Melendugno. Le attività produttive di Melendugno il 6 dicembre abbassano le saracinesche contro TAP Stampa
Scritto da Pantaleo Candido   
Domenica 03 Dicembre 2017 11:55

"Chiusi per dignità. I commercianti di Melendugno, e non solo, hanno deciso di indire uno sciopero per il giorno 6 di dicembre per dire no ad un’ opera imposta, dannosa ed inutile, un’ opera che segnerà un cambiamento radicale nelle scelte di sviluppo economico che questo territorio da sempre ha adottato. Agricoltura, pesca e turismo sono il volano per la nostra economia, è il nostro modo di vivere dignitosamente, cercando di avere una visione quanto più etica e sostenibile possibile, rispettando il territorio e le sue peculiarità.”
Così recita il manifesto diffuso dal coordinamento delle attività produttive di Melendugno nel promuovere la serrata del 6 dicembre 2017, per protestare contro la realizzazione del Gasdotto Tap, dal titolo “CHIUSI PER DIGNITA”. Diciamo che la totalità delle attività produttive presenti nel Comune, alle quali si stanno aggiungendo man mano numerosissime attività dei comuni vicini, ha accolto l’appello dei comitati No Tap, per realizzare una giornata di protesta No Tap promuovendo appunto, la chiusura totale dei negozi e delle attività produttive per il 6 dicembre. Si prevede una grande manifestazione a partire dalle ore 7 del mattino con concentramento vicino al campo sportivo di Melendugno da cui si dispiegherà un corteo che giungerà in Piazza Pertini, dove parlerà il Sindaco Marco Potì e il Presidente del Comitato No Tap Gianluca maggiore. La protesta si sposterà alle ore 11,00 a Lecce d’avanti alla Prefettura e nel pomeriggio, si concluderà con una manifestazione a San Foca dove è prevista una fiaccolata. La situazione sul territorio di Melendugno è davvero grave. Dopo la militarizzazione della zona San Basilio a San Foca, dove sono ripresi alacremente i lavori per la realizzazione del gasdotto, la gente non si può muovere più come vuole. Chi si azzarda ad avvicinarsi alla “zona rossa”, viene sottoposto dalle forze dell’ordine presenti in massa sul posto, a veri e propri interrogatori, identificazioni e quant’altro. Problemi e disagi anche per i numerosi proprietari di terreni e abitazioni che sorgono nei pressi del cantiere e all’interno della zona delimitata con filo spinato, neanche fossimo in zona di guerra. Nonostante che il Governo abbia dichiarato l’opera “d’interesse nazionale”  e strategica per l’approvvigionamento del gas, tanto che sta investendo ingenti risorse con dispiegamento di uomini e mezzi delle forze dell’ordine a protezione del cantiere e per favorirne la sua realizzazione, i cittadini di Melendugno e di tutto il Salento continuano a resistere e a dissentire, organizzando continuamente nuove forme di protesta. Questo avviene quando un’opera viene imposta dall’alto, senza ascoltare le ragioni di un intero territorio. Il problema principale nella realizzazione di quest’opera, è che pare, non si stia tenendo in alcun conto della sicurezza delle popolazioni che vi risiedono lungo il percorso; basti pensare che la centrale di depressurizzazione di ben 9 ettari, sorgerà a 500 metri dalle ultime abitazioni a Melendugno, praticamente al centro del paese. Lasciamo all’immaginazione di tutti cosa succederà in caso di un incidente grave. Ecco perché non ci si può dare per vinti e bisogna attivare tutti i mezzi per cercare di allontanare da questo territorio quest’opera così com’è stata concepita.