della diocesi e le suore che vengono a far giocare i bambini. Questa disgrazia che ci ha colpito ha portato anche qualcosa di buono: lo spirito comunitario è cresciuto, ci si aiuta fra noi e i cristiani di qui fanno per noi tutto quello che possono». Poco distanti da noi, infatti, due giovani e una donna stanno facendo giocare una trentina di bambini in puro stile oratoriano, mentre le mamme stanno intorno a guardare coi più piccoli in braccio. Continuamente gente si avvicina per far firmare carte al parroco. «Sono autorizzazioni per fornire aiuti ad altre persone della parrocchia che si sono installate altrove. Quelli che sono qui ricevono gli aiuti direttamente dal magazzino e dagli uffici della cattedrale, che gestiscono tutto quello che arriva in generi e in denaro. I documenti che mi dispiace di dover fornire sono altri». Succede anche mentre parliamo sul marciapiede di fronte all’edificio: si avvicina una signora corpulenta circondata da tre ragazze adolescenti e fanno una richiesta a padre Paolo. Vogliono i loro certificati di battesimo. «Gli servono per fare domanda come rifugiati alle Nazioni Unite. È un fenomeno iniziato molto prima dell’attuale tragedia: la gente chiede il certificato di battesimo, parte per la Turchia e chiede prima protezione e poi lo status di profugo all’ente apposito delle Nazioni Unite. Il certificato di battesimo serve ad avvalorare le loro dichiarazioni di essere dei perseguitati a causa della religione che professano. A volte durante l’omelia dicevo: “Vi ricordate di essere cristiani solo adesso che volete emigrare e mi chiedete il certificato di battesimo”. Li frena solo un fatto, che per avere un’intervista con l’Unhcr ci vogliono non mesi, ma anni: qualcuno si è sentito dire che il suo appuntamento è fissato per il 2017! Intanto devono restare nella condizione precaria di richiedenti asilo».

Come tutti, il parroco caldeo di Qaraqosh è rimasto stupito dalla rapidità dell’avanzata di Daesh: «Il 6 agosto si è diffusa la notizia che i reparti curdi si sarebbero ritirati da tutta la piana di Ninive. Io pensavo che non era possibile, e non mi sono mosso. Già il mese prima 70 famiglie erano fuggite per le voci che dopo Qaraqosh toccava a noi, ma poi non era successo nulla. Invece quel giorno c’è stata una fuga di massa, hanno riempito anche i pullman. Il giorno dopo ci siamo resi conto che davvero i curdi si ritiravano e anch’io sono fuggito. Ho caricato tutti i manoscritti storici e i documenti parrocchiali che ho potuto, e il Santissimo. È stato un esodo faticosissimo, le strade erano bloccate da un traffico convulso, c’erano persino famiglie che fuggivano sul trattore. I curdi stavano posizionando una nuova linea difensiva con blindati e altri mezzi militari: non si riusciva più a passare. Ho preso i campi secchi con l’auto, a rischio di restare bloccato».

Quando si chiede cosa riserva il futuro, quanto tempo dovranno restare alloggiati come disperati, don Paolo e i suoi parrocchiani si fanno taciturni. «Chi aveva le armi, non aveva voglia di combattere; chi aveva voglia di combattere non aveva le armi», dice uno. In estrema sintesi è la spiegazione che la maggioranza si dà dell’avanzata inarrestabile dello Stato islamico, che nel giro di due mesi ha occupato o messo sotto assedio mezzo Iraq, arrivando a 30 chilometri da Erbil prima che l’aviazione e i droni Usa rallentassero la sua avanzata. L’esercito nazionale iracheno è stato costituito negli ultimi anni sulla base di un clientelismo che nulla aveva a che fare con la professionalità e il coraggio di battersi; invece i curdi, restando militarmente separati dal resto dell’esercito iracheno, non hanno avuto la possibilità di fornirsi di mezzi all’altezza di una crisi importante come questa. Ma mentre il sole comincia ad abbassarsi e a mandare una luce radente sui giochi dei bambini, nessuno ha voglia di parlare di politica.


 
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