Rischio squalifica per Miccoli? Tesoro jr: "Profilo sportivo è il nostro capitano" Stampa
Scritto da Tratto da Lecceprima.it del 19 febbraio 2014   

SQUINZANO – Il direttore sportivo del Lecce, Antonio Tesoro, sceglie di restare ai margini, nella speranza che si tratti di un falso allarme. Sulle spalle del capitano, Fabrizio Miccoli pende infatti l’accusa di aver violato l’articolo 1 del Codice di giustizia sportiva: il procuratore federale, Stefano Palazzi, lo ha deferito alla Commissione disciplinare per offesa alla memoria del giudice Giovanni Falcone, proferita quando militava nel Palermo. E infatti  la società rosanero deve rispondere di responsabilità oggettiva.

Sulla vicenda, di cui si è detto e scritto a non finire, non c’è molto da aggiungere: lo stesso Miccoli, in conferenza stampa, ha dato a suo tempo la propria versione dei fatti chiedendo scusa alla famiglia Falcone e alla città siciliana. E ancora prima era stato a colloquio per cinque ore con i titolari dell’inchiesta in cui è indagato per estorsione oltre che per accesso abusivo a sistema informatico. Se sul fronte penale si attendono sviluppi, su quello della giustizia sportiva qualcosa già si è mosso: deferimento a parte in riferimento all’articolo 1, per il capitano del Lecce è stato archiviato il procedimento per l’utilizzo di schede telefoniche intestate a terzi, non ravvisandosi fatti rilevanti dal punto di vista disciplinare.

Nel pomeriggio il numero due del club salentino, sollecitato dai cronisti, ha rilasciato una breve considerazione, lasciando intendere che la società rimarrà defilata fino al momento in cui non sarà chiamata, se mai dovesse arrivare una sanzione, a tutelare i propri interessi: “Fabrizio è il nostro capitano. Ci teniamo tantissimo a lui. Credo che tutta questa storia sia un poco esagerata”. Dal punto di vista sportivo, d’altra parte, non esistono precedenti specifici ed è per questo che le conseguenza sono difficilmente prevedibili: le ipotesi vanno dall’ammenda alla squalifica. L’unico caso vagamente assimilabile è quello del calciatore Pietro Arcidiacono, squalificato per otto mesi per aver mostrato - dopo un goal realizzato nella partita tra Sambiase e Cosenza (novembre 2012) - la maglietta con la scritta “Speziale innocente”, con riferimento all’amico di infanzia Tonino, ultras catanese condannato con sentenza definitiva per la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti (Catania-Palermo del 2 ottobre 2007).

Quel gesto fu compiuto in ambito prettamente sportivo, mentre l’episodio contestato a Miccoli si riferisce ad un’intercettazione ambientale (le forze dell’ordine controllavano Mauro Lauricella) in un contesto di vita privata. Sostanzialmente, si può obiettare, conta poco perché quelle parole non hanno giustificazione morale, ma quando si parla di regole e di applicabilità del diritto è un altro paio di maniche. Altrimenti, se si dovesse pescare nella vita dei calciatori al di fuori dal campo, ha detto Tesoro, allora bisognerebbe usare la stessa misura anche con Balotelli e Icardi, giusto per citare i calciatori protagonisti degli episodi più discussi. L’attaccante del Milan e della Nazionale è stato accusato da un pentito di camorra di aver fatto finta di spacciare droga nel quartiere napoletano di Scampia. Circostanza che l’attaccante ha smentito categoricamente, confermando però di essere stato accompagnano in scooter da un influente imprenditore napoletano sui luoghi della vendita delle sostanze stupefacenti

Ancor prima di parlare di Miccoli, Antonio Tesoro ha fornito alcune precisazioni rispetto alla querelle con la Lega Professionisti. Nei giorni scorsi i vertici dell’associazione hanno dichiarato ufficialmente di non aver mai ricevuto un fascicolo da parte del Lecce relativo alla trasferta di Frosinone, al termine della quale il difensore Diniz riferì di parole piuttosto equivoche che l’arbitro, Abisso di Palermo, avrebbe detto all’attaccante dei padroni di casa, Ciofani, per tranquillizzarlo sull’esito del match quando erano in vantaggio i salentini. Poco dopo venne la concessione di un rigore davvero molto cervellotica e la gara prese un’altra piega concludendosi con il punteggio di 3 a 1 per i locali. Il direttore sportivo del Lecce ha spiegato che il club non si è certo rivolto direttamente alla Lega Pro, ma alla Procura federale, tanto è vero che nella settimana successiva alla partita membri dell’ufficio di Stefano Palazzi ascoltarono il difensore brasiliano