E' arcaico il sistema scolastico italiano Stampa
Scritto da Elena D'Ettorre   

 

 

Il sistema scolastico italiano è un sistema arcaico ancorato, legato all’impronta fascista il quale nel campo dell’educazione esordì con la riforma della scuola promossa da G. Gentile nel 1923 che mirava a dare dignità al ruolo di maestro e agli studi, assegnando alla scuola pubblica un’alta funzione di controllo con l’importante e delicato compito di forgiare le menti delle nuove generazioni. L’attuale sistema scolastico italiano è il riflesso contemporaneo del vecchio sistema. Ha una struttura fondata sul modello autoritario. Pensiamo alle aule e alla loro disposizione. Le aule sono luoghi chiusi dove i bambini si danno le spalle senza potersi guardare negli occhi, rivolti verso la cattedra su cui siede l’insegnante. Tale schema è un chiaro ed evidente segnale di come la scuola, luogo di formazione, istruzione ed educazione ai valori etici e morali sia strutturalmente arretrata, limitata e ciò influisce sulla personalità individuale e sul livello psicologico degli alunni. Vivendo una simile realtà quotidiana, sei ore scolastiche per sei giorni alla settimana, diviene facile e quasi “normale” non curarsi nella vita sociale, nelle interazioni con gli altri fuori dal contesto scolastico, di alcuni importanti concetti. Come, ad esempio, il fatto che rivolgere le spalle agli altri siano essi conoscenti o sconosciuti è sinonimo di scarsa educazione e rispetto. Pensare dunque che sia un comportamento normale o corretto, è un grave errore. E’ una percezione distorta. Un messaggio veicolato male. Un altro problema del sistema d’istruzione è il linguaggio che la burocrazia scolastica ha adottato in modo economicistico (crediti, debiti, offerta formativa, programmazione) e militare (obiettivi finali, strategie, esercitazioni). Questo modello di scuola produce, suscita infelicità e rende la mente ostile all’immaginazione. Imposizioni. Rigidità. Obblighi. Doveri. Elementi che inducono gli alunni a vivere l’esperienza scolastica con pochi o assenti stimoli, inducono all’abbandono degli studi in quanto non aiuta a migliorare la scarsa inclinazione e predisposizione allo studio da parte di alunni poco volenterosi causando così, rinuncia e ritiro senza alcun ripensamento. Un ulteriore problema riguarda le discipline studiate e la loro importanza. Le materie umanistiche sono state soppiantate dalle materie scientifiche ed economiche credendo che il percorso formativo debba essere finalizzato al raggiungimento di capacità utili a sostenere la crescita economica e dunque per dare maggiori opportunità lavorative agli alunni, i saperi disinteressati (umanistici) sono stati superati. Dinanzi a questo modello d’istruzione “nuovo” data l’epoca ma vecchio a livello organizzativo, la scuola pubblica deve necessariamente trasformarsi e abbandonare il suo ruolo di istituzione manipolatrice. Deve, inoltre, restituire e riproporre l’umanesimo e la sua importanza per affermare che la destinazione della scuola non è nell’utile o nella ricerca del profitto.